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POLITICA
5 settembre 2014
L'AVVOLTOIO DEL DISINCANTO
Sulla testa di Matteo Renzi volteggia da tempo, ad ali ferme, l'avvoltoio del disincanto. I gufi sono animali da preda, che il pranzo e la cena se li procurano da sé, uccidendo; gli avvoltoi invece, che pure hanno così cattiva fama, si limitano a tenere d'occhio il territorio: il dramma, nella savana, è sempre all'ordine del giorno e basta aspettare. Se un animale è malato o morente, difficilmente arriverà vivo alla fine della giornata.
Il paragone, parlando di Renzi, è da scongiuri napoletani. E tuttavia questo avvoltoio non augura il male di nessuno, si limita a prevedere e al massimo a far pulizia. In particolare nessuno augura a Renzi di fallire: perché se fallisce lui con lui fallisce la nazione intera. Tanti auguri dunque. Purtroppo, se alziamo gli occhi al cielo, quelle due ali ferme ed eleganti è come se un po' ridessero dei nostri auguri.
La vicenda di questo governo ricorda la fine ingloriosa delle illusioni eroiche e sovrumane. L'agiologia è piena delle storie di santi che hanno digiunato totalmente, per tempi lunghissimi, ma un qualunque medico osserverebbe che o mangiavano di nascosto o sono morti dopo appena qualche settimana. Né miglior fortuna aspetta chi, al Casino, si crede furbo con la "martingala semplice" (raddoppiare sempre la posta, se si è perduto). Questo è il miglior modo per dissipare in poco tempo anche il patrimonio di Creso. Molta gente, più istruita, si limita a dire: "Oggi è la mia giornata fortunata", reinveste la piccola vincita sul tappeto verde, e infine esce dal casinò con meno soldi di quanto ci è entrata. C.v.d. Ognuno dovrebbe parafrasare gli scettici e dirsi realisticamente: "La fortuna non esiste, e se esistesse giocherebbe contro di me".
La realtà, testarda e paziente, aspetta tutti alla fine del percorso, che è sempre in chiave di fine delle grandi illusioni. Le parole più belle del mondo, per un paralitico, sono: "Alzati e cammina!". Ma anche a pronunciarle con entusiasmo l'effetto non è quello che hanno descritto Matteo, Marco o Luca. 
Ma siamo umani. Il bisogno di sentire annunciare miracoli, soprattutto quando non vediamo altre soluzioni, ci rende creduloni. E non molti hanno riso, quando il nostro Matteo ha programmato una grande riforma al mese. Ora la promessa è stata spostata sull'arco dei mille giorni (otto volte tanto) senza neanche chiedere scusa. Ma la gente comincia a credergli meno di prima. Fra l'altro il giovanotto ha l'impudenza di chiedere: "Giudicatemi alla fine di questi giorni". Chiede cioè la licenza di fare eventualmente sciocchezze per quasi tre anni, mentre noi stiamo tutti zitti, per poi magari dirci: "Scusatemi, se la nave è affondata", come se avesse rotto un bicchiere?
Il disincanto è palpabile. Il numero dei perplessi, degli scettici, dei critici e infine dei sarcastici aumenta di giorno in giorno. L'accumulazione delle difficoltà comincia a prevalere sull'ottimismo di un leader che affermava di disinteressarsi sovranamente di cifre e di previsioni, perché la sua volontà avrebbe prevalso su tutto. Tutti avremmo voluto che fosse vero, ma poteva esserlo? È attuale la notizia che gli stipendi dei dipendenti pubblici rimangono bloccati ancora per un anno, contrariamente a quanto dichiarato prima dal governo e dalla ministra Madia. Mancano i soldi, dicono, e le parole non riescono a farli sbocciare dal nulla. Ma tu guarda. Ecco il classico caso della realtà che aspetta alla fine del percorso. Il risultato comunque è la promessa di una quasi-sollevazione di esercito e polizia. Come diceva Massimo Troisi ad un oggetto: "Perché non vieni da me, perché non ti muovi? Che ti costa? Se lo facessi, tutta la mia vita si aggiusterebbe. Forza, muoviti, vieni". Ma la telecinesi è una bufala. Come è una bufala che si possano fare le nozze coi fichi secchi.
