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POLITICA
4 ottobre 2019
IL CANNONE PER AMMAZZARE LE ZANZARE
Un amico americano mi invia i risultati di una ricerca sul perché coloro che esercitano la stessa attività tendono a concentrarsi in un determinato posto. Fleet Street per i giornali, a Londra, il Quartiere Latino per gli studi, a Parigi, o la Silicon Valley per l’informatica.
Innanzi tutto devo ammettere la verità del fenomeno. Addirittura, nella mia città, un tempo (ora non so più) i negozi di tessuti si trovano in prevalenza in Via Manzoni, quelli di orologi in Via Vittorio Emanuele, non lontano dal Duomo, e quelli di ferramenta in via Marchese di Sangiuliano. 
I due professori americani attribuiscono quella tendenza alla concentrazione al fatto che, operando nella stessa zona, gli addetti possono ritrovarsi al bar, dove bere qualcosa e scambiare delle idee con i colleghi, aumentando così la loro creatività. Al punto che, durante il proibizionismo, si ebbe un calo nel numero di nuovi brevetti. Un’idea brillante, e tuttavia non posso nascondere il mio fastidio per questa tendenza moderna a portare sul piano della scienza (le famose “ricerche” universitarie) le osservazioni più banali. Negli Stati Uniti la cosa si spiega anche con l’esigenza dei cattedratici di pubblicare qualcosa, per non essere licenziati dai loro atenei. Ma noi in Europa non abbiamo lo stesso sistema universitario (da noi si può essere professori universitari per cinquant’anni senza fare un tubo) e dunque non abbiamo nessuna seria ragione di seguire quell’insana tendenza.
Infatti, a mio parere, per riprendere l’esempio della ricerca sulla concentrazione dei professionisti di un dato ramo di attività, si potrebbe sostenere la stessa tesi con altri argomenti. Effettivamente, la gente si potrebbe riunire negli stessi quartieri perché, incontrandosi, al bar o dove che sia, si avrebbe qualcuno con cui parlare, dal momento che si dispone costantemente di un argomento comune. Ma esistono anche altri possibili motivi. Il primo, e più importante, è che, se in città ci si forma l’idea che, in un certo quartiere, c’è la massima concentrazione di un certo tipo di negozi, se si ha una richiesta speciale (cui non potrebbe rispondere il piccolo negozio sotto casa) si va lì; e lo stesso se si vogliono confrontare molte offerte, molte condizioni di vendita e  molti prezzi.  Questo aumenta la quantità della clientela, per gli esercenti e il vantaggio potrebbe essere tanto grande, da compensare la compressione dei prezzi dovuta alla vicinanza della concorrenza e alla facilità dei paragoni. Chi apre un negozio in quelle zone sa di dover affrontare i colleghi in una lotta in cui alla lunga potrà sopravvivere o con migliori prezzi o con una superiore qualità. E comunque non essendo inferiore alla media. 
Probabilmente, ragionandoci su, o parlandone con gli interessati, si potrebbero trovare molte altre ragioni, per le concentrazioni. E forse è più importante segnalare che la sociologia, oggi imperante, tende a presentare col sussiego serioso del mondo accademico semplici osservazioni di buon senso. osservazioni su minuti fatti insignificanti; e infine osservazioni infondate, che un altra ricerca potrebbe benissimo contraddire. Negli Anni Quaranta del secolo scorso tutti gli uomini andavano in giro col cappello, oggi nessuno va in giro col cappello, e ci sarà sicuramente un perché; ma è permesso dichiarare che di questa spiegazione non ci importa nulla? Se ce la danno, grazie, ma non per questo raccomanderemmo il benefattore per una cattedra universitaria. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
25 settembre 2019 
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permalink | inviato da Gianni Pardo il 4/10/2019 alle 13:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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