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POLITICA
20 giugno 2020
INTERVISTA A UN SOCIOLOGO CATTOLICO
Leggo sulla “Repubblica”  un titolo che mi attrae: “Cari illuministi, avete perso”(1). Si tratta delll’intervista a Andrzej Zybertowicz, sociologo e consigliere del capo di stato polacco Andrzej Duda, e sono curioso di sapere contro chi avrebbero perso i miei colleghi defunti. Soprattutto perché mi diverte l’idea che si possa annunciare la sconfitta della ragione, nell’unico modo possibile: ragionando. Per dimostrare la sua tesi è necessario che Zybertowicz usi la ragione e per ciò stesso si scadrà nel paradosso del Cretese. Se non ci riuscirà, non ci riuscirà; se ci riuscirà, avrà dimostrato la sua tesi, ma nel contempo anche la validità della ragione, e con ciò stesso il tutto si ridurrà ad un’aporia. Il seguito ha confermato i miei sospetti.
A parere di Zybertowicz il problema dell’Illuminismo è la “premessa per cui, grazie alla ragione e alla scienza, l'umanità sarebbe in grado di fare sì che nel mondo regni il bene, perché la ragione e la scienza, appunto, sono gli strumenti adatti per conoscere i veri bisogni degli uomini” “Ma – aggiunge - la scienza non è neutrale, e non lo è neanche la ragione”. 
L’affermazione non regge. Se effettivamente l’Illuminismo avesse posto quella premessa, sarebbe facile dimostrare che essa è eccessiva. Ma rimane vero che l’alternativa è anche peggiore. Che cosa mettiamo, al posto della ragione, il fanatismo? La religione? Il marxismo? Dagli entusiasmi illuministici mi guardo come dalla colite, ma dagli entusiasmi fanatici o religiosi mi guardo come dalla setticemia. 
Se poi la ragione e la scienza non sono neutrali, non è colpa né della ragione né della scienza, ma di coloro che della ragione e della scienza (in sé del tutto neutrali) non sono capaci di fare l’uso giusto. Sarebbe come dire che i coltelli servono ad uccidere, dimenticando che in primo luogo servono a tavola, per mangiare.
Quanto al “disincanto dell’Illuminismo”, è segno che Zybertowicz si è fatto delle illusioni, al riguardo. E tuttavia, se della “Dea Ragione” bisognava ridere già nel Settecento, del valore della ragione non si può ridere nemmeno oggi. “Bisogna riportare la ragione scientifica al ruolo di una delle istituzioni filosofiche”, scrive il sociologo, “non considerarla come cassazione”. Magari Cassazione no, soprattutto in campi come l’estetica o i sentimenti, dove non ha un vero diritto di cittadinanza, ma in tutto ciò su cui si può ragionare, che cosa abbiamo di meglio? “La ragione non è in grado di spiegare tutto”, afferma egli ancora. E chi ha mai preteso che lo facesse, se non un illuminista ingenuo quale forse è stato un tempo lo stesso  Zybertowicz?
Altra affermazione notevole: “È una promessa nociva quella che con la ragione si può costruire la democrazia”. Ancora una volta una descrizione miracolistica della ragione che non trova riscontro nella sua natura. La ragione non promette nulla, non elenca e non impone i principi della democrazia, si limita ad osservare che, come diceva Churchill, pur avendo enormi difetti, essa ne ha meno degli altri tipi di regime. Abbiamo o no il diritto di preferire il male minore?
Il resto dell’intervista rivela che per questo sociologo la salvezza sta nell’identità nazionale, che una volta si sarebbe chiamata nazionalismo, nel sovranismo, che una volta si sarebbe chiamato sciovinismo,  e nella fede cristiana. E ogni adepto della ragione, e dunque della tolleranza, non si sognerebbe di contestare le sue idee. Un sincero cattolico ha tutto il diritto di reputare che quella religione sia un’ottima guida sociale. Per giunta, trattandosi di qualcuno che mette in discussione la ragione, viene meno persino il dovere di giustificarsi, nemmeno quando nega alle donne il diritto di disporre della loro sessualità e del loro corpo (per esempio in materia di aborto) o quando rimprovera loro l’insufficiente spirito di sacrificio. Dànno però fastidio le affermazioni apodittiche. Egli reputa ad esempio che, al di sopra dei diritti delle donne, c’è il principio che la vita è sacra. E “sacro” è un aggettivo che rinvia inevitabilmente alla religione, cosa che impone una mesta riflessione.
Ogni volta che parlo con i credenti, sono sbalordito dalla serenità con cui affermano come evidenze quelle che sono le loro convinzioni, pur sapendo che queste evidenze non sono tali per chi li ascolta. Io non mi sognerei mai di dire ad un vescovo: “Lei sa benissimo che Dio non esiste”, ma loro sono capaci di dire il contrario a me. 
Forse ho avuto la fortuna di vedermi insegnare l’umiltà in modo più efficace di certi credenti. Ma stavolta, per ripagare questo signore con la sua stessa moneta, prendo questa sua frase: “tutte le religioni hanno in comune la trascendenza e insegnano l'umiltà perché fanno capire che il mondo non è totalmente comprensibile con la ragione”, e la ribalto così: “La ragione non ha mai preteso di comprendere totalmente il mondo, ma non lo falsifica. Invece tutte le religioni ne stravolgono la serena visione e sono una garanzia di incomprensione della realtà”.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
20 giugno 2020
(1) La Repubblica - . Wlodek Goldkorn - 19/06/2020. http://cercanotizie3.mimesi.com/Cercanotizie3/popuparticle?art=502847746_20200619_14004&section=view
P.S. Sulla situazione economica europea il problema è semplice. Chi è in bisogno non ha armi e chi dovrebbe dare non rischia molto, non dando. Conte minaccia il veto e questo mi ricorda la risposta (storica) che un figlio dette a suo padre, quando questi lo minacciò di non portarlo più con sé, in viaggio.”Papà, è una promessa?”




permalink | inviato da Gianni Pardo il 20/6/2020 alle 15:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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