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POLITICA
16 settembre 2014
L'IRAN PER UNA VOLTA HA RAGIONE
Se c'è una cosa difficile da fare, è dare ragione a chi ci è antipatico, per esempio l'Iran. E figurarsi quando l'antipatia è giustificata da mille motivi: l'Italia è democratica, l'Iran no (infatti discrimina alcune opposizioni prima ancora che si possano presentare alle elezioni). L'Italia è laica, l'Iran è una teocrazia. L'Italia è tollerante, l'Iran non è semplicemente misogino e sessuofobico, arriva ad impiccare i gay perché tali. E tuttavia, se l'Italia dicesse che sei per sei fa trentasette, e l'Iran dicesse che fa trentasei, non potremmo spingere l'antipatia fino a dare torto a Tehran.
L'occasione per esercitare la virtù dell'imparzialità - per quanto umanamente possibile - l'ha fornita l'attuale Conferenza sulla Sicurezza in Iraq. A Parigi "si sono riunite le delegazioni di 25 Paesi più quelle di Onu, Ue e Lega Araba per definire la strategia contro l’offensiva jihadista" dello Stato Islamico, ma non sono stati invitati né l'Iran né la Siria.
 Probabilmente tutto è dipeso dal fatto che l'Iran è anch'esso un Paese musulmano integralista, se pure in versione shiita invece che sunnita, capace di innumerevoli atti di barbarie. Soprattutto di foraggiare ed armare gruppi terroristici, in primo luogo Hamas a Gaza. Quanto alla Siria, dopo che i governi occidentali, con gli Stati Uniti in prima fila, si sono schierati contro Bashar al-Assad perché "dittatore" e leader di una minoranza (quella alawita), è sembrato assurdo schierarsi con lui e sostenerlo contro i ribelli. Fra l'altro, per molti mesi e contro ogni evidenza, si è insistito nel descriverli come freedom fighters contro l'oppressione, senza prestare attenzione al fatto - su cui insistevano i bene informati - che essi erano in larga misura dei jihadisti fanatici e pericolosi. Il seguito della vicenda l'ha ampiamente dimostrato: il famoso Stato Islamico ha cominciato la propria espansione proprio partendo dal nord della Siria. Ma contro il pregiudizio la ragione non vale. 
La realtà è che tanto la Siria quanto l'Iran sono difficilmente difendibili: ma rimarrebbero difficilmente difendibili anche con un altro regime.  Dunque, escluderli è stato evidentemente sbagliato. Per la politica internazionale la guida non è il Catechismo. All'alleato non si richiede un certificato penale immacolato, o la condivisione degli ideali consacrati nella nostra Costituzione: è sufficiente che abbia interessi convergenti con i nostri. Gli Stati Uniti non avevano molti ideali o istituzioni comuni con la Russia di Stalin, e tuttavia ne sostennero con enormi forniture militari lo sforzo contro Hitler. Del capitalismo e del comunismo, della libertà e della dittatura si sarebbe parlato dopo. Se il nemico è comune, bisogna accettare anche l'aiuto del diavolo.
Ecco perché bisogna dare interamente ragione al vice ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdolahian quando ha detto: "Il modo migliore per combattere l’Is e il terrorismo nella regione è quello di aiutare e rafforzare i governi iracheno e siriano, che sono coinvolti in una lotta seria contro il terrorismo". Ed ha aggiunto: "La Repubblica islamica dell’Iran non ha aspettato la formazione di una coalizione internazionale, ha [già] fatto il suo dovere". Privarsi del loro aiuto sarebbe una stupidaggine. Ambedue i Paesi hanno confini in comune col cosiddetto Stato Islamico, e ambedue i Paesi hanno un forte interesse a battere i tagliagole di al-Baghdadi: la Siria per sopravvivere, l'Iran per contrastare l'estremismo sunnita e per sostenere gli sciiti dell'Irak. 
È vero che alla Conferenza sono presenti parecchi Stati arabi che hanno interesse a difendersi contro la pretesa del "califfato universale" di al-Baghdadi: ma fondamentalmente essi sono in grado di fornire un sostegno economico, non militare. E pesano l'assenza e la posizione ambigua di Turchia ed Egitto. Forse la prima vuole conquistarsi la posizione di patria e santuario degli integralisti, e forse il secondo ha avuto troppo recentemente dei gravi problemi con la Fratellanza Musulmana. Ma il tempo chiarirà la loro posizione. Comunque, privarsi di due degli Stati più risoluti a combattere la minaccia comune è geopoliticamente un'assoluta, imperdonabile stupidaggine. Ché se poi questa stupidaggine fosse stata richiesta da Obama, questa sarebbe un'altra argomentazione a favore della sua candidatura a peggiore Presidente della storia degli Stati Uniti. Clemenceau ha detto che la guerra è un affare troppo grave per affidarlo ai generali: figurarsi se lo si può affidare ai chierichetti. 
Rimane solo la speranza che quell'esclusione sia soltanto di facciata. Le grandi potenze potrebbero aver pensato che, proprio perché sia la Siria sia l'Iran hanno interesse a combattere lo Stato Islamico, era inutile invitarli, ché tanto sarebbero stati della partita e l'azione comune si sarebbe potuta concordare sottobanco, salvando la faccia. Ma di una simile ipotesi non sappiamo nulla, e affermarla sarebbe temerario.
