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POLITICA
19 giugno 2020
IMPRINTING E LIBERTA', GENITORI E FIGLI
Ogni volta che ciascuno di noi contempla il proprio passato ha occasione di chiedersi che cosa sia veramente dipeso da lui e che cosa dai suoi genitori. E questo ci riporta al problema della libertà. 
Della nostra libertà – o libero arbitrio che dir si voglia – non abbiamo nessuna prova. A dimostrarla non basta la nostra sensazione di essere liberi, perché questa sensazione potrebbe essere illusoria. Sono libero di andare al cinema, ma ci andrei, se il cinema non mi piacesse? E allora non può essere che io sia determinato ad andarci dal fatto che mi piace? Ovviamente potrei anche non andarci, per dimostrare di essere libero. Ma qualcuno potrebbe dirmi che stavolta sono stato determinato dalla mia voglia di dimostrare di essere libero, così come prima ci sarei andato spinto dal mio amore per il cinema. Non se ne esce.  Del resto anche un leone non caccia sempre: caccia se ha fame, non caccia se è sazio.
La soluzione deterministica sembra la più ragionevole. Ogni volta che scegliamo un comportamento lo facciamo in base ai dati mentali di cui disponiamo e tutte le nostre decisioni sono motivate (dunque determinate) da quei dati. Una libertà priva di ragioni per il suo esercizio sarebbe inconcepibile: corrisponderebbe infatti alla casualità e all’assurdità. Infine – e questo non è argomento da poco – in natura tutto ciò che accade è conseguenza di qualcosa, e la libertà dell’uomo consisterebbe nella possibilità di sfuggire alla generale legge di causalità. Fenomeno improbabile. Il determinismo psichico ha tutte le ragioni dalla sua, la libertà rimane un grande piacere, una bella illusione, ma nulla di più. 
Purtroppo, se seguiamo questo principio, insieme con la libertà crolla la responsabilità. Perché se nessuno è libero, nessuno è responsabile. E allora come potremmo punire l’assassino? È ovvio che al suo posto avremmo agito come lui perché, se fossimo stati al suo posto, saremmo stati lui. 
Ma tutto questo la società non può tollerarlo. Così, poco importa se colui che ha commesso un delitto sia stato libero o no di commetterlo, noi rispondiamo che neanche noi siamo liberi di non buttarlo in galera per decenni. Questa soluzione è talmente obbligata da essere universalmente accettata. Nondimeno, una volta che abbiamo eliminato la responsabilità, essa rimane assurda.
Nello stesso modo si pone il problema della valutazione dei meriti e dei demeriti di genitori e figli. Prevalentemente, genitori equilibrati e ragionevoli hanno figli meglio orientati e più razionali di altri, ma è tutt’altro che una regola. In questo campo si osserva una notevole imprevedibilità dei risultati. Essendo cresciuti nello stesso ambiente, un figlio può essere un modello e un altro un pessimo soggetto. Avviene addirittura che, con le peggiori premesse, si ottengano i migliori esiti, e con le migliori premesse si arrivi al disastro. Gli esempi sono infiniti.
I meccanismi del resto non sono del tutto misteriosi. Dei genitori equilibrati, colti e di successo possono spingere i figli ad essere ordinati ed ambiziosi, quasi a voler gareggiare con loro, ma a volte i figli di genitori eccellenti sono indotti a un tale sentimento di inferiorità e frustrazione che cessano di lottare, adottano principi volontariamente contrari a quelli ricevuti con l’educazione e nella vita sono dei falliti. Si direbbe che i genitori passino inevitabilmente ai figli un imprinting che può essere di adesione oppure di contrasto. I ragazzi cresciuti in una casa in cui si adora la musica classica possono divenire musicologi o persino concertisti come possono odiare letteralmente quella musica, semplicemente perché era la musica dei loro genitori. Se i genitori hanno una data passione, i figli o la condivideranno o la odieranno, ma non saranno indifferenti ad essa. Fino ad esiti paradossali; i figli di genitori superficiali e sconsiderati sono a volte indotti, dallo spettacolo della loro inadeguatezza, ad una precoce maturità, fino a divenire, loro, i protettori e le guide di chi li ha messi al mondo. Credo fosse Beethoven che si sobbarcava all’incombenza di andare a ricuperare il padre ubriaco nelle bettole di Bonn. 
Questa variabilità di esiti deve indurre alla massima umiltà. I genitori non possono attribuirsi il merito dei successi o la colpa degli insuccessi dei figli, e i figli non possono far risalire ai genitori tutto il loro destino. Le componenti sono troppo intrecciate e contraddittorie per essere sicuri di checchessia. 
Dal punto di vista pragmatico, conviene che ognuno dia a sé stesso la colpa dei propri fallimenti. Vero o falso che sia, per la salute mentale è sempre più sano e utile pensare questo che cercare alibi. I veri forti, in fondo, sono figli di sé stessi. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 



permalink | inviato da Gianni Pardo il 19/6/2020 alle 7:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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