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POLITICA
7 ottobre 2019
RENZI E IL GIOCO DEL TRENO

       C’è un gioco in cui vince chi si scansa per ultimo prima che il treno lo travolga. Sempre che la sua vittoria non sia postuma. Qualcuno dirà che è un gioco per imbecilli, ma i giovani un po’ lo sono. Come ha scritto Rabelais, quella è l’età in cui “si piscia controvento”.
Prescindendo dal giudizio del buon senso, deve dirsi che, intellettualmente, quella sfida rientra di diritto nella teoria dei giochi. Secondo Wikipedia, “La teoria dei giochi è una disciplina della matematica applicata che studia e analizza le decisioni individuali di un soggetto in situazioni di conflitto o interazione strategica con altri soggetti rivali (due o più) finalizzate al massimo guadagno di ciascun soggetto”. Per esempio quando si fanno delle offerte in busta chiusa per un appalto pubblico, sapendo già che la più bassa e la più alta saranno sicuramente escluse. O quando si dice a un prigioniero: “Siete tre: se dici la verità ti lasceremo in vita, mentre se gli altri due prigionieri non la dicono, li uccideremo. E se un altro dice la verità, ma non è la tua stessa verità, vi uccideremo tutti. E se dite tutti la verità uccideremo uno di voi tre, scegliendolo a caso”. Che cosa conviene fare al prigioniero? Magari questo caso non sta in piedi, è stato appena inventato, ma dà un’idea dei problemi posti da quella teoria.
E qualcosa del genere si può verificare anche in politica.  Ne abbiamo attualmente un caso di scuola. Matteo Renzi è l’indispensabile junior partner della maggioranza di governo e dunque potrebbe sempre farlo cadere, soprattutto al Senato. E allora, che cosa gli conviene fare? Il suo potere somiglia a quello dell’ape che, se punge, fa molto male ma muore anch’essa. Se Renzi fa cadere il governo finisce anche il suo potere. Mentre se si limita alle minacce può ottenere qualcosa. Certamente visibilità, per cominciare. Ma che altro? E come reagirà il resto della maggioranza? Reputerà la sua minaccia credibile – e dunque cederà – o la giudicherà un bluff, e risponderà con una risata? E se facesse essa stessa cadere il governo, in un momento in cui a Renzi non conviene?
Domande cui è impossibile rispondere, ma una luce c’è, tuttavia. Tutto il problema è dominato dall’interesse. Sia Renzi, sia il resto della maggioranza, tendono a trarre il massimo vantaggio dal potere, dunque – teoricamente – a nessuno converrebbe far cadere il governo. Il problema – sempre teoricamente – si risolve affermando che il governo cadrà quando per uno dei suoi sostenitori la sua caduta offrirà un dividendo maggiore di quello attuale. Per esempio quando i sondaggi dovessero indicare ad uno dei partiti importanti che, andando a nuove elezioni, la sua fetta di potere si allargherebbe invece di restringersi. Anche se, per una cosa del genere, rimane la doppia alea della validità dei sondaggi, e quella rappresentata dal tempo intercorrente fra la caduta del governo e il giorno delle elezioni. Chi riuscirà a scansarsi per ultimo, quando il treno arriverà?
Quando non si riesce a risolvere un problema, se lo si è posto correttamente, si sono ottenuti lo stesso due risultati: lo si è precisato, nel senso che si sa che cosa non si sa, e diviene molto più facile smontare le soluzioni sparate a caso da chi non ci ha riflettuto sopra. 
Renzi, oltre all’eventuale vantaggio elettorale, in caso di nuove elezioni, per far cadere il governo ha anche un altro movente: la vendetta. Ed essendo lui un uomo privo di scrupoli, questo movente peserà parecchio. Renzi potrebbe infliggere un colpo pressoché mortale al Pd, che lo ha esautorato e messo ai margini per anni, e al M5s icohe disprezza come si disprezza la carogna di un ratto. Se qualcosa lo trattiene, è che non ha affatto un temperamento autolesionistico. Dunque attualmente il Conte 2 gli conviene. Diversamente non l’avrebbe nemmeno fatto nascere. E lo ha fatto perché, andando a nuove elezioni, il Pd non avrebbe ricandidato né lui né i suoi. Ma ora possono ricandidarsi da soli e il problema della caduta del governo ritorna d’attualità. 
La conclusione è lapidaria: Renzi farà cadere il governo quando gli converrà farlo cadere. E questo non è ancora il momento. Ma quando sarà il momento? Non rimane che stare a guardare.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
7 ottobre 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 7/10/2019 alle 9:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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