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giannipardo1@gmail.com
22 luglio 2011
CIO' CHE GLI ITALIANI PENSANO DI SÉ
L’immaginario collettivo degli italiani è costantemente lontano dall’epopea perché da secoli noi non crediamo in noi stessi e men che meno nelle nostre istituzioni. Mentre Francia, Inghilterra, Spagna e Austria avevano grandi monarchie nazionali e influivano pesantemente sulla politica europea, l’Italia da un lato era occasionalmente solo un campo di battaglia, dall’altro percepiva il provincialismo dei conflitti interni. Più risse che guerre.  Come collettività gli italiani sentono per se stessi e per i propri governanti una tenace disistima che arriva al pregiudizio.
Scotland Yard, la famosa polizia inglese, in questi giorni è stata coinvolta nello scandalo delle intercettazioni dei giornalisti di Murdoch e gli inglesi ne sono profondamente indignati. Tuttavia quando in Inghilterra si scopre che in un’istituzione c’è del marcio, gli inglesi pensano che il marcio prima non c’era, che ora ci si metterà rimedio e che in futuro tutto tornerà come deve essere. Qui, quando si scopre del marcio, si pensa che c’è sempre stato, che ora si farà la mossa di metterci rimedio e che tutto rimarrà come prima.
Questo atroce pessimismo è anche una conseguenza del fascismo. Un tempo l’Italia era stata una nazione periferica, priva d’importanza politica (“un’espressione geografica”) e anche dopo essere divenuta un Paese unitario si era adattata senza traumi alla sua situazione. Il Fascismo con Mussolini ebbe invece l’ambizione di svegliarla, di darle una grande fiducia in se stessa e nel proprio valore. L’orgoglio del suo passato e la coscienza delle proprie possibilità future. L’impresa era disperata: perfino mio padre, galantuomo placido quant’altri mai, dovette mettersi in divisa e avere al fianco un pugnale col manico nero che finiva con una aggressiva testa d’aquila. Poi la Seconda Guerra Mondiale provocò un tale risveglio dal sogno, una delusione così cocente che si è ricadutati non nel pessimismo nazionale di prima, ma in un inguaribile disprezzo di sé: e da allora l’Italia contiene sessanta milioni di anti-italiani. Un folto gruppo di loro per la verità ama proclamarsi un modello di virtù ma non ne ha alcun titolo: dunque non riesce a farsi credere e si rende soltanto antipatico. Come ha scritto Ricolfi.
L’idea dominante è che noi siamo i peggiori di “tutti”, i più disonesti, i più sporchi, i più disorganizzati, i più corrotti. Non raramente, per condannare qualcosa, si comincia con le parole: “In nessun Paese del mondo…” Come se li avessimo esaminati tutti e come se l’Italia fosse peggiore di tutti loro. In queste condizioni il nostro immaginario collettivo finisce con l’essere deviato: non comprendiamo che, come sarebbe sciocco pensare che siamo tutti buoni e gentili e ci amiamo come fratelli, sciocco sarebbe pure pensare che tutti gli italiani siano corrotti e disonesti. Infatti alcuni, forse spinti dalla carità di patria, fanno una distinzione. Dicono che non sono corrotti e disonesti gli italiani in generale: lo sono i politici, e per loro non trovano parole di condanna abbastanza aspre e definitive.
Non si accorgono di quanto strano sarebbe che da un sacco che contiene solo palline bianche poi, quando servono, escano soltanto palline nere.
È vero, non tutto il mondo è paese. Ci sono cose che vanno peggio da noi che in Francia o in Germania. Ma non è che gli olandesi nascano onesti e noi no. Se in Sicilia o a Napoli la legge è meno osservata, la colpa non è dei siciliani o dei napoletani: è dello Stato che non è presente. Lo Stato non stanga i professori che aiutano i ragazzi agli esami di maturità, i professori non stangano i ragazzi che copiano agli esami, alla fine quei ragazzi crescono con l’idea (giusta) che bisogna fare i propri interessi, quando lo Stato guarda da un’altra parte. E dal momento che cammina sulle gambe di questi ragazzi divenuti uomini, da noi lo Stato guarda sempre da un’altra parte.
Ma forse anche questa è una conseguenza della storia italiana. Dal noi lo Stato spesso era un grande feudo, o il risultato di un’invasione straniera (il sud dopo Garibaldi), oppure era sentito come ipocrita (lo Stato della Chiesa): per una ragione o per un’altra, il divorzio fra Stato e cittadini qui è eterno. Lo Stato è cosa loro, “Cosa Nostra” è la mafia: come potremmo mai batterla?
