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POLITICA
14 gennaio 2019
UNA VERITA' STATISTICA ED ELITARIA
La scienza è quanto di meglio abbia prodotto l’umanità per cercare di comprendere la realtà. Dunque chi si batte contro la scienza, si batte contro la verità fattuale. Purtroppo anche le parole di stima, per la scienza, possono metterla in pericolo. Infatti molte persone, sentito quanto essa sia nobile e utile, ne deducono la sua infallibilità; e così, quando poi si dimostra che in qualche caso ha sbagliato, si convincono che essa sia un’opinione come un’altra. In realtà, per la scienza bisogna guardarsi dall’esagerare sia nella direzione della fede priva di dubbi, sia nella direzione dello scetticismo a buon mercato. 
La prima caratteristica della verità scientifica è – direbbe Popper – la possibilità di dimostrare che le sue affermazioni sono false. Sembra una banalità ma non è. Se qualcuno sostiene di avere visto un fantasma, lui non può dimostrare che il fatto è avvenuto, ma noi non possiamo dimostrare che - volontariamente o involontariamente – mente. Quell’affermazione non può essere dimostrata né vera né falsa: e dunque non è scientifica. È questo che Karl Popper sosteneva, quando diceva che una verità, per essere scientifica, dev’essere “falsificabile”, cioè si possa dimostrare che è falsa. Se poi non ci si riesce, si ha la verità scientifica. 
Ora ammettiamo che tutti gli scienziati sostengano in coro una data affermazione. Dato il fenomeno A, dicono,  ne consegue il fenomeno B. Questa verità è assoluta? Nient’affatto. Un giorno uno studioso potrebbe dimostrare che  è vero che ad ogni A segue un B, ma quel B non dipende da A, dipende da C, che è collegato ad A ma non è A. E non sarebbe uno scandalo: una verità scientifica rimane valida finché non se ne dimostra una migliore. 
Visto che si è tanto parlato di vaccini, non è scientificamente assurdo sostenere che siano più dannosi che utili. Ma bisogna dimostrarlo. Affermarlo non basta. Dire che i vaccini fanno male non è “un’opinione sostenibile come un’altra”, è “un’affermazione contraria all’attuale livello di conoscenze scientifiche”. 
La scienza non è democratica, come del resto non è la verità, la quale certo non può essere decisa a maggioranza. In questo senso la scienza è elitaria. Essa non concede diritto di parola a chi non è qualificato nel suo campo. Non è nemmeno lecito dire: “Io mi limito a non vaccinare i miei figli”, perché quelle parole possono essere così tradotte: “io mi limito a non proteggere mio figlio e a infettare gli altri”. 
Se invece qualcuno è capace di dimostrare che i vaccini fanno più male che bene, si accomodi. La scienza non è contro la possibilità di giungere ad una migliore verità, è contro chi spara affermazioni senza apportare prove.
Naturalmente non basta citare un singolo medico che la pensa così. Una tesi non è scientifica perché la formula un professionista del ramo, se no sarebbe stata scientifica la cura Di Bella. Si considera verità scientifica quella accettata non da un singolo competente, ma quella accettata dal massimo numero di cultori della materia, dai testi specialistici, dalle massime riviste scientifiche. In altri termini “quando ha dalla sua la stragrande maggioranza dei competenti”.
A questo punto non possiamo nasconderci che, sia pure parlando di una maggioranza qualificata, stiamo facendo della verità scientifica un fatto statistico. Infatti è proprio così e non potrebbe essere diversamente. Se non seguissimo l’opinione della grande maggioranza degli scienziati, non ci rimarrebbe che seguire l’opinione di uno scienziato scelto come oracolo. Oppure di un dittatore come Stalin, quello che favorì le teorie di Lysenko perché si conformavano alle direttive del partito. Peccato fossero sbagliate.
Non tutti i rami della scienza godono delle stesse certezze. La cosmogonia – per esempio – è il campo delle ipotesi indimostrabili, mentre in chimica chiunque può realizzare un esperimento infinite volte, ottenendo infinite volte lo stesso risultato. 
Purtroppo la medicina è un campo in cui la “verità scientifica” è due volte statistica. Una prima volta, perché tale è la scienza; una seconda volta, perché i suoi risultati sono probabilistici. La medicina non afferma che il farmaco X guarisce il male Z, afferma che lo guarisce in una apprezzabile percentuale di volte. Se il mal di testa passa nel 60 o 70% dei casi, val la pena di prendere una pillola. Infatti il primo principio della farmacologia non è quello di “assicurare la guarigione”, ma quello di “assicurare che il medicinale non fa male” (primun non nocere). E se fa male (si pensi alla chemioterapia per il cancro) deve presentare vantaggi largamente superiori, anche se non certi, a quel male. 
Purtroppo, basandosi su queste incertezze, molte persone si credono furbe manifestando uno scetticismo totale sulla medicina. È un atteggiamento assurdo. Come è stupido aspettarsi troppo, dalla medicina, è stupido non aspettarsene niente. E infatti i miscredenti della medicina rimangono tali finché non stanno male sul serio. 
La scienza è il massimo che si possa ottenere con la razionalità. 
 Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
12 gennaio 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 14/1/2019 alle 8:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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