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POLITICA
2 settembre 2014
IL GUFO E LA CIVETTA
Chi sa di non essere infallibile (alcuni non lo sanno) deve prendere in considerazione l'ipotesi dell'errore. E se è una persona orgogliosa deve porsi anche il problema del modo di ammetterli. La situazione presenta parecchie sfaccettature. Se abbiamo scritto "sopratutto", e sappiamo benissimo che l'ortografia è "soprattutto", basterà scusarsi per l'errore di battitura, Ma se abbiamo scritto celibe, parlando di una donna, la cosa più semplice sarà parlare di storditaggine o di imperdonabile errore, senza comunque negarlo. 
Un caso particolare è rappresentato dalle citazioni e dai riferimenti culturali. Questi rappresentano, in un testo, il richiamo ad un superiore livello di conoscenze e dunque assolutamente non devono essere inesatti. Citare "a orecchio", come faceva il povero Enzo Biagi, espone a una serie continua di cattive figure. 
Più problematico è il caso di una correzione in sé esatta: si dice succubo (succuba, succubi, succube) e non succube (succubi). Nota a cui si può rispondere che i compagni nell'errore sono così numerosi che, democraticamente, batterebbero i paladini della parola giusta. Del resto, chi ha avanzato la correzione sapeva che si dovrebbe dire Tatari e non Tartari?
Gli errori linguistici sono comunque il meno. Giorgio Napolitano, che sostenne e applaudì la repressione della rivoluzione ungherese del 1956, non è certo scusato, se dice che l'ha fatto per obbedienza di partito. Infatti ci fu chi non obbedì, fu estromesso e non rischiò certo di divenire Presidente della Repubblica Italiana.
Infine c'è un genere di errore cui sono per così dire condannati gli editorialisti. Chi compra i giornali d'opinione vuole certo conoscere il significato degli eventi politici ma soprattutto che cosa deve aspettarsi per il futuro. E qui casca l'asino. Il lettore che l'ha chiesto poi - se ha buona memoria - è pronto ad irridere chi a suo tempo fece tutt'altra profezia. Bisogna rinunciare a parlare del futuro? Non esattamente.
I latini dicevano che la storia è maestra di vita. Dal momento che gli uomini - con le loro qualità, i loro limiti, le loro passioni, e i loro errori - sono sempre gli stessi, percorrendo le vicende umane si possono rintracciare delle costanti o almeno delle tendenze sufficientemente sostenute dalla statistica. L'editorialista è nella stessa condizione del bravo medico che, preso atto dei sintomi del malato, li riconduce correttamente ad una data malattia. Se poi in realtà il malato era affetto da un'altra patologia, chi potrebbe fargliene una colpa? Era quello lo stato dell'arte.
Il problema è di grande attualità. Infatti da un lato è ineluttabile che l'attuale crisi economica attuale finisca, anche se in passato c'è stato chi non s'è mai più ripreso(1), dall'altro ci si chiede che cosa riuscirà a fare questo Primo Ministro che un giorno sì e l'altro pure ci sommerge di promesse e di proclami di vittoria. E che ora chiede assurdamente di essere giudicato fra tre anni, dimenticando che Keynes diceva che "in the long run, we are all dead", a lungo termine saremo tutti morti.
Dire che non usciremo mai dalla crisi è sicuramente un errore, ma anche il pessimismo nei confronti di Matteo Renzi potrebbe esserlo. Sia perché egli potrebbe incappare nella soluzione autonoma della crisi, e attribuirsene poi il merito, sia perché - e qui arriva il rischio per l'editorialista - ciò che non è riuscito a nessuno per molti decenni potrebbe riuscire a lui. Come escluderlo?
E tuttavia. Se, anno dopo anno, governo dopo governo, ci siamo sentiti promettere le stesse cose senza mai vederle realizzate, come potremmo crederci ora, che tutti i parametri sono negativi? Non è pessimismo, è cultura. Il fatto che i prodotti per combattere la calvizie siano sempre diversi  corrisponde a dire che non hanno funzionato mai. Se qualcuno affermasse che bagnandosi la testa con l'acqua di una fontanella di un paesino dell'isola di Samoa i capelli ricrescono, la reazione normale sarebbe una risata". Ma se poi la cosa si rivelasse vera, nel giro di poche settimane diverrebbe necessario difendere quella fontanella con l'esercito. E la medicina non negherebbe la cura. Direbbe soltanto: "Non sappiamo come opera, ma funziona".
La cura Renzi potrebbe farci ricrescere i capelli, ma i precedenti giustificano ampiamente l'attuale pessimismo. Ai risultati positivi - sempre possibili, come no? - crederemo quando li vedremo. Quando non riconosce l'omeopatia la medicina ufficiale, non è pessimista. È soltanto realistica, chiede soltanto la verifica dell'efficacia dei farmaci. 
Il pessimismo non trasforma un editorialista in un gufo. Più probabilmente è una civetta, uccello sacro ad Atena, dea della saggezza.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
30 agosto 2014

1) Preghiera ai lettori. Credevo di avere letto, tanti anni fa, che Firenze fu ricchissima e influente in tutta l'Europa finché la sua industria tessile non ebbe concorrenti. Poi, i fiamminghi si misero a produrre "pannilani" (così ho letto) molto meno costosi, Firenze cercò di resistere con l'alta qualità, ma alla fine fu sconfitta e perdette i benefici di quell'attività che l'aveva resa ricca e capitale della cultura e delle arti. Pur cercando su Google, non ho trovato sufficienti riferimenti e… obbedendo al consiglio dell'articolo, non ho inserito il riferimento.


