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SCALFARI E L'ALITALIA

 

Anche questa domenica Scalfari ha scritto un’articolessa: si usa chiamare così un articolo di proporzioni sterminate. Quello di ieri offre il destro a due commenti. Ecco il primo, puramente culturale.

L’ex-direttore di Repubblica cita I Promessi Sposi: " ‘La sventurata rispose’ scrive il Manzoni quando la Monaca di Monza parla con il suo amante e acconsente al rapimento di Lucia”. Purtroppo non è così. La storia di Gertrude è narrata nel Capitolo X dei Promessi Sposi e quelle parole riguardano il primo contatto tra la Monaca ed Egidio. Passerà del tempo (e ci sarà un omicidio), prima che Lucia abbia a che fare con Gertrude. Perché lasciarsi andare alla libidine della citazione, quando non si è sicuri?

Il secondo commento riguarda il brano seguente. “Una volta compiuta la ripulitura, Alitalia possiederà una flotta di media importanza…” e “il valore patrimoniale di una società ripulita a dovere sarà notevolmente più elevato: dopo il 2011 la Cai potrà valere a dir poco un quarto in più rispetto al patrimonio di partenza. A quel punto gran parte degli attuali azionisti, che non hanno alcun interesse per il trasporto aereo, usciranno dall'affare realizzando cospicue plusvalenze. A spese dello Stato e dei contribuenti”. Dicono che l’autore dell’articolo sia stato un notevole giornalista economico e forse è vero. Qui ci si permette di proporre qualche obiezione.

Se, nel 2011, cioè fra tre anni, gli investitori uscissero dalla Cai con una plusvalenza del 25%, avrebbero guadagnato all’incirca l’8% l’anno sul capitale investito. Considerando che l’Alitalia fino ad ora è stata un pozzo senza fondo, e considerando che nulla garantisce un successo, l’8% è tutt’altro che il Perù: un guadagno di queste proporzioni, rischiando di perdere l’intero capitale investito, non è un affare mirabolante. È probabile che gli investitori sperino legittimamente di ricavarne di più.

Seconda obiezione. Scalfari parla dell’Alitalia “ripulita” che può tornare in attivo “a spese dello Stato e dei contribuenti”. E questo non sembra vero. Lo Stato con l’Alitalia subisce una notevole perdita perché ne era azionista per quasi metà del capitale e le azioni oggi, dopo la dichiarazione di dissesto, non valgono niente o quasi. In tutti i fallimenti i chirografari, di solito, non ottengono niente o quasi. Dunque il danno patrimoniale di cui soffre lo Stato – cioè noi contribuenti – non deriva dalla ripulitura dell’Alitalia, ma dal suo fallimento. Non da ciò che si è fatto in questi giorni, ma da ciò che tutti i governi, di destra e di sinistra, hanno permesso negli scorsi anni: un’inqualificabile mala gestione.

Si deve insistere, su questo punto. Se l’Alitalia ha dichiarato il proprio dissesto è segno che, in questa impresa, le passività superano le attività. E non di poco: altrimenti si parlerebbe di deficit congiunturale e non si dichiarerebbe l’insolvenza. Basterebbe un credito di qualche banca, cosa che fra l’altro è proprio ciò che si è fatto ripetutamente, in passato. Aumentando le passività. Se dunque l’Alitalia è in grave dissesto, è segno che a questo punto si poteva o attuare la procedura concorsuale - lentissima, costosa, rovinosa, al termine della quale i creditori non avrebbero ricevuto praticamente niente – oppure salvare il salvabile, mantenendo all’Italia una compagnia di bandiera. Certo l’operazione non offre un grande vantaggio ai creditori: ma col fallimento i risultati non sarebbero stati economicamente diversi, per loro. Fra l’altro la “ripulitura” di cui parla Scalfari non è costituita fondamentalmente da iniezioni di denaro pubblico, grazie al cielo l’erario ha finito di svenarsi, e neppure – a quanto afferma il governo – dall’assunzione in qualche carrozzone statale dei cosiddetti esuberi: la ripulitura nasce dal fatto che non si pagano i debiti, dalla drastica riduzione di personale e dalla promessa di una gestione economicamente valida di ciò che si è salvato.

Ma tutto questo potrebbe essere sbagliato. Per questo si aspettano le smentite, purché sintetiche e chiare.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

8 settembre 2008

 

Pubblicato il 8/9/2008 alle 16.28 nella rubrica Diario.

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