Blog: http://Pardo.ilcannocchiale.it

LE REGOLE E L'USO NELLE LINGUE

 

Ci sono dei problemi eterni. Per esempio: è bene che il ministro della sanità sia un medico e quello della giustizia un avvocato? I competenti hanno risposto mille volte che quella del ministro è una carica politica, e non tecnica, ma c’è sempre quello che chiede: ma il ministro della sanità non dovrebbe essere un medico? Qualcosa di analogo avviene con l’eterna diatriba sul valore dell’uso per giudicare la correttezza della lingua. E tuttavia anche qui la soluzione del problema può essere semplice. Le regole di una lingua nascono dalle consuetudini espressive delle classi colte. Il francese si è affermato come lingua nazionale perché era la lingua parlata dal re e dalla corte. Ovviamente, neanche le classi colte sono composte esclusivamente da persone attente alla lingua o esenti dal commettere errori. E qui avviene una di queste due cose: o la generalità dei parlanti rigetta quella forma, e la ritiene erronea, e dunque “erronea” rimane; oppure la generalità dei parlanti adotta “l’errore” e questo diviene una nuova parola, una nuova struttura, un’espressione idiomatica o quello che sia. Qual è il limite? Anche questo non è difficile da individuare. Se una signora parigina fosse uscita in minigonna a Parigi nel 1880, forse la polizia l’avrebbe arrestata. Se l’avesse fatto un secolo dopo, nessuno ci avrebbe fatto caso. Dunque l’errore è errore finché in parecchi lo reputano ancora tale. Poi, se continua ad esistere e a prevalere, arriverà fatalmente il momento in cui chi non sbaglia viene guardato come colui che sbaglia. Succede al sottoscritto quando pronuncia “guaìna”, tanto che dovrò forse rassegnarmi a pronunciare “guàina”. Insomma, la differenza fra un errore e una forma nuova è data dalla percentuale di persone colte che usano quella forma nuova. Il palinsesto dei programmi radiofonici o televisivi nacque come uno scherzo, più o meno come “da subito”, poi, a forza di ripeterle, quelle espressioni sono divenute “normali”.

Gianni Pardo


Pubblicato il 13/9/2008 alle 18.19 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web