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it
22 luglio 2011

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permalink | inviato da giannipardo il 22/7/2011 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
10 dicembre 2010
Gianni Pardo lascia il forum Ok Notizie
Ieri mi hanno scritto gli amministratori del forum per “ricordarmi” alcune regole del forum ed hanno cominciato con le parole: “Gentile utente, stiamo meditando sulla possibilità di assumere una squadra di moderatori con il compito di seguire esclusivamente la sua persona al fine di rendere la sua permanenza su oknotizie la piu' confortevole possibile”. La loro ironia è francamente fuor di luogo. Mi si scrive per minacciarmi il “ban” (“Detto questo la informiamo che non seguiranno ulteriori delucidazioni riguardo il regolamento di oknotizie”) e ci si permette anche di prendermi per i fondelli? Ma con chi credono di avere a che fare? L’ironia è la mia, arma, non loro. E infatti la loro “ironia” sconfina con la sua parente povera: l’irrisione.
Su Ok notizie avrei solo voluto fruire del normale rispetto dovuto ad un uomo perbene e la dirigenza di Ok notizie non me l’ha assicurato. Per  questo la minaccia di “ban” mi aveva lasciato freddo: perché ero già ad un pelo dall’andar via; lo scontro con gli ignoranti e i violenti mi aveva stancato. Ora vedo che sono stati vietati i miei commenti, e non so se corrisponda al “ban”. Certo è che me ne vado.
“Non è consentito innescare flame” e inserire insulti, mi scrivevano. Interessante, parliamone. Ci sono forumisti di sinistra (praticamente tutti) che intervengono a proposito e a sproposito solo per insultare gli altri. Chiunque sia sospettato di votare per il centro-destra  è trattato da servo, leccaculo, disonesto, evasore fiscale, prezzolato, ignorante e qualunque altro insulto venga in mente. Per decine e decine di volte. Ma gli amministratori si sono svegliati per me, inviandomi un commento all’articolo sugli “Odioti”: perché non è lecito trattare da “colpevole di odio fino all’idiozia” chi si comporta così.
Sempre a proposito di “flame”: i personaggi pubblici di centro-destra sono il bersaglio di ogni sorta di contumelie e sono irrisi con i soprannomi più offensivi - anche se spesso sciocchi ed infantili - che si riescano a trovare. Sono free game. Gli si può sparare senza aspettare la stagione della caccia  e questo già nei titoli dei “post”. Non è accendere “flame”, questo? Una volta ho chiesto agli amministratori come tollerassero la cosa - visto che ci sarebbe anche materia per querele - e mi hanno detto che il forum permette la libera espressione delle opinioni. Ebbene: anche questo mio scritto esprime un’opinione. Vedremo se riuscirà a permanere sul forum.
Ma c’è la segnalazione dell’abuso, si dice. Parliamo anche di questo. Se uno lo segnala, o l’insulto rimane lì, oppure è eliminato il giorno dopo e oltre, cioè quando ha ottenuto tutti gli effetti desiderati. E se infine uno, stanco di vedere l’insulto rimanere, risponde, magari con maggiore garbo e stile, il risultato finale, quando si ha, è che siano cancellati ambedue i commenti. Uno si ritrova appaiato ai maleducati e accusato di avere acceso un “flame”.
Per quanto riguarda me personalmente, ho ben capito di avere rappresento un problema. Turbo il quieto vivere dei frequentatori di sinistra. Turbo il pensiero unico dominante. E oggi finalmente convergono la mia volontà di sparire e la volontà di molti frequentatori del forum di vedermi sparire. Così potranno gridare in coro “Abbasso Berlusconi!”
Né so che cosa ci guadagnerà OkNotizie, visto che sono convinto di avere fatto aumentare il successo dei gruppi che ho frequentato. Ma non è affar mio.
Un forum di uomini liberi dovrebbe sanzionare sollecitamente e adeguatamente gli insulti e i “flame” di tutti. Dovrebbe essere aperto, in condizione di parità, alle varie opinioni politiche, con uguali obblighi di urbanità. Diversamente chi lo amministra si dimostra parziale e classicamente “democratico”. Confermando che in certi ambienti non è permesso aprir bocca a chi la pensa diversamente.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
P.S. Ho poi visto che ero stato bandito anche dall'inserimento di testi. Sicché questa risposta non è potuta apparire su quel forum. Ulteriore riprova di democrazia.
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