.
Annunci online

giannipardo1@gmail.com
CULTURA
3 settembre 2008
KEEP SMILING
 

 

Due giovani segretarie parlano del nuovo e brillante capo dell’azienda. “Hai visto com’è elegante?  Sa accoppiare i colori, non è mai trascurato, si veste proprio con molto gusto”. “E non sai a che velocità!”
Il farmacista non ne può più del coniglietto che gli chiede le carote e gli regala la farmacia. Il giorno dopo il farmacista va a trovarlo e gli chiede: “Hai carote?” E il coniglietto: “Hai la ricetta?”


SOMIGLIANZE E DISSOMIGLIANZE.
Dal forum del "Corriere della Sera" Scioglilingua, di oggi
Alle domande che le propone Fabio Sicari risponderei distinguendo i vari casi. “Mi disse che uno come me non merita niente” e “Mi disse che uno come me non meritava niente”. Nel primo caso, si afferma qualcosa che vale per sempre: “Sei, costantemente, persona che non merita niente”. Nel secondo caso si fa riferimento alla vicenda di quel momento. Nel primo caso il presente semplice – come del resto avviene nella lingua inglese – è il modo della costanza; mentre nel secondo caso la concordanza temporale indica che quello fu il giudizio in quel momento. “2a Aggiunse che se la legge prevede un vitalizio è giusto così, 2b Aggiunse che se la legge prevede un vitalizio era giusto così, 2c Aggiunse che se la legge prevedeva un vitalizio era giusto così”. Nel primo caso, errore. Aggiunse allora e prevede/è giusto ora? Impossibile. 2b: errore anche qui, per le stesse ragioni. I verbi a mio parere fanno a pugni; 2c: frase corretta.  Infine l’ultima coppia: “Mi disse che i panni sporchi si lavano in famiglia, Mi disse che i panni sporchi si lavavano in famiglia”. La prima è un’affermazione valida in ogni tempo, come “non merita niente”. La seconda invece si riferisce a quella vicenda e a quel tempo. Ultima frase: “Mi confidò che gli uomini sono inaffidabili”. Anche questa frase è corretta, perché costituisce un principio generale. Chi la diceva non la riferiva solo a ciò che gli aveva suscitato questa riflessione, ma a ciò che pensava costantemente. Diverso sarebbe stato se avesse detto: “Mi confidò che gli uomini erano inaffidabili”. Infine qualcuno chiede notizie del DOP: è semplice, basta andare sul sito
www.dizionario.rai.it, e lo si trova.

 




permalink | inviato da giannipardo il 3/9/2008 alle 15:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
2 settembre 2008
SCIOGLILINGUA
 

Dal Forum del "Corriere della Sera" di oggi, "Scioglilingua".
MA SI FIGURI, CI MANCHEREBBE ALTRO!

Riguardo alle espressioni “ci mancherebbe altro” e “si figuri!” è evidente – a mio parere – che si tratta di espressioni ellittiche. Cioè di espressioni che rimandano ad un discorso più lungo che si omette. Faccio un esempio. Uno dice: “Mi dispiace di averla disturbata, obbligandola a venire fin qui”. E l’altro gli risponde: “Si figuri!” Cioè: “Si figuri, immagini lei stesso se per me è un fastidio fare un piccolo favore ad un amico come lei!”. Si invita insomma l’altro  a capire da sé quello che gli si sarebbe potuto rispondere. Né le cose vanno diversamente per: “ci mancherebbe altro”. Anche in questo caso è bene esprimersi con un esempio. Un uomo porta la macchina dal meccanico per regolare la frizione e, andandosene dice: “Potrebbe anche controllarmi i liquidi, soprattutto l’olio?” “Ma certo, si precipita a dire il meccanico: ci mancherebbe altro!” Traduzione: “È un mio dovere e se si ipotizza che io non lo faccia, si potrebbe anche ipotizzare altro: che le rovini la carrozzeria o le buchi gli pneumatici”. In altre parole: “Lei teme che io dimentichi qualcosa ed io, per dimostrarle quanto questo è assurdo, faccio a mia volta l’ipotesi che io mi sbagli anche in un altro campo o con altro comportamento”. O ancora: “Come se fosse necessario altro per arrivare al colmo!”




permalink | inviato da giannipardo il 2/9/2008 alle 16:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
2 settembre 2008
KEEP SMILING
 Caro, come hai superato lo shock del divorzio? Ah, male, malissimo. Ora comincio a riprendermi, ma nelle prime settimane ero come impazzito di gioia.
Che differenza c’è tra una buona segretaria e un’ottima segretaria? La prima dice: “Buongiorno, capo!”, la seconda: “S’è fatto giorno, capo!”
Il coniglietto va in farmacia e chiede al farmacista: “Hai carote?” “No”. Il giorno dopo: “Hai carote?” “No”. Il terzo giorno il farmacista mette un cartello in vetrina: “Carote esaurite”. E il coniglietto: “Però le hai avute, le carote!”




