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POLITICA
26 giugno 2020
ASSOLVETE LA BUROCRAZIA
Nel Rinascimento non si può dire che i turchi avessero buona stampa. Anche perché la stampa, intesa come giornali, non esisteva ancora. Per giunta venivano considerati turchi tutti i musulmani, i “mori” e in particolare i maghrebini, e nessuno aveva voglia di difenderli. Erano i criminali razziatori che attaccavano le nostre coste, i pirati capaci di rapinare di tutto e perfino di vendere come schiavi i passeggeri delle navi. Il peggio del peggio. Non c’è dunque da meravigliarsi se, in una festa o in un torneo il bersaglio era rappresentato da un turco. Del resto ancora oggi, per dire che qualcuno ha soltanto da nemici, si dice che è la “testa di turco” di tutti. 
In Italia esistono teste di turco un po’ per ridere, come le suocere o gli esattori delle tasse, e teste di turco vere e proprie come la mafia. E ancor di più la burocrazia. Anzi se, nella generale esecrazione, la burocrazia batte la mafia, in quantità di maledizioni, è perché non tutti hanno avuto da fare con Cosa Nostra, ma tutti, una volta o l’altra,  hanno sofferto delle malefatte della burocrazia.
Attualmente si parla molto di questo problema perché l’Italia è in gravissima crisi e – secondo i keynesiani – dalle crisi si esce con gli investimenti pubblici. E purtroppo questi soldi non li abbiamo. Ma un momento, no, li abbiamo: e sono già stati stanziati: è la burocrazia che blocca i mille cantieri d’Italia. E allora abbasso la burocrazia. Torciamole il collo. Giusto? Per niente.
La burocrazia nasce dalla sfiducia che lo Stato ha nei suoi cittadini (burocrati inclusi), dalla sfiducia che i cittadini hanno nello Stato e dal sospetto che regna fra loro stessi. Per questo si vuole che gli impiegati dello Stato siano imprigionati in regole così strette e precise, da non potere fare troppi danni. Purtroppo, se le regole sono molto numerose, e se la gente le vuole sempre più severe (quando si parla di punire i “cattivi” gli italiani hanno sempre la bava alla bocca) il risultato è la paralisi. E ricordate che tutti hanno il diritto di dire la loro: i sindaci, la Soprintendenza alla Belle Arti, le autorità ecologiche, le amministrazioni regionali, la Protezione Animali, le istituzioni antimafia e forse anche la Società Astrofisica di Bitonto, se esiste. L’obbedienza alle regole, la moltiplicazione delle firme, dei controlli, delle verifiche, dei timbri, il tutto unito al timore dei burocrati di sbagliare ed essere accusati di abuso d’ufficio (un onore che non si nega a nessuno, se soltanto sul lavoro lo chiamano “Dottore”) conduce al blocco delle iniziative. “Finché non sono assolutamente garantito, non firmo. E dal momento che anche parecchi di coloro che si credevano garantiti hanno avuto guai, nel dubbio chiedo una conferma in più. E intanto non firmo”.
Il paradosso della burocrazia è che la sorvegliamo tanto da vicino, e in tanti modi diversi, che alla fine essa diviene lentissima, quando non si blocca del tutto. Inoltre per i lavori pubblici, dal momento che girano grandi somme, c’è l’universale terrore della corruzione ed anche questo è un motivo per frenare sempre e comunque, a torto o a ragione. E i più spaventati sono proprio gli onesti. Così la corruzione non è molto minore di prima ma in compenso i lavori pubblici sono bloccati. 
Oggi si ama molto parlare del “modello Genova” ma è una sciocchezza. Per il nuovo Ponte si è avuta una sorta di giuramento di Pontida, per il quale nessuno doveva mettersi di traverso. Tanto che non l’ha fatto nemmeno la “Società Autostrade”, che pure aveva buone ragioni per opporsi. Si è inoltre coinvolta la magistratura, in modo che non mettesse i bastoni fra le ruote; si sono sospese le normali regole del Codice degli Appalti; si sono aggiudicati i lavori o senza gara o senza ricorsi, non so più, insomma si sono seguite procedure del tutto irripetibili. Il “modello Genova” semplicemente non esiste. Bisognerebbe chiedere agli italiani: “Vi fidate dei sindaci, dei ministeri, dei commissari straordinari, degli impiegati dello Stato? E allora abolite il Codice degli Appalti. Ma poi non vi lamentate della corruzione. Ah, questo non potete permetterlo? Giusto. Ma allora non parlate più di ‘modello Genova’ ”.
Questo argomento ci riporta ad una constatazione ripetuta infinite volte: gli italiani soffrono di mali che di infliggono da sé. Non so se abbiamo dei funzionari più corrotti che in altri Paesi, certo li paralizziamo con regole più minuziose e perfezioniste del normale. Non cerchiamo il buono, pretendiamo l’ottimo. Possiamo stupirci delle conseguenze?
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
25 giugno 2020



permalink | inviato da Gianni Pardo il 26/6/2020 alle 7:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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