La situazione dell'Italia è drammatica. Come scrive Ricolfi, o il governo agisce sul serio, e cade, oppure dura, ma non fa niente. E in ambedue i casi, c'è da chiedersi che ne sarà di noi. Tanta gente sciocca si sta svegliando dall'ipnosi dell'ottimismo a tutti i costi, ma ciò non corrisponde a dire che ora sarà facile imboccare la via della salvezza. Il navigatore di bordo non la indica. E comunque chi ama questo sfortunato Paese non ha come desiderio quello di  veder punito chi ha illuso il prossimo, o di vedere irrisi gli ingenui che gli sono andati dietro: desidera piuttosto che per una volta la realtà sia più ottimista della Tavola Pitagorica, che la statuetta vada verso Troisi, che Matteo Renzi riesca a dire all'economia italiana: "Alzati e cammina!". Anche se i paragoni, a volte, sono veramente devastanti.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
4 settembre 2014


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permalink | inviato da giannipardo il 5/9/2014 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
5 marzo 2014
LA GARA A CHI HA MENO CORAGGIO
Matteo Renzi si è dimostrato un bluff. Peccato
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Quando i media hanno dato la notizia che Matteo Renzi aveva deciso di accettare che si votasse una nuova legge elettorale valida soltanto per la Camera, e non per il Senato, la reazione più naturale è stata: ma è matto? Naturalmente il piccolo privato era costretto a pensare che forse non era abbastanza competente per comprendere il senso dell’operazione. La sorpresa però è stata che, in serata e il giorno dopo, su tutte le televisioni e nei giornali, si sono sentiti soltanto commenti peggio che perplessi. E allora il giudizio negativo non era l’azzardo di un isolato incompetente, era una ovvia, banale conclusione all’altezza di chiunque. Ciò sposta il problema. Se praticamente tutti pensano che quella decisione sia sbagliata, come mai in alto loco l’hanno adottata? Possibile che soltanto nel governo non abbiano visto ciò che tutti vedono?
L’unica conclusione è come sempre che, per comprendere la storia, bisogna far largo posto alla follia e alla stupidità. Era prevedibile che il NCD puntasse i piedi per evitare una legge che alle prossime elezioni probabilmente lo cancellerà dal panorama. Era anche prevedibile che facesse la voce grossa e minacciasse di lasciare la maggioranza. Ma non era prevedibile che Renzi si piegasse al ricatto. Bastava che sfidasse gli alfaniani: “O votate la legge da me concordata con Forza Italia, o fate cadere il governo. Se ne avete il coraggio”. Il NCD doveva essere posto brutalmente dinanzi all’alternativa tra scomparire alle prossime elezioni, quando che siano, o scomparire subito, alle elezioni in questa stessa primavera. Lo spettatore si prospettava una gara di coraggiosi ricatti e invece ha visto una gara a chi era più spaventato. Ha vinto Matteo Renzi.
Pare che Berlusconi abbia detto che il Sindaco ha dovuto piegarsi al volere del suo partito, e che proprio per questo, malgrado il suo “disappunto”, ha continuato a sostenerlo. Ma è facile rispondere. Lo stesso risoluto Renzi che, facendosi forte dei milioni di voti a suo favore nelle primarie, ha preteso la carica di Segretario ed ha bruscamente mandato a casa Enrico Letta, avrebbe potuto ben dire ai colleghi del Pd: “Sapevate benissimo che il programma era questo. Io ho sottoscritto un patto e lo mantengo. Se non vi piace, avete fatto male a concedermi la fiducia. Ora fate cadere il governo, se ne avete il coraggio”. Chi avrebbe scagliato la prima pietra?
Quando non si tratta di parlare ma di agire, “il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare”. E Renzi, fino ad ora, è stato una cocente delusione. Da questo momento, o concorderà tutti i provvedimenti con un NCD che ha la sensazione di tenere il coltello dalla parte del manico, o non potrà governare. Infatti, se realmente riuscisse a far votare questa mezza legge, e se poi il governo cadesse lo stesso, il risultato potrebbe essere assurdo. Il Globo Terracqueo riderebbe di noi fino a sganasciarsi. 
Da oggi l’attuale Primo Ministro sarà obbligato ad evitare le elezioni a qualunque costo. Naturalmente ciò non gli dispiacerà affatto; come non dispiacerà al NCD, che in questa occasione ha vinto un mirabolante piatto di poker; ma tutti questi signori si sono soltanto procurato qualche mese di un miserabile potere annegato fra le spinte contrapposte, i veti incrociati, e gli interessi di bottega. Mentre l’Italia continua ad affondare.
Se questo è il nuovo, è un peccato che Giulio Andreotti sia morto. Avesse cent’anni, sarebbe sempre più valido, come uomo di Stato, di tutti questi nani che vediamo all’opera.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
5 marzo 2014



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permalink | inviato da giannipardo il 5/3/2014 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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