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SUCCES DE SCANDALE

 
SUCCÈS DE SCANDALE
Uno scultore asiatico, Terence Koh, ha esposto a Gateshead, nord-est dell’Inghilterra, una statua che raffigura Gesù con un’erezione. È stato denunciato e probabilmente subirà un processo. Come è ovvio, il fatto non è importante e forse la migliore reazione sarebbe stata quella di passare all’opera seguente, nella mostra, senza permettere all’autore di farsi notare in questo modo. Ma l’episodio invita a qualche riflessione.
Il fatto che l’artista non sia europeo non cambia e non spiega nulla. Non è necessario essere profondi conoscitori di religioni comparate per sapere che l’Inghilterra, malgrado la varietà delle sette, è un paese cristiano. La verità - la banale verità - è che questo signore ha cercato di ottenere visibilità attraverso lo scandalo religioso, variante del più corrente tentativo di ottenere visibilità mediante l’imprevisto o il curioso. Come quell’altro artista, in corsivo, che si è fatto una fama “impacchettando” i monumenti, come se dovesse spedirli. O come quel fotografo che ha ottenuto un sacco di citazioni sui giornali con immagini di folle sterminate di donne e uomini nudi.
La spiegazione di tutto questo nasce da un fraintendimento storico. È avvenuto in passato che un’opera d’arte scandalizzasse, o perché troppo lontana dalle abitudini del tempo, o perché contraria a qualche regola che si reputava indefettibile. Per la “Traviata” fece scandalo che si rendesse protagonista una prostituta, poco importa se d’alto bordo, per “Madame Bovary” che si raccontasse la vita e la morte di un’adultera. Ma oggi queste sono solo delle curiosità e l’essenziale è la grande musica di Verdi o lo stile inarrivabile di Flaubert. È questo che alcuni sembrano non capire. Un’opera d’arte può anche avere un succès de scandale ma non è che un succès de scandale dimostri che si tratta di un’opera d’arte. L’arte è miracolo. Per impacchettare un monumento come fa Christo basterebbe uno spedizioniere. Ecco il fraintendimento di base di cui qualcuno cerca di approfittare.
Né si può essere meno severi per quanto riguarda la religione. Come non si deve dire allo zoppo che ha un incedere comico, non si ha il diritto di ledere i sentimenti dei credenti. Prima ancora di essere un attentato alla religione è un intollerabile atto di maleducazione.
E c’è un’ultima considerazione: gli artisti che sbeffeggiano il Cristianesimo hanno un torto che, quand’anche non fossero valide le considerazioni che precedono, da solo li renderebbe imperdonabili. Essi attaccano Gesù Cristo perché sanno di farlo in paesi tolleranti, dove al massimo rischiano una nota sui giornali. Ché anzi, è proprio questo che cercano. Se invece volessero dimostrarsi veri ribelli e insofferenti dei tabù della società, perché non vanno a ridicolizzare Maometto in Arabia Saudita? Perché sarebbero messi a morte senza complimenti? E allora attaccare il Cristianesimo corrisponde ad un crimine per il quale non può esistere perdono: la vigliaccheria. Lo Chevalier de la Barre, nel 1766, fu torturato e messo a morte solo perché, a quanto qualcuno diceva, non si era  cavato il cappello al passaggio della processione. E questo non nel Burkina Faso ma a Parigi. E l’insolente aveva solo diciannove anni. In quella Parigi questo scultore avrebbe esposto un Cristo con l’erezione?
Forse è anche un errore parlarne. E un errore ancora più grande è avere citato il nome del sedicente artista. Per favore, dimenticatelo.
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it
6 settembre 2008 

Pubblicato il 20/9/2008 alle 15.26 nella rubrica Diario.

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