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POLITICA
2 novembre 2008
LA SINISTRA È MORALMENTE SUPERIORE

Tutti coloro che votano a sinistra sono convinti della loro superiorità morale. Perfino coloro che votano al centro non osano contestarla apertamente. L’atteggiamento che ne deriva risulta insopportabile e infatti Luca Ricolfi ha intitolato un suo famoso libro “Perché siamo antipatici”: tuttavia rimane da comprendere come mai questo concetto abbia potuto attecchire. La spiegazione potrebbe non essere difficile: moralmente la sinistra si sente superiore perché è realmente superiore.

Bisogna premettere che questa presunta superiorità morale riguarda molti dei votanti per questa parte politica, non certo i loro dirigenti o i governi: infatti le esperienze storiche della sinistra sono state spesso in chiave di tragedia.

Ammettiamo che si stia discutendo dei bambini che muoiono di fame in Africa. Il liberale chiederà: quanti sono? Quanto costerebbe aiutarli? Non sarebbe stato meglio se i loro genitori avessero pensato ad avere cibo a sufficienza, prima di metterli al mondo? Non è che, per caso, se riusciamo ad aiutarli, loro genereranno quattro figli l’uno? Tutte queste domande sono ragionevoli. Parecchie di esse non sono nemmeno in contrasto con la buona volontà di aiutare chi ha fame.

L’uomo di sinistra reagisce invece in modo diverso. Dice semplicemente: “Se, dinanzi alla foto di un bambino disperato per la fame, che vi guarda con gli occhi spalancati, vi mettete a discutere di questo e di quello, è semplicemente che non avete cuore. Io, se in questo momento non promettessi a me stesso che farò qualcosa per questi bambini, non riuscirei nemmeno a mangiare, stasera. Darò dieci euro all’Unicef. Non risolverò il problema? Certo che no. Ma è meglio non far niente? La verità è che non avete sensibilità morale”.

Un secondo esempio (carico di storia) riguarda i salari. Secondo l’economia classica, il padrone paga un salario al dipendente perché l’utilità da lui prodotta è superiore al salario stesso. Se la differenza è grande, si ha sfruttamento; se è piccola, il posto di lavoro è in bilico; se infine l’utilità prodotta dal dipendente è inferiore all’utilità del salario, l’impresa fallisce e l’operaio è licenziato. La discussione riguardante il salario si può dunque svolgere solo all’interno della forbice tra “posto in bilico” e “sfruttamento del lavoratore”. Diversamente, si uccide la pecora invece di tosarla.

Il ragionamento dell’uomo di sinistra è diverso. Il salario è ciò che il dipendente riceve per potere mantenere se stesso e la propria famiglia. Dunque la sua misura non deve dipendere dalle necessità dell’impresa ma dalle necessità del dipendente: e se per caso la paga è tanto bassa da essere insufficiente, non ci sono obiezioni che tengano. È assolutamente immorale chiedere a qualcuno di lavorare per poi veder morire di fame i propri figli: il salario è una variabile indipendente. Non l’ha detto un mentecatto, questo: l’ha detto un capo storico della Cgil, Luciano Lama. E ora bisogna chiedersi: chi è più morale, colui che fa i conti o colui che si commuove sulle difficoltà esistenziali di un operaio?

L’uomo di sinistra è animato da grandi ideali. Dinanzi ad un grave problema non si chiede quale sia la soluzione e se sia possibile: decide che deve essere risolto. Non è in grado di farlo personalmente? Ed anzi non saprebbe nemmeno come fare? Poco importa: può chiederlo a gran voce ai governanti. Può accusarli d’insensibilità morale se non lo risolvono. Con questo avrà fatto la sua parte, pressoché eroica: infatti chiama tutto questo “lottare”.

Gli uomini di sinistra non valutano le idee in base ai dati concreti o in base ad un ragionamento: le abbracciano in base al colore, al fascino, al valore estetico e morale. Ecco perché si considerano superiori agli altri: chi non pensa come loro manca di sensibilità morale ed estetica; potrebbe essere più spregevole?

