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giannipardo1@gmail.com
23 maggio 2011
FLAVIA VENTO CONDANNATA MA INNOCENTE
Flavia Vento è una bella donna. Molto bella. Naturalmente non per questo si è obbligati a considerarla fornita di grandi doti intellettuali o a trovarla simpatica. E personalmente abbiamo largamente approfittato di questa libertà. Ma se si è dell’opinione che ella sia stata vittima di un’ingiustizia, bisogna pure difenderla.
Il Corriere della Sera (1) ha riferito che sul suo blog la Vento ha dato della “mignotta” ad un’altra signora e l’ha anche accusata di usare “soldi pubblici per acquistare borse e pellicce”. Poi ha ritirato le frasi ingiuriose ma la vittima non si è placata: l’ha denunciata e in conclusione la Vento è stata condannata a un mese di reclusione, a trecento euro di multa per diffamazione e al risarcimento dei danni.
La prima cosa da dire è che il giudice, condannandola solo per diffamazione, è stato clemente. Non solo qui la diffamazione ci sta tutta ma è evidente il reato di calunnia. Vi è infatti l’attribuzione di un illecito molto grave, peculato o malversazione che sia.
Detto questo, però, può seriamente sostenersi che la Vento è innocente in base ad un principio giuridico che sta scritto a chiare lettere in ogni aula di tribunale: “La legge è uguale per tutti”. La norma non può variare secondo che debba essere applicata ad un cittadino piuttosto che ad un altro e, soprattutto, deve valere per tutti i casi simili.
Se un vigile urbano sospetta un suo amico di essere l’amante della propria moglie non potrà multare solo lui - anche se effettivamente in divieto di sosta - senza multare gli altri automobilisti nella stessa situazione. Perché in questo caso l’applicazione della legge avverrebbe non per le finalità che la legge stessa prevede ma per scopi di vessazione privata. Dal punto di vista amministrativo questo si chiama abuso di potere e l’illecito, come si vede, può essere commesso anche mediante un atto perfettamente legale, compiuto per fini diversi da quelli voluti dalla legge.
Oggettivamente (non soggettivamente, il giudice sarà stato in perfetta buona fede) il caso di Flavia Vento rientra in questa fattispecie. In Italia  e forse nel mondo è invalsa l’idea che, sulla Rete, sia lecito scrivere qualunque cosa. Nei blog, nei forum, nei commenti agli articoli, gli adepti di Internet scambiano insulti cocenti,  sarcasmi elaborati, calunnie gravissime e ne gratificano con la più grande generosità gli interlocutori e tutti i personaggi pubblici.  Se Berlusconi dovesse querelare una persona su cento, fra quelli che lo insultano nei blog, avrebbe bisogno di un battaglione di avvocati. Forse di una compagnia. E il risultato sarebbe in primo luogo lo stupore degli accusati: l’andazzo è stato tollerato per anni e non tutti hanno studiato abbastanza diritto per sapere che nessuna legge in Italia va in desuetudine. Dunque tutti reputano – si direbbe “a ragione” – di esercitare il diritto alla libera espressione del proprio pensiero in una zona franca.
Ecco perché Flavia Vento è innocente. Perché ha creduto di esercitare un diritto, riconosciuto a tutti de facto. O lo Stato persegue tutti i colpevoli dello stesso reato che siano stati querelati o proscioglie quella giovane signora per avere agito nella convinzione di disporre di un’esimente. Nell’art.59 del codice penale è contenuta questa frase: “Se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui”. Come possiamo escludere che la Vento reputasse che esistessero queste circostanze, se così pensano tutti? E se tutti si comportano di conseguenza?
Né importa che quelle frasi abbia scritto sul proprio blog, rendendosi così facilmente identificabile. È noto che le miriadi di persone che si nascondono dietro uno pseudonimo (naturalmente chiamato nickname, perché pseudonimo è parola italiana) sono lo stesso identificabili, quanto meno dal server; e la Polizia Postale non avrebbe difficoltà, a pescarli.