permalink | inviato da giannipardo il 2/9/2008 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
1 settembre 2008
GLI ATTARDATI
 Una persona ragionevole sorride di chi crede di poter predire il futuro ma poi smette di sorridere se pensa che personalmente ha molte difficoltà anche a capire il presente. A volte il massimo che si possa fare, rischiando il gioco di società, è proporre un’ipotesi. Gli altri – ammesso che l’accettino – possono poi svilupparla a loro modo.
In questo caso tutto nasce da un minuto episodio di cronaca. Il regista Giuseppe Bertolucci doveva presentare il film La Rabbia, su testo di Pier Paolo Pasolini e Giovanni Guareschi. L’opera intendeva offrire due punti di vista assolutamente opposti ma proprio per questo Bertolucci, che non sopporta il testo di Guareschi (sbrigativamente definito “razzista”), ha presentato solo la parte firmata da Pasolini e gli eredi di Giovannino – si celebrava nientemeno il suo centenario! - hanno protestato. Bertolucci si è dunque dimesso dal comitato, ecc. I particolari non importano. Quello che importa è capire il regista e chi si comporta come lui.
Gli esseri umani vivono una vita breve. Venuti al mondo privi di senso critico – è cosa che si acquista con l’età -  considerano ovvio tutto ciò che vengono a conoscere. L’infibulazione se nascono nell’Africa nera e islamica, i sacrifici umani se sono Aztechi, il nazismo in Germania o lo stalinismo in U.R.S.S. Se sono intelligenti e capaci di riflessione, crescendo possono certo cambiare opinione. Possono accorgersi dei guasti provocati da ciò che reputavano giusto ed ovvio ma è necessario che il ripensamento avvenga in età sufficientemente giovanile. Oltre una certa età la maggioranza si incista nelle sue idee e non c’è più modo di smuoverla. Le stesse smentite della realtà non la sfiorano più. I comunisti sono riusciti a credere che la rivolta ungherese del 1956 fosse borghese e finanziata dagli americani; che in U.R.S.S. si vivesse meglio che in Francia o in Inghilterra; che il muro di Berlino dovesse impedire agli Occidentali di entrare piuttosto che agli Orientali di uscire. Se necessario, avrebbero creduto che Mao camminava sull’acqua.
Queste generazioni sono irrecuperabili. Certe idee e certe convinzioni le hanno amate troppo, per abbandonarle. Sono talmente intrecciate alla loro personale storia, che staccarsene sarebbe come tradire la gioventù, il passato, gli ideali. Ed ecco si vedono in giro questi mammut anacronistici e spaesati. Persone che, come diceva Talleyrand, “n’ont rien appris, ni rien oublié”, non hanno imparato niente e non hanno dimenticato niente. Cervelli anchilosati. Ultimi giapponesi di una guerra perduta. Sacerdoti di un Dio defunto si dimostrano del tutto impermeabili al passaggio del tempo e agli insegnamenti della storia. Sono ciechi dinanzi ai fenomeni sociali e incapaci non solo di riconoscere i propri errori ma anche di metabolizzare una novità. Come si diceva di certi generali stupidi, non si arrendono neanche dinanzi all’evidenza. E si può solo aspettare che quell’infame destino che alla lunga non perdona nessuno li tolga di mezzo.
Noi non auguriamo niente di male a Bertolucci. Sentiamo un grande rispetto per gli anziani, anche perché ne facciamo parte. Ma viene da sorridere vedendo gente che si comporta nel 2008 come nel 1948. Ce ne vuole, per non accorgersi che sono passati sessant’anni! Per continuare a combattere contro il fantasma del fascismo e menare orribili fendenti nell’aria placida.
Al sorriso si accoppia il rimpianto di vedere che forse non sono i soli. Un intero partito - il Pd – cerca disperatamente di non ammettere che il comunismo è stato causa di miseria e morte e nel frattempo non osa dichiararsi comunista. Ma non osa neppure dichiararsi socialista. In totale, pur cosciente che certi atteggiamenti passati sono perenti, vaga smarrito. È orfano di una linea politica. Critica la maggioranza ma non riesce a comunicare perché. Capisce che la scomunica di Berlusconi non conduce da nessuna parte, e che inseguire Di Pietro è come inseguire il primo montone che Panurgo gettò fuori bordo , ma non trova un altro grido di guerra dietro il quale riunire le sue truppe. Va avanti a tentoni. Al buio. Inciampando in sedie, spigoli, gaffe.
Che si sia di destra o di sinistra, tutto questo è spiacevole. Si può solo sperare che, almeno in questo caso, non sia necessario aspettare un totale ricambio generazionale, perché l’Italia abbia una sinistra credibile. Anche ad adorare Berlusconi e il berlusconismo, la prospettiva di quarant’anni di Berlusconi e di berlusconismo sono troppi per chiunque.
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it
31 agosto 2008



permalink | inviato da giannipardo il 1/9/2008 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
sfoglia
agosto   <<  1 | 2  >>   ottobre

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Non riesco nemmeno io ad inserire un commento. Chi volesse farlo lo inserisca in calce all'identico articolo, su giannip.myblog.it Prendete comunque nota dell'indirizzo giannip.myblog.it per i momenti in cui "il Cannocchiale" non è accessibile. Per comunicazioni, giannipardo1@gmail.com.