Purtroppo, i problemi che deve affrontare la politica sono spesso economici e il dato concreto non si lascia commuovere dai bei sentimenti. Inoltre, gli imperativi astratti a volte hanno notevoli controindicazioni. Chi delinque proviene spesso da un ambiente povero e degradato e dunque bisognerebbe manifestargli comprensione: ma il pensionato innocente che egli ha rapinato e ferito, all’uscita dell’ufficio postale, non merita anch’egli protezione? Tutti d’accordo. E tuttavia chi implora clemenza e perdono per il criminale si sente moralmente superiore a chi ne esige la punizione. Per questo la sinistra sarà sempre superiore moralmente.

E per questo è inadatta a governare.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

1 novembre 2008

 




permalink | inviato da giannipardo il 2/11/2008 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
CULTURA
1 novembre 2008
L'ARTE COME PROFESSIONE DELL'ARTISTA

L’arte è difficile da definire. Si va dai lavori manuali (l’arte del falegname) alle opere di Shakespeare e Mozart. Qui si accetterà pragmaticamente il concetto di arte corrente, per cui sono arte la letteratura, la musica, la danza, la pittura, la scultura e poche altre cose.

L’arte, per sua natura è distinta dalla tecnica. Dopo dieci anni di studio di pianoforte, chiunque è capace di riprodurre le note scritte da Schumann o da Chopin: ma solo pochi sono in grado di suonare in modo tale da indurre il prossimo a pagare per ascoltarli. Solo le persone che riescono a raggiungere questo speciale livello artistico possono “vivere della loro arte”. Gli altri, per restare nell’esempio del pianoforte, possono solo suonare per il loro piacere personale.

Oggi questa distinzione è molto crudele più di un tempo. Prima che esistesse la musica riprodotta, chi voleva ascoltare una sonata di Beethoven doveva contentarsi, nella maggior parte dei casi, di un artista locale. O doveva addirittura imparare a suonarla da sé. Del resto i compositori pensavano anche a questi fruitori-esecutori isolati: per questo è nata la musica da camera. Oggi invece l’ultimo degli incompetenti, se vuole ascoltare un brano di musica, non ha che da entrare in un qualunque negozio ed avrà per pochi spiccioli (meno del costo di un singolo biglietto per una sala di concerto) un’esecuzione al più alto livello. E ascolterà con comodità anche un’orchestra gigantesca - come la richiede una sinfonia di Mahler - con a capo il più grande direttore del momento.

In passato c’erano artisti mediocri, accettabili, buoni, e c’era spazio per tutti. Oggi non basta neppure essere eccellenti: nell’intero mondo contano e sono richiesti solo pochi pianisti, pochi violinisti, pochi direttori d’orchestra. Per essere qualcuno, essere eccellenti è insufficiente. Bisogna essere straordinari, bisogna battere concorrenti che provengono da ogni angolo della Terra, bisogna essere pressoché sovrumani campioni del mondo. E l’arte come professione dell’artista è divenuta una rarità. Oggi chi ama l’arte dovrebbe occuparsene sapendo che si tratterà sempre e comunque di un hobby. Di un piacere personale del tutto sganciato dalla professione. Della loro arte vivranno i pochi attori dei teatri stabili e delle compagnie più famose,  quelli che recitano in televisione, i cantanti pop, i suonatori di sale da ballo, i professori delle orchestre sinfoniche, insomma la folla di tutti coloro che vivono più di artigianato artistico che di arte.

La facilità delle comunicazioni ha fatto reso il mondo un piccolo condominio. Se c’è uno che canta meglio di tutti, è bene che gli altri stiano zitti. E se ci si convince che il miglior tenore è Luciano Pavarotti, la gente vorrà ascoltare solo lui.

L’arte non nutre più il suo uomo, come si dice. Tutti siamo dei semplici fruitori: salvo eccezioni, solo questo ci è consentito di essere. Le muse baciano un uomo ogni milione. Ogni giorno vende più libri un pluriassassino che firmi le sue memorie (scritte da un altro) che un giovane genio pensoso che nessuno conosce. Come dicono gli editori sinceri: non è che pubblichi un libro e divieni famoso, ma divieni famoso e poi pubblichi un libro.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it





permalink | inviato da giannipardo il 1/11/2008 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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