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POLITICA
11 aprile 2014
RENZI E IL TASTO "MUTE"

Dal momento che si possono chiudere gli occhi ma non le orecchie
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Avere un cattivo carattere a volte aiuta a precorrere i sentimenti degli altri. Chi è paziente sopporta ancora una trasmissione televisiva che comincia a mostrare la corda, mentre chi è insofferente è pronto a vedere i difetti di qualunque cosa, si stanca facilmente e cambia canale. Per questo è fra gli antesignani di quelli che poi faranno parlare di “calo degli ascolti”. La sua severità del resto opera in tutte le direzioni. Non reagisce con fastidio soltanto agli show inconsistenti, ma anche a ciò che è ripetitivo, banale, demagogico, o patentemente falso. 
E tuttavia c’è un caso in cui l’insofferenza non permette provvedimenti drastici: il telegiornale. Non si può rinunziare all’informazione. E allora la soluzione diviene un’altra: tenendo conto del fatto che l’intervento dell’ “insopportabile” dura poco, la soluzione è un tasto del telecomando, il “mute”. Il personaggio rimane in video e parla con convinzione, magari altri lo ascoltano devotamente, ma l’insofferente non sente una parola. Anzi, grazie al “mute”, non sente nemmeno un suono: aspetta soltanto che quel tale si tolga di mezzo.
Forse qualcuno ha la curiosità di conoscere la lista dei condannati a recitare la parte dei pesci rossi nel boccale ma purtroppo questi nomi non si possono fare. Si mancherebbe di rispetto ad alcune delle massime autorità e ad alcuni dei più famosi intellettuali, esponendoci così alla fiera disapprovazione dei lettori. Molti di questi sono infatti favorevolmente impressionati dalle parole solenni di certe grandi figure e troverebbero esagerato trattarli da scocciatori, mentre dicono cose bellissime e spesso consolanti. Faremo soltanto un’eccezione alla consegna del silenzio e non perché giudichiamo l’uomo con particolare severità, ma perché non è ancora entrato di diritto nella categoria dei “declassati”, anche se rischia d’entrarci: parliamo di Matteo Renzi. 
Il giovanotto è simpatico e anche bellino, ma in tutte le lingue riguardo a lui si deve esprimere lo stesso concetto: enough is enough, trop c’est trop, demasiado es demasiado, zuviel ist zuviel, il troppo è troppo. Non si può esprimere continuamente un ottimismo panglossiano con lo stile di Münchhausen. Non si può aprire bocca per dare sempre per fatto ciò che non si ancora fatto. Non si può dichiarare disinvoltamente possibile, anzi facile, ciò che le persone di buon senso, anche per amara esperienza, sanno essere impossibile. Alla lunga questa esagerazione è stucchevole. 
Fra l’altro non solo questa tecnica di comunicazione renderà inadeguata e insufficiente qualunque prodezza il governo realizzerà, ma Renzi rischia di somigliare a un caratteristico personaggio dei western di una volta: il bullo che provoca tutti, tanto che lo spettatore aspetta con ansia che il protagonista - mite e schivo - gli dia una storica lezione. Il sentimento comincia ad essere quello. Anche se, a dirla tutta, sulla nostra scena politica questo protagonista, mite e tuttavia capace di grandi cose francamente non si vede. 
L’esagerazione nell’attivismo e nell’ottimismo è irritante. Se qualcuno ci promette intrepidamente la luna, per prima cosa uno si chiede se costui ci creda scemi, poi che cosa creda di ricavare da questa mitologia e infine può essere tentato dal desiderio di vedere l’incauto clamorosamente smentito dalla realtà. Poi però uno pensa che, se Renzi riesce a fare anche una minima parte di ciò che ci fa sperare, sarà sempre grasso che cola e si tende a perdonarlo. 
A perdonarlo sì, ad ascoltarlo no. Non è necessario. Se per lui le parole non hanno peso, figurarsi per noi. Gli diremo infinite volte grazie per quello che farà – se lo farà – ma non per quello che dice. P.G.Battista notava oggi sul “Corriere” che non si parla più delle grandi opere per “l’edilizia scolastica”, semplicemente perché non ci sono i soldi necessari. Come tutti sapevamo già da prima. Ora tutti possiamo gentilmente far finta che non ce ne ricordiamo più; possiamo abbuonare al giovane Primo Ministro l’entusiasmo che lo ha portato a fare promesse che non poteva mantenere, ma sarebbe bene che non perseverasse. Il dito è già sul tasto “mute”.  Presto il brillante ex sindaco potrebbe essere ridotto alle boccacce.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
10 aprile 2014


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permalink | inviato da giannipardo il 11/4/2014 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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