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POLITICA
25 giugno 2020
PIOVE, OH, SE PIOVE
Leggendo gli editoriali dei principali giornali, si direbbe che l’Italia sia immersa nel teatro dell’assurdo. Quello in cui si aspetta un Godot che non si sa chi sia e perché lo si aspetti. E che per giunta non arriva. Oppure, se si preferisce, immaginiamo una scena di teatro in cui ci sia una finestra, e fuori piove. Il primo attore va alla finestra e dice: “Piove”. Un paio di minuti dopo ci va un secondo, e dice: “Eccome se piove”. Il terzo dice: “Dire che piove già da una settimana. E quando smetterà?” Già, quando smetterà? Io non lo saprò mai, perché non sono un uomo paziente e a questo punto, chiedendo scusa agli spettatori che mi separano dal corridoio, me ne torno a casa mia. Ho già visto piovere. Non ho bisogno di andare a teatro, per questo. 
La realtà dell’Italia è chiara e tanto costante quanto scoraggiante. Ma tutti i grandi commentatori, forse spinti dalle necessità del mestiere, non demordono e continuano a scrivere. Piove, e Conte promette che non pioverà. Case, tetti e strade sono bagnati, ma Conte dice che è un’illusione ottica. E comunque l’Europa ha detto che verrà a soffiare sulle nostre strade, per farle asciugare. Ma se nel frattempo piove? E già piove. Eccome se piove.
Tutta l’Italia è aggrappata ai propri interessi. Conte, per cominciare, ha un solo, preciso, incontestabile e indiscutibile interesse: durare. Anche un altro paio di giorni. Quale che possa essere il costo di questa recita, per l’Italia. È troppo divertente, essere presi per il Presidente del Consiglio dei Ministri. Analogo interesse hanno i parlamentari. Costi quel che costi, sono pronti a tutto, anche a sostenere un governo di coalizione Satana-Arcangelo Gabriele, pur di non andare a casa. Per troppi Cinque Stelle, a titolo definitivo. E allora tutti fermi. Non facciamo niente che metta il governo in pericolo, non facciamo niente di drastico che possa scontentare seriamente gli italiani. Anche se è sicuro che, così facendo, ci stiamo avviando al disastro, che importa? Il disastro è per domani, e oggi intanto siamo ancora qui. Come non bastasse, perché dovremmo preoccuparci? Non abbiamo forse detto che ci deve salvare l’Europa, e per giunta gratis?
Quanto tutto ciò sia saggio, ognuno può giudicarlo da sé. Quanto sia umano e democratico farlo sulla pelle di chi ha perso il lavoro e non lo ritroverà in autunno, senza neppure avere la Cassa Integrazione Guadagni o qualunque altro sussidio, anche questo ognuno può giudicarlo da sé. Ma, come diceva Longanesi, sul bianco della nostra bandiera c’è il motto: “Tengo famiglia”. E se la mia famiglia ha da mangiare, che m’importa degli altri?
Che un intero Paese possa essere così cinico, così scervellato, così privo di scrupoli, mentre i discorsi ufficiali grondano fiumi di retorica, è cosa che mi schianterebbe, se una lunga vita di delusioni non mi avesse abituato al peggio. Sono come il figlio di una prostituta cocainomane e pregiudicata per furto, il quale dice: “Sì, mia madre, lo so com’è. Ha esaurito tutta la mia capacità di dolore. Soltanto una cosa mi consola, che non è una povera vittima della malasorte. Da sempre ha voluto fare la cosa sbagliata, mettersi nei guai, tirare diritto malgrado ogni avvertimento. A me non è rimasto che scansarmi e avere il coraggio di ammetterlo: sì, è mia madre”. Ma di più non riesco a dire.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
24 giugno 2020



permalink | inviato da Gianni Pardo il 25/6/2020 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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