Ma forse la stessa Polizia – è ironico ipotizzarlo - pensa anch’essa che quelli che vomitano insulti e parolacce in fondo esercitano il diritto alla libera manifestazione del pensiero.  Se così possiamo chiamarlo.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, pardonuovo.myblog.it
23 maggio 2011

(1)http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_maggio_20/flavia-vento-condannata-per-insulti-blog-190688450579.shtml 
POLITICA
10 dicembre 2010
Gianni Pardo lascia il forum Ok Notizie
Ieri mi hanno scritto gli amministratori del forum per “ricordarmi” alcune regole del forum ed hanno cominciato con le parole: “Gentile utente, stiamo meditando sulla possibilità di assumere una squadra di moderatori con il compito di seguire esclusivamente la sua persona al fine di rendere la sua permanenza su oknotizie la piu' confortevole possibile”. La loro ironia è francamente fuor di luogo. Mi si scrive per minacciarmi il “ban” (“Detto questo la informiamo che non seguiranno ulteriori delucidazioni riguardo il regolamento di oknotizie”) e ci si permette anche di prendermi per i fondelli? Ma con chi credono di avere a che fare? L’ironia è la mia, arma, non loro. E infatti la loro “ironia” sconfina con la sua parente povera: l’irrisione.
Su Ok notizie avrei solo voluto fruire del normale rispetto dovuto ad un uomo perbene e la dirigenza di Ok notizie non me l’ha assicurato. Per  questo la minaccia di “ban” mi aveva lasciato freddo: perché ero già ad un pelo dall’andar via; lo scontro con gli ignoranti e i violenti mi aveva stancato. Ora vedo che sono stati vietati i miei commenti, e non so se corrisponda al “ban”. Certo è che me ne vado.
“Non è consentito innescare flame” e inserire insulti, mi scrivevano. Interessante, parliamone. Ci sono forumisti di sinistra (praticamente tutti) che intervengono a proposito e a sproposito solo per insultare gli altri. Chiunque sia sospettato di votare per il centro-destra  è trattato da servo, leccaculo, disonesto, evasore fiscale, prezzolato, ignorante e qualunque altro insulto venga in mente. Per decine e decine di volte. Ma gli amministratori si sono svegliati per me, inviandomi un commento all’articolo sugli “Odioti”: perché non è lecito trattare da “colpevole di odio fino all’idiozia” chi si comporta così.
Sempre a proposito di “flame”: i personaggi pubblici di centro-destra sono il bersaglio di ogni sorta di contumelie e sono irrisi con i soprannomi più offensivi - anche se spesso sciocchi ed infantili - che si riescano a trovare. Sono free game. Gli si può sparare senza aspettare la stagione della caccia  e questo già nei titoli dei “post”. Non è accendere “flame”, questo? Una volta ho chiesto agli amministratori come tollerassero la cosa - visto che ci sarebbe anche materia per querele - e mi hanno detto che il forum permette la libera espressione delle opinioni. Ebbene: anche questo mio scritto esprime un’opinione. Vedremo se riuscirà a permanere sul forum.
Ma c’è la segnalazione dell’abuso, si dice. Parliamo anche di questo. Se uno lo segnala, o l’insulto rimane lì, oppure è eliminato il giorno dopo e oltre, cioè quando ha ottenuto tutti gli effetti desiderati. E se infine uno, stanco di vedere l’insulto rimanere, risponde, magari con maggiore garbo e stile, il risultato finale, quando si ha, è che siano cancellati ambedue i commenti. Uno si ritrova appaiato ai maleducati e accusato di avere acceso un “flame”.
Per quanto riguarda me personalmente, ho ben capito di avere rappresento un problema. Turbo il quieto vivere dei frequentatori di sinistra. Turbo il pensiero unico dominante. E oggi finalmente convergono la mia volontà di sparire e la volontà di molti frequentatori del forum di vedermi sparire. Così potranno gridare in coro “Abbasso Berlusconi!”
Né so che cosa ci guadagnerà OkNotizie, visto che sono convinto di avere fatto aumentare il successo dei gruppi che ho frequentato. Ma non è affar mio.
Un forum di uomini liberi dovrebbe sanzionare sollecitamente e adeguatamente gli insulti e i “flame” di tutti. Dovrebbe essere aperto, in condizione di parità, alle varie opinioni politiche, con uguali obblighi di urbanità. Diversamente chi lo amministra si dimostra parziale e classicamente “democratico”. Confermando che in certi ambienti non è permesso aprir bocca a chi la pensa diversamente.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
P.S. Ho poi visto che ero stato bandito anche dall'inserimento di testi. Sicché questa risposta non è potuta apparire su quel forum. Ulteriore riprova di democrazia.
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