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POLITICA
29 giugno 2020
DUE PIU' DUE FA UNA CIFRA A PIACERE
Il maestro formulò il problema: “Un falegname fabbrica sedie, e ne fa due al giorno. Quante ne ha fatte nel mese di marzo, considerando che la domenica non lavora?” Ma Pierino non era uno stupido, e chiese: “Quante domeniche ci sono state, un quel mese di marzo?” “Giusto, sorrise il maestro. Teniamone conto. Le domeniche sono state cinque”. Così Pierino scrisse che il falegname aveva fabbricato cinquantadue  sedie, e il maestro gli mise due sul compito.
Pierino protestò.: 
- Il falegname è stato tre giorni a letto con la febbre a quaranta, gli spiegò  il maestro.
- Ma questo lei non me l’ha detto.  Allora avrei dovuto scrivere quarantasei?
- E avresti avuto torto, lo rimbeccò implacabile il maestro. Perché un altro giorno di lavoro l’ha perso perché sua moglie è finita al Pronto Soccorso. La risposta giusta era quarantaquattro. Sembra una storia di matti ma è quella che spiega meglio perché un commentatore politico oggi può essere ridotto all’afasia.
Non ha senso sforzarsi di capire il presente, tenendo conto dei dati, se poi quei dati sono falsificati e il risultato viene reso imprevedibile. Per dirne una, si ha il diritto di essere scettici rispetto alla possibilità che all’Italia vengano regalati molti miliardi ma comunque, che siano regali (che non saranno rimborsati) o prestiti (che non saranno rimborsati), pare che questa manna sarà condizionata dalla realizzazione di alcune riforme di cui l’Italia ha, da decenni, estremo bisogno. “Condizionata” significa, sempre a quanto dicono, che l’Italia deve intanto presentare a settembre i piani dettagliati delle riforme che intende attuare, e di cui attualmente non ha la più pallida idea, a parte i titoli. Poi l’erogazione dei regali/prestiti avverrebbe in modo rateale, rimanendo legata alla concreta realizzazione di quanto promesso. Un po’ come si fa con lo Stato Avanzamento Lavori (SAL) nei lavori pubblici. 
Questo è il problema come lo detta il maestro. Ma che cosa teme l’osservatore carico di esperienza? Che i prestiti/regali si riducano alla metà o a un quarto di quanto sperato. Che l’Italia non sia in grado di presentare i piani delle riforme. Oppure che li presenti e l’Europa li rigetti perché ritenuti troppo generici. E tuttavia quei soldi l’Europa glieli dia lo stesso. Oppure glieli neghi. Oppure l’Italia presenterà un piano perfettamente particolareggiato, che sarà entusiasticamente approvato, ma i soldi non arriveranno lo stesso, perché l’Europa non ne dispone, dal momento che la Corte Costituzionale di Karlsuhe si è messa di traverso. Oppure si può immaginare che tutto vada liscio, i piani delle riforme siano accettati, ma l’Italia non li attuerà e l’Europa non le darà un soldo. Oppure le darà tutto lo stesso. E come reagiranno, le Borse, a tutto ciò?
Di fronte a tante variabili, mettersi a ragionare è perfettamente stupido. È come sparare al buio contro un bersaglio che viene continuamente spostato.  Chissà che addirittura i nostri dirigenti – si fa per dire – non sperino proprio in questo: che non si attui niente di quanto promesso, salvo dare una mano all’Italia perché non affondi tirandosi tutti dietro. Ma se poi quelli si forniscono in anticipo di un enorme salvagente,e affondiamo soltanto noi? Non possiamo contare nemmeno su questo. 
Ma che importa? Noi abbiamo di meglio da fare. Dobbiamo stabilire se accettare o no il Meccanismo Europeo di Stabilità. Dobbiamo sapere quanti ragazzi mettere in una classe, e a quale distanza l’uno dall’altro, e nel frattempo sulla plancia di comando non c’è nessuno. Forse sono a Villa Pamphili per un seminario sul sesso degli angeli.
L’Italia è veramente un caso speciale. Dagli Anni Settanta del secolo scorso in poi ha portato avanti un’autentica sovietizzazione del Paese per poi frenare quando ci si è accorti che, un passo in più, ed era la catastrofe. Ma da quel momento non si è riformato niente di ciò che aveva messo il Paese in crisi. Si è galleggiato, non si è risolto nessun serio problema, si è vissuti rinviando e mettendo toppe, alla giornata, sperando sempre che il conto fosse presentato l’anno dopo, il mese seguente. Comunque non subito, a costo di firmare una montagna di cambiali.
Sono troppi anni che si bara. Quasi dieci anni fa Mario Draghi capovolse la situazione col suo famoso: “Whatever it takes” ma io ero peggio che curioso. Che diamine poteva fare, Draghi? Era personalmente tanto ricco da poter pagare per l’Italia? Tutto ciò che “took” fu semplicemente che all’Italia fu concesso dalla Banca Centrale Europea di emettere finti titoli di credito e cioè, di fatto, di spendere il denaro che non aveva e non  ha. L’Italia ha un po’ inflazionato l’euro, a carico di tutti, attuando quella che è stata elegantemente, e cripticamente, denominata monetizzazione del debito. 
Poteva durare? Può durare? Ragionando secondo quanto si è studiato, e Tavola Pitagorica alla mano, la risposta è no; ma, visti i precedenti, come essere sicuri che due e due facciano veramente quattro, come credono gli ingenui “Paesi frugali” del Nord Europa? A me hanno detto che è un bieco pregiudizio borghese e che, anche se Mosca è divenuta anticomunista, Roma resta fedele ai sacri principi.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
29 giugno 2020



permalink | inviato da Gianni Pardo il 29/6/2020 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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