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POLITICA
17 giugno 2020
IL PONTE VERSO SETTEMBRE
Pare che Cristoforo Colombo sia morto con la convinzione di essere arrivato in Asia, col suo famoso viaggio attraverso l’Atlantico. Pare anche che a Bisanzio tanto i governanti quanto i dotti reputassero la città imprendibile, a causa della solidità delle sue mura, tanto che gli Ottomani, là fuori, perdevano il loro tempo. Pare infine che quando Luigi XVI, svegliato dal tumulto della folla in strada, chiese al Duc de la Rochefoucauld-Lancourt: “Mais c’est une révolte?” questi gli abbia risposto, asciutto: “Non, Sire, c’est une révolution”. Come dire che non sempre, pur avendolo sotto il naso, si riesce a comprendere il presente.
Analogamente a momenti non credevo alle mie orecchie quando la televisione mi ha detto che il Presidente Giuseppe Conte conta di presentare il piano per il rilancio dell’economia italiana in settembre.  Un po’ come se il capitano del Titanic, disponendo di una migliore visibilità, avendo avvistato l’iceberg contro il quale il transatlantico stava per schiantarsi avesse detto: “Sì, è un pericolo. Ma attualmente è ora di pranzo, cambieremo rotta dopo il caffè”.
Quando si sentono delle enormità si è costretti a fare delle ipotesi. La prima è che il prossimo sia talmente imbecille da non capire nemmeno le parole che dice. La seconda è che siamo di fronte a un furbacchione che non parla sul serio. E se la seconda interpretazione non è la prima è perché ci sono in giro più imbecilli che furbi.
E tuttavia, per quanto riguarda Giuseppe Conte non mi sento di metterlo nella categoria degli imbecilli. Non perché gli abbia sentito dire qualcosa di intelligente, di questo assolutamente non ho memoria. Ma perché so perfettamente che, al suo posto, io avrei detto molte più verità e oggi probabilmente non sarei più il capo del governo. Dunque, dovendo scegliere l’imbecille, quello sono io; e il furbacchione, colui che ha fatto fessi gli italiani, è lui. Mi dovrei dunque cavare il cappello dinanzi a questo straordinario vincitore, se non fosse che l’immagine che mi viene in mente è ancora quella del capitano del Titanic che dice: “Quello? Ma è soltanto un po’ di ghiaccio”.
Sono rimasti senza lavoro centinaia e centinaia di migliaia di italiani. Hanno chiuso i battenti un’infinità di negozi, di piccole imprese e di piccole industrie. Gli ordinativi sono crollati, gli alberghi non riaprono nemmeno ora che sono autorizzati a farlo, ché tanto non ci sono i clienti, dal momento che il turismo è fermo. E si potrebbe continuare, con un’infinita, dolorosa giaculatoria di problemi irrisolti e, attualmente, insolubili. Colpa del governo? Nient’affatto. Proprio per questo dicevo che, da Presidente del Consiglio, sarei stato mandato via con ignominia mesi fa: perché avrei detto ai compatrioti che avevamo la scelta tra morire di virus o morire di fame, e che il governo aveva optato per farli morire di fame. Oggi centinaia di migliaia di lavoratori si lamentano perché non hanno ricevuto un euro di cassa integrazione, ma in futuro saranno molti di più, quelli che uno Stato dalle casse vuote non potrà aiutare. Conte invece ha promesso la luna a tutti, e questo ha fatto sì, anzi, questo farà sì che, dopo un primo momento di tolleranza e rassegnazione, dopo un primo momento in cui si sarà ancora potuto raschiare il fondo del barile, la gente si rivolterà inferocita contro di lui. Conte non è colpevole del virus, ma sarà considerato colpevole di non aver messo rimedio alle conseguenze del virus, come aveva promesso. Come aveva ripetutamente promesso. Come aveva promesso in televisione e di presenza. A voce e per iscritto. Senza possibilità di dubbio. 
Nei suoi panni io – l’imbecille – sarei terrorizzato. La notte non dormirei pensando al conto che mi sarà presentato, e contro il quale non saprò che cosa obiettare. Lui invece sembra credere che tutto andrà bene, che è tempo di pavoneggiarsi in qualche reggia discutendo dei massimi sistemi. Anzi, distribuendo a parole, a destra e a manca, somme di là da venire. E che forse non arriveranno mai. O arriveranno fra molto, molto tempo. A babbo morto. Ma lui rimane sicuro, a metà giugno, di poter dire che si occuperà della rotta del transatlantico a settembre. Certo, col caldo certe imprese fanno sudare.
Da un lato, pensando a questo buffo personaggio, penso a Gastone, il cugino fortunato di Paperino. Il rappresentante immortale e mitico della fortuna sfacciata e immeritata. Dall’altro penso con terrore alla ferocia della Nemesi che, quando si sveglia, fa pagare al malcapitato non solo le sue colpe, ma anche le colpe che non ha, fino all’eccesso, fino alla crudeltà. La delusione è maestra dell’odio più selvaggio, fino a farci vergognare della nostra comune umanità, dinanzi allo spettacolo di Piazzale Loreto.
Ecco la tragedia di molti di noi, in questi giorni. Gente silenziosa che, come me, sta a casa sua e non conta niente. Siamo in tanti a chiederci: “Ma siamo soltanto noi a vedere questa realtà? Siamo soltanto noi a vedere un abisso a qualche decina di metri? Siamo soltanto noi a vedere che il ponte che dovrebbe condurci a settembre è crollato?”
Gianni Pardo



permalink | inviato da Gianni Pardo il 17/6/2020 alle 18:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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