Un amico mi ha fornito i punti del programma di Beppe Grillo. Non so se siano esatti e se siano tutti, ma permettono già una discussione.
1) Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti. Una buona idea. Ma in qualche caso potrebbe essere un errore. E allora si impone un esame delle varie situazioni. Un lungo iter. E allora niente. C’è altro da fare. No.
2) Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico. Una stupidaggine. La nostra Costituzione non richiede neppure che si sappia leggere e scrivere, per essere eleggibili, figurarsi. E poi perché “insegnamento”, non basterebbe l’esame? No.
3) Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica. Sbagliato. Si sottrarrebbe alla Repubblica il vantaggio di persone esperte o di particolare valore. Chi deve essere parlamentare devono dirlo l’elettorato e i partiti che stabiliscono le candidature, non altri. No.
4) Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali. Una sciocchezza. L’eletto ha spese ben maggiori e inoltre non si presenterebbero più, per partecipare alla vita politica, coloro che già da privati guadagnano ben di più della “media degli stipendi nazionali”. Vogliamo un Parlamento di disoccupati, lieti di un posto purchessia? Meno generosità sì, ma non due o tremila euro al mese. No.
5) Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato). Non so bene a che serva, ma sì.
6) Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web. Ogni incontro pubblico? Anche il consiglio comunale di un Comune di mille abitanti? E chi paga, per le attrezzature e i tecnici? No. Pubblicizzi chi vuole.
7) Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum. Formulata così, la proposta merita un no. Bene l’abolizione del quorum, ma dopo avere aumentato il numero delle firme. No ai referendum propositivi, per paura della demagogia: “Sequesto di tutti i beni al di sopra del milione di euro, e tagliamo la testa ai nobili! Viva Robespierre!”.
8) Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare. Tutte le leggi vanno discusse in Parlamento. Voto nominale? Per vedere se gli eletti hanno più paura degli elettori che dei segretari del loro partito? Comunque, sì.
9) Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria. Esiste già l’art.81 della Costituzione, e in Parlamento non ne hanno mai tenuto conto. È questo comportamento che bisognerebbe modificare, non la norma. No.
10) Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini. No. Innanzi tutto esistono i decreti catenaccio (cioè ogni tanto esiste l’urgenza) e poi i cittadini non sono qualificati per materie per le quali già non tutti i parlamentari sono qualificati. Questa è la democrazia nell’agorà, fuor di moda da oltre duemila anni. No.
11) Abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Sì.
12) Copertura completa dell’ADSL a livello di territorio nazionale. Sono contrario ad ogni programma che implica spese. Questo punto si può lasciare ai privati. No.
13) Statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo riacquisto a prezzo di costo da Telecom Italia. Non so di che si tratta, ma nel dubbio dico no.
14) Abolizione del valore legale dei titoli di studio. No. Abolizione di molte università e misure draconiane per rendere serie le residue. La formazione di un professionista richiede che si siano sicuramente studiate molte materie, non solo quelle strettamente professionali (diritto romano e non solo diritto privato, ad esempio).
15) Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie. Sì, se la cosa non costa molto.
16) A questi punti aggiungo, perché l'ha detto Grillo personalmente: Uscita dall’euro e non pagamento del debito pubblico. Un no, senza ulteriori commenti.
Dodici no, quattro sì. E comunque questo programma è pressoché inutile. Non riforma la giustizia, non riforma il lavoro, non riforma la pubblica amministrazione, non riforma il fisco, non prevede la vendita dei beni demaniali non necessari, non prevede un netto taglio della spesa pubblica (specificando dove si taglia). Io non so che cosa sia la “dorsale telefonica”, ma so che cos’è la disoccupazione e la lentezza della giustizia.
Un no al programma nel suo complesso.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
22 aprile 2012