C'è solo da sperare che da tante parole e da tanti proclami nasca qualcosa di efficace sul terreno.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
15 settembre 2014


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permalink | inviato da giannipardo il 16/9/2014 alle 9:43 | Versione per la stampa
politica estera
12 giugno 2014
d ISIL lusione
Non molti sanno che cos’è o dov’è lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil). E per una volta non si tratta di ignoranza in geografia: infatti quello Stato ancora non esiste. Si tratta semplicemente del tentativo di creare un Paese in cui il fanatismo islamico è legge: insomma un califfato, uno Stato su base religiosa come l’avrebbe voluto Osama bin Laden. Del resto all’inizio l’Isil era esplicitamente affiliato ad al-Qaeda. 
La nuova nazione dovrebbe comprendere l’Iraq (o almeno la sua parte settentrionale), l’intera Siria (ecco perché a volte, invece di Isil si legge Isis, Stato Islamico dell’Iraq e della grande Siria) e, più tardi, anche il Libano. Attualmente essa si scontra col governo di Bashar al Assad ed anche con i ribelli moderati siriani. Inoltre è in conflitto col nuovo Iraq, dove ha già conquistato Falluja, l’importantissima città di Mosul, nel nord, ed infine - notizia di oggi - Baiji, dove c’è la più grande raffineria di petrolio dell’Iraq. È utile notare che l’Isil ha fatto già migliaia e migliaia di morti fra i civili, senza contare i loro stessi kamikaze, e infatti i civili in fuga si contano a centinaia di migliaia.
L’Isil è sunnita e ciò fa sì che il movimento sia destinato a scontrarsi con i numerosi shiiti dell’Iraq (sostenuti dall’Iran shiita), così come già si scontra col regime di Damasco, dominato dalla setta shiita degli alawiti. Oltre lo scontro laici/religiosi c’è dunque la possibilità di uno scontro sunniti/shiiti. Sicché contro il fanatismo degli uni dovremo invocare la teocrazia degli altri. Situazione poco allegra, intricata e dagli sviluppi imprevedibili. Tanto che, per ciò che interessa noi europei, conviene discuterne per tratti generali. 
Il più grande conflitto del Ventesimo Secolo indusse gli Stati Uniti a trasformarsi da grande nazione periferica in potenza mondiale egemone. Inoltre la vittoria li confermò nell’idea che tutti gli uomini, quando hanno sofferto sotto una dittatura sanguinaria, tendono alla libertà e alla democrazia. E i fatti, sul momento, confermarono l’assunto. L’Italia, la Germania e lo stesso Giappone, appena ne ebbero la possibilità, divennero compiute e solide democrazie. Persino l’Unione Sovietica, troppo grande per essere “liberata” dagli Stati Uniti, se pure con molto ritardo, si liberò da sé. A Washington si convinsero che gli irakeni, avendo sofferto l’oppressione di un orrendo dittatore, sarebbero stati felici di vedersi regalare la democrazia. Speravano anche che l’Iraq avrebbe costituito un’utile diga alle mire egemoniche dell’Iran ed un esempio per le folle arabe oppresse. Il calcolo si rivelò interamente sbagliato.
Oltre dieci anni dopo la caduta del dittatore, e dopo aver goduto della democrazia, l’Iraq rischia di divenire uno Stato terroristico e meno laico che ai tempi di Saddam Hussein. Tutto ciò può anche far piacere a chi vuol trattare da imbecilli i governanti di Washington ma rimane lo stupore per il comportamento delle masse islamiche. Se l’Algeria e l’Egitto non sono preda degli estremisti religiosi è perché a costoro la strada è stata sbarrata dai militari, non dagli elettori. Anche in Libia, dopo il balordo e disastroso intervento della Francia, alcuni militari pensano di salvare con la forza la laicità dello Stato. In Siria Bashar al Assad, contro il quale si è schierato il lungimirante Obama,  rispetto ai fanatici dell’Isil somiglia a Montesquieu. Bisogna insomma rassegnarsi ad ammettere che le folle dei Paesi “arabi” preferiscono l’integralismo islamico allo Stato laico e democratico. Preferiscono la sharia al garantismo giuridico occidentale. Preferiscono il burka, le mutilazioni genitali, i matrimoni forzati, la lapidazione delle adultere e tutto l’armamentario dell’Islàm popolare alla vita come è concepita in Occidente. Anche quando fanno di tutto per venire a vivere qui, rischiando anche la vita, è perché sperano di avere senza sforzo i nostri vantaggi materiali, non per cambiare mentalità. Rimangono capaci di trucidare una figlia perché si è convertita al Cristianesimo, perché vuole sposare un giovane non musulmano o semplicemente – è avvenuto anche questo – perché veste all’occidentale. 
È sulla base di tali dati di fatto che bisogna rinunziare all’idea di migliorare la condizione degli islamici e in particolare delle loro donne. I nostri consigli non sono graditi. I nostri stessi aiuti sono sospetti. A volte sono stati anche uccisi dei medici volontari, andati da loro per curare gratuitamente i bambini: è avvenuto a sei oculisti occidentali in Afghanistan. Se vuole, Allah può guarire il tracoma dei bambini e non ha bisogno degli infedeli.
Questi popoli sono diversi da noi e vogliono rimanere diversi da noi. Non ci rimane che evitare di essere costretti ad essere come loro. E da questo imperativo ognuno può trarre i propri corollari. 
Gianni Pardo, pardo.ilcannocchiale.it
11 giugno 2014

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permalink | inviato da giannipardo il 12/6/2014 alle 12:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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