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POLITICA
24 giugno 2020
COME CI VEDONO DAL MARE DEL NORD
Si legge nei giornali che Angela Merkel si è fatta paladina del progetto annunciato con Macron (e in seguito concretizzato in una proposta di Ursula von der Leyen) per sostenere con immensi regali i “Paesi del Sud” in grave difficoltà. Questo, malgrado le risolute resistenze di Austria, Danimarca, Paesi Bassi, e altri Stati ancora. E senza dimenticare che su questo generoso salvataggio la decisione va presa all’unanimità. 
La signora Merkel è compatriota di quel Hegel secondo il quale tutto ciò che è reale e razionale e – ne dedurrei – tutto ciò che è irrazionale non esiste. Ora le chiederei: “La sua posizione è razionale? È coerente con la realtà, dico, con la realtà tedesca? Veramente i tedeschi sono pronti a concedere grandi finanziamenti “a fondo perduto” (regali) all’Italia? E come pensa di superare il problema dell’unanimità?”
Se i Paesi contrari mantengono il loro “no”, quel progetto sarà affossato. O ridimensionato fino a mantenerne un ologramma per salvare la faccia a chi l’aveva proposto. Gli stessi tedeschi ci  considerano scialacquatori e aspiranti parassiti e, se appena si parla di farci dei regali dicono peste e corna dell’Europa. Può il governo andare contro la coralità dei suoi cittadini? 
Sorge addirittura il dubbio che la Cancelliera giochi sul sicuro: fa apparire la Germania munifica e generosa, e infine dice: “Non abbiamo potuto aiutarvi perché gli altri ce l’hanno impedito”. Guardandosi dall’aggiungere: “Togliendoci così il fastidio di dirvi di no per primi”. 
Tutto questo al di là delle Alpi. Al di qua, l’italia è immersa in un tale ottimismo, in un tale sforzo di creare una una “profezia che si auto-avvera”, che chiude gli occhi su tutto il resto. Probabilmente reputa che, se fa circolare abbastanza a lungo la promessa dei regali, alla fine l’Europa non potrà tirarsi indietro. Ma c’è il rischio che lo stato d’animo che si vuol creare, lo si crei soltanto in Italia. In televisione ho sentito un giornalista olandese dire che nel suo Paese la gente è convinta di aver già pagato per il nostro debito (cosa che lui stesso diceva non vera) e non è più disposta a farlo. Gli olandesi pensano che l’Italia sia un Paese di fannulloni capaci di sprecare i loro pochi soldi per il “bonus vacanze” e non capiscono che il governo vuole soltanto aiutare un’industria alberghiera con l’acqua alla gola. Ma che importa? Vale ciò che la gente ha capito. 
Dobbiamo insomma tenere conto che l’Italia è vista come un Paese che spende sempre più di quanto incassa (anche qui è vero l’opposto, considerando che paghiamo 60-70 miliardi l’anno per interessi sul debito pubblico); che ha un piede nella fossa del fallimento; che è incapace di riforme; che va in pensione molto prima degli altri e che, sempre in un momento di crisi, vara provvedimenti folli come il reddito di cittadinanza e la Quota Cento. Non importa la verità e non importano le opinioni degli uomini politici e dei grandi intellettuali: è l’uomo della strada quello che ci considera moralmente ed economicamente repellenti. Tanto da non volerci regalare neppure un euro. E la Merkel pensa di cambiare tutto questo con quattro parole?
L’esperienza insegna a mai dire mai, però è un fatto che al di là del Brennero (e al di là del Brennero c’è per prima l’Austria) si pensa più o meno ciò che s’è detto. Ammettiamo pure che alcune leggende nere sul nostro conto siano infondate, ma se oggi chiediamo finanziamenti a fondo perduto, cioè regali, confermiamo i peggiori sospetti dei “nordici” riguardo al fatto che vogliamo “vivere a spese loro”. Oggi possono persino irriderci: “Pregiudizi infondati, i nostri? Ma se proprio in questo momento volete che paghiamo noi per le vostre follie passate, per il vostro stratosferico debito pubblico, per la vostra incapacità di condurre in porto serie riforme, per il vostro demenziale sistema economico-sociale?”
Può darsi che questa vicenda si concluda con qualcosa di buono per noi, se non nel 2020, almeno nel 2021. Ma una cosa è certa: l’ottimismo è fuor di luogo. Non piove oro da molti secoli e forse non ne è mai piovuto. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
22 giugno 2020



permalink | inviato da Gianni Pardo il 24/6/2020 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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