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10 giugno 2011
SANTORO ADORA IL DIO DENARO
Avevo un amico allergico alla retorica e con un forte senso del reale che una volta si trovò a discutere con un tale il quale, ad ogni piè sospinto, ripeteva: “Non è per i soldi, è per il principio”. E lui gli lanciò: “Senta, le do ragione sul principio e lei mi dà i soldi, d’accordo?” Ma l’altro era un uomo da nulla.
Ci sono “mosse” che fanno fare bella figura ma hanno un prezzo altissimo. Un prezzo che bisogna essere disposti a pagare. Le dimissioni per indignazione, per esempio. Se si danno, non bisogna contare sul loro rigetto. E se vengono accettate bisogna rinunziare definitivamente e senza recriminazioni al posto precedente. Enrico Mentana si dimise da direttore del Tg5 perché non gli concessero una serata speciale su un avvenimento d’attualità e fu molto sorpreso quando le dimissioni furono seriamente accettate. Tanto che prima protestò, poi mise in giro la leggenda, tutt’ora viva, che l’avevano licenziato, infine minacciò di far causa per avere il suo vecchio posto. Deprimente. Ha detto Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui”. Analogamente, se si fa la grande mossa, o ci si comporta da eroi, dopo, o non si è nemmeno normali galantuomini. Mentana ormai potrebbe conquistare il Vello d’Oro, quell’episodio lo qualificherà per sempre.
Queste considerazioni tornano in mente leggendo dell’addio di Michele Santoro, in televisione. Ecco la frase fondamentale: “Se il Cda della Rai lo volesse, la prossima stagione io potrei continuare a fare questa trasmissione per un solo euro a puntata”. E il mio amico realista direbbe che il Cda della Rai dovrebbe raccogliere subito il guanto di sfida. Dovrebbe pubblicare oggi stesso un comunicato nel quale si dice che si accoglie la proposta. Santoro è atteso in Rai per firmare il contratto, che sarà uguale al precedente, salvo che per il quantum del consenso. Vorremmo proprio vederlo, il caro Michele, che va a lavorare per un euro a puntata. Anche se, con i circa quattro miliardi e mezzo di lire che la Rai gli ha pagato purché se ne andasse, può lavorare gratis per il resto della sua vita. Ed anche della prossima, se per caso rinasce.
Santoro è un demagogo della specie più smaccata. È capace di dire: “Io non voglio più essere in onda perché lo decidono i giudici” come se i magistrati lo avessero obbligato, mentre è lui che ha fatto di tutto, in primo grado e in appello, perché il magistrato del lavoro obbligasse la Rai a riprenderlo e a mandarlo in onda in prima serata. E soprattutto, se andare in onda per via di sentenza gli fa schifo, perché l’ha fatto, fino ad ora? O per caso questo modo di andare in onda gli fa schifo se confrontato con i due milioni e trecentomila euro che gli ha offerto la Rai?
La realtà è che si attendeva e si attende a giorni la sentenza della Cassazione su questa vicenda di lavoro e ciò significa – con le sentenze dei magistrati non si sa mai – che Santoro rischiava di  essere estromesso dalla Rai senza un soldo. Dunque ha scelto il molto denaro subito, rinunciando ad Annozero, piuttosto di rischiare tutto pur di rimanere in Rai ed assicurare il servizio ai suoi devoti. Altro che puntate ad un euro l’una! Questo è il comportamento, lecito, di chi pone il denaro al di sopra di tutto. Di qualcuno che per non rischiarlo rinuncia a qualunque cosa: e noi non lo criticheremmo, se solo non osasse infliggere al prossimo la retorica del padre ferroviere, la stanchezza del combattente che non ce la fa più a “resistere, resistere, resistere”, e via dicendo. Santoro ha fatto i suoi interessi, come quando ha brigato un’elezione a deputato europeo solo per la paga, non andando praticamente mai a Bruxelles. E fa i suoi interessi oggi. Non si atteggi dunque a predicatore, nel momento in cui il suo comportamento è più eloquente delle sue parole.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, pardonuovo.myblog.it
10 giugno 2011
P.S. Questo articolo merita un P.S. Paolo Garimberti (Direttore della Rai, di sinistra, ex di “la Repubblica”), rispondendo alla proposta di Michele Santoro di lavorare per un euro a puntata ha affernato: “Santoro è uomo Rai e conosce le procedure faccia un progetto e lo presenti al direttore generale, è lei che decide”. Ha anche aggiunto: “Santoro è una star e non può essere retribuito con 1 euro. Il suo contratto va valutato secondo il mercato. Non scherziamo sul lavoro”, ha anche specificato Garimberti, invitando il giornalista a non essere demagogico. Poi il Direttore ha anche criticato l’uso delle telecamere del servizio pubblico per parlare dei propri contratti, “non lo condivido, è fuori regola”. E non gli è bastato. Infatti ha aggiunto velenosamente: “Ora ho capito - ha aggiunto Garimberti - perché ha annullato la conferenza stampa, lì avrebbe avuto un manipolo dei giornalisti, ieri ha parlato ad otto milioni di persone. Io, essendo il presidente della Rai, mi devo accontentare di una conferenza stampa”.
Personalmente bado alla sostanza e secondo me Garimberti, benché chiaramente irritato con Santoro, e benché gli abbia rinviato la sfida (“faccia un progetto e lo presenti”), non è un grande avvocato della propria tesi. Avrebbe dovuto dire seccamente: “Venga a firmare”. Poi avremmo visto.
L’invito a non essere demagogico è nulla in confronto all’invito a firmare un contratto per un euro a puntata. Ma Garimberti non ha preso Santoro sul serio. E ha fatto male. Lui, da giornalista e uomo Rai, sa benissimo che quella del caro Michele era vuota demagogia, ma lo sanno i devoti del Grande Conduttore?




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permalink | inviato da giannipardo il 10/6/2011 alle 10:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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