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POLITICA
1 luglio 2020
UNA COSETTA SENZA IMPORTANZA
La vicenda del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) è stucchevole e noiosa. Più che un oggetto del contendere, per Pd e M5s, è una bandiera. O per le meno, è effettivamente un oggetto su cui val la pena di “contendere”, dal momento che, sottratti i quattordici miliardi già versati dall’Italia a quel fondo, sono sempre ventitré miliardi o più che ci farebbero comodo eccome. Ma accanto a quel chiaro interesse finanziartio ce ne sono altri. Dunque bisogna distinguere i vari piani. Quello politico. Quello economico. Quello dell’interesse e dell’indipendenza nazionale. E ciò perché ognuno di questi livelli risponde a esigenze diverse da quelle degli altri livelli.
Politicamente, per il Movimento 5 Stelle, la questione arriva in un pessimo momento. Per anni ed anni, quel partito è stato spensieratamente all’opposizione e dunque ha potuto fare a meno di ragionare, di calcolare, di fare i conti con la realtà. Poi però, una volta al governo, ha visto le cose da un altro punto di vista – il punto di vista da cui fino a quel momento aveva prescisso – e si è trovato a fare parecchie dolorose marce indietro. Prima, su alcuni problemi, aveva semplicemente applicato un’enorme etichetta, tutta in maiuscole: MAI E POI MAI. Poi la realtà si è dimostrata più testarda perfino delle loro teste di legno, ed i “grillini” hanno dovuto ingoiare parecchi rospi. Fra l’altro, prima di farlo, hanno spesso lottato tanto a lungo da rendere ancora più grandiosa la sconfitta. 
L’Alta Velocità ferroviaria è in questo senso esemplare. Se una volta al governo i “Cinque Stelle” avessero detto: “Non possiamo fare diversamente, l’onore e l’interesse dell’Italia vogliono che siano rispettati i trattati precedentemente firmati”, se la sarebbero cavata con poco. Invece hanno spinto le cose tanto lontano, da scadere infine al livello di persone che non mantengono la parola data. E allora ecco che il Mes, in sé poco importante, diviene l’ultima roccaforte, l’ultima ridotta, il Fort Alamo da difendere fino alla morte. “Non possiamo ammainare anche questa bandiera”. Il Movimento in effetti rischia di spaccarsi e già oggi le intenzioni di voto fanno spavento. Soprattutto se confrontate con l’insperato e inverosimile successo del marzo 2018.
Purtroppo, questo problema arriva al momento sbagliato anche per il Partito Democratico. Vero o falso che sia, il Pd, che era stato visto come il soggetto che avrebbe dominato e forse fagocitato il Movimento, recentemente è apparso sempre più spesso a rimorchio dei Cinque Stelle. Disposto a tutto pur di non provocare una crisi. Sostanzialmente più un portaacqua del M5s che il leader della coalizione. E a questo punto perfino il mite Zingaretti ha alzato la voce. Purtroppo si trova di fronte un partito che teme per la propria sopravvivenza e che a questo punto non pensa ad altro. Ed ecco lo stallo. 
Questo spiega anche il punto di vista economico sul problema. Per il Partito Democratico, quel denaro è assolutamente necessario, soprattutto perché a fine estate verranno al pettine tanti di quei problemi che potrebbe saltare la Santabarbara. E qualche miliardo in più - subito, non fra un anno - sarebbe più che il benvenuto. Ma ancora una volta i “grillini”, sensibili all’economia quanto i coccodrilli ai madrigali di Luca Marenzio, non hanno occhi e orecchie che per i propri contrasti interni. Il problema non è: “Sopravvivrà l’Impero Asburgico alla Prima Guerra Mondiale?”, ma: “E che dirà Alessandro Di Battista? Che dirà Beppe Grillo?” Ognuno ha una sua visione della storia. 
Infine c’è un problema generale, nel quale sono coinvolti anche i Fratelli d’Italia, la Lega, Forza Italia e chissà chi altri ancora: “Domani il Mes ci potrebbe, o no, mettere nella condizione di essere sottoposti a un commissario straniero, perdendo la nostra indipendenza?” I favorevoli dicono no: il prestito ha l’unica condizione di essere speso per la sanità. I contrari invece dicono sì, il prestito è pericoloso perché, “Se fra un paio d’anni in Europa non fossero contenti di come abbiamo speso quei soldi, potrebbero metterci il guinzaglio e obbligarci a fare ciò che dicono loro”. Chi ha ragione?
La prima cosa da dire è che, quando dicono che, accanto alla condizione delle “spese per la sanità”, c’è l’altra condizione, i contrari al Mes non mentono. Dunque è vero, l’Italia è a rischio. Ma, dicono i favorevoli, perché mai dovrebbero intervenire, da Bruxelles? Noi spenderemo quel denaro effettivamente per la sanità e non ci saranno problemi. I contrari però ribattono: “E possiamo fidarci dell’Italia? Di questa Italia?” Ed anche loro hanno ragione. È questo il prezzo che si paga quando un Paese ha fatto il furbo per troppo tempo: non se ne fidano né i terzi né i suoi stessi cittadini. 
Infine il problema è reso insolubile dal fatto che chi potrebbe risolverlo – il Parlamento – non ha nessun interesse di salvare l’Italia, di aiutare le imprese che rischiano di chiudere, di fornire un reddito a chi è stato lasciato a piedi dal Covid, e domani non potrà dar da mangiare ai suoi figli. Il Parlamento ha un solo ed unico interesse: che le Camere non siano sciolte e non si vada a nuove elezioni. Perché i parlamentari temono molto ragionevolmente di non rivedere più Roma e di perdere il bello stipendio che percepiscono attualmente. 
In altre parole noi non abbiamo il problema del Covid-19, noi non abbiamo il problema del prodotto interno lordo che subirà una botta in confronto alla quale essere investiti in pieno da un tram è una carezza, e neppure il problema del Mes sì o Mes no. Noi abbiamo il problema dello stipendio di quasi mille parlamentari e il resto sono cosette senza importanza. Fra le cosette senza importanza, ci sono sessanta milioni di italiani.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
       1° luglio 2020



permalink | inviato da Gianni Pardo il 1/7/2020 alle 7:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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