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ALITALIA: LE RESPONSABILITA'

 

ALITALIA: LE RESPONSABILITÀ

Se un malato di broncopolmonite è in un letto d’ospedale e gli infermieri lasciano la finestra aperta sul gelo, certo non favoriranno la sua guarigione. Ma se qualcuno entra nella stanza e finisce il poveruomo a rivoltellate, non sarà certo stata l’aria fresca, ad ucciderlo. Nel dramma dell’Alitalia le rivoltellate, per unanime consenso, le hanno sparate la Cgil e i sindacati dei piloti. Essi hanno affermato di aver fatto pervenire una controproposta con ulteriori richieste ancora la mattina del giorno dell’ultimatum, dimenticando che, quando si tratta di salvare una compagnia che perde un milione di euro al giorno, non si può discutere indefinitamente. Inoltre la C.a.i. aveva concesso tutto quello che poteva concedere e ultimatum significa “o questo o è rottura”. Ma i dipendenti Alitalia sono convinti di potere sempre averla vinta. E hanno sparato al malato.

Le responsabilità dei governi. 1)Governo Prodi. È forse stata colpa sua il fallimento della trattativa con Air France? Certamente no. I sindacati hanno detto no ed Air France se n’è andata. Né poteva essere colpa di Berlusconi, che era all’opposizione. Tecnicamente l’Alitalia è poi fallita nel momento in cui è stato designato un commissario (Fantozzi) e s’è  dichiarato lo stato d’insolvenza. Dunque, per chiunque avesse pensato di salvare la compagnia, si trattava ora di resuscitare un morto e si sarebbe dovuto gridare al miracolo, se si fosse visto qualcuno disposto a comprare il cadavere. Oltre tutto, il governo era nell’impossibilità giuridica e tecnica (la Ue lo vieta) di continuare a gettare soldi in questo pozzo senza fondo. Semplice ed esatto. 2) Berlusconi però protestava perché s’era tentato di vendere l’impresa ad uno straniero e prometteva: io troverò un compratore italiano. E nessuno gli credeva. Tant’è vero che per settimane si è ironizzato sulla fantomatica “cordata”. Poi il Governo Berlusconi – chissà come – è riuscito a convincere sedici imprenditori a rischiare il loro denaro per salvare l’Alitalia e a questo punto alcuni sindacati essenziali hanno detto di no. Il progetto è andato in fumo. Semplice ed esatto.  3) Nel momento dei negoziati, il governo e i ministri hanno agito semplicemente da mediatori e sarebbe strano che il fallimento di una trattativa dipendesse dal mediatore piuttosto che dagli interessati. Costoro, se il mediatore fosse incapace, potrebbero benissimo mettersi d’accordo direttamente. Semplice ed esatto.

Fra i colpevoli ci sono coloro che hanno sperato nel fallimento dei negoziati, i gufi che a loro volta si distinguono in gufi in buona fede e gufi in malafede. I primi sono i dipendenti Alitalia che, illusi da anni ed anni di trionfi contro ogni buon senso e contro ogni logica economica, non hanno mai creduto alle minacce. Dunque perché accettare sacrifici per sopravvivere come impresa? Bastava dire no e si poteva star certi che la controparte avrebbe ceduto. Come sempre. Per questo ieri festeggiavano a Fiumicino. I gufi in malafede sono invece i politici (e forse la Cgil) che hanno puntato sul fallimento solo per dare addosso al governo. A loro, della disoccupazione di oltre diciottomila lavoratori, senza contare l’indotto, non importa nulla. La demagogia non si occupa di queste piccolezze.

Infine, le colpe di Berlusconi. Il Cavaliere di Arcore parla troppo ed è malato di titanismo. Se, durante la trattativa con Air France, avesse saputo tenere la lingua a freno, avrebbe avuto solo da guadagnarci. Dinanzi ad un risultato positivo avrebbe protestato per la vendita allo straniero, aggiungendo: “Io ero il capo dell’opposizione, la mia firma non era richiesta”. E invece ha parlato. Tanto. Viceversa, dinanzi ad un risultato negativo, non avendo promesso nulla, si sarebbe potuto risparmiare gli sforzi per mettere su la “cordata” e avrebbe potuto accusare i sindacati di aver fatto fallire l’Alitalia. Avrebbe potuto aspettare che andasse completamente alla deriva, dandone il torto al governo Prodi, ad Air France, a tutti, sempre con l’aria dello spettatore non implicato nella vicenda. Purtroppo Berlusconi è malato di titanismo. “Quello che gli altri non hanno saputo fare in un anno io lo farò in una settimana”. “Quello dinanzi a cui gli altri si sono arresi  sarà per me un’occasione di vittoria”. Ecc. Non ha però fatto i conti con la follia suicida di dipendenti fin troppo viziati ed affetti da una mancanza di ragionevolezza inconcepibile.

Il Cavaliere è entrato nella vicenda dimenticando il vecchio proverbio per cui chi va a letto con i bambini si alza sporco di cacca.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

19 settembre 2008

Pubblicato il 19/9/2008 alle 14.34 nella rubrica Diario.

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