.
Annunci online

giannipardo1@gmail.com
politica estera
6 luglio 2014
IL NUCLEARE IRANIANO
Un articolo del Segretario di Stato John Kerry
Il 20 luglio, il termine ultimo per negoziare un accordo generale sul programma nucleare iraniano, si sta avvicinando rapidamente.  Durante tutto il tempo, questi negoziati hanno riguardato una scelta dei leader dell’Iran. Essi possono essere d’accordo sui passi necessari per assicurare al mondo che il programma nucleare del loro Paese sarà esclusivamente pacifico e non sarà usato per costruire un’arma, oppure possono sprecare una storica occasione di por termine all’isolamento economico e diplomatico dell’Iran e di migliorare le vite del loro popolo. La diplomazia e la responsabilità del potere sono caratterizzate da passi difficili, ma questo non dovrebbe essere uno di loro. I funzionari iraniani hanno affermato  ripetutamente e senza ambiguità che essi non hanno intenzione di costruire un’arma atomica e che le loro attività nucleari tendono esclusivamente a rispondere a bisogni civili. Assumendo che ciò sia vero, non è un’affermazione difficile da provare. 
Gli Stati Uniti e i loro partner hanno dimostrato all’Iran quanto siano seri. Durante i negoziati per raggiungere il Piano Congiunto d’Azione noi abbiamo teso la mano agli iraniani e li abbiamo incontrati direttamente per capire che cosa gli iraniani desiderano dal loro programma nucleare. Insieme con i nostri partner internazionali, abbiamo contribuito a creare una soluzione che permetterebbe all’Iran di avere un programma nazionale esclusivamente per scopi pacifici. Ed abbiamo dimostrato che eravamo flessibili, offrendo uno sgravio finanziario. Lungo tutti questi negoziati, i negoziatori iraniani sono stati seri. L’Iran ha anche smentito le aspettative di alcuni tenendo fede agli obblighi assunti col Piano Congiunto d’Azione, la qual cosa ci ha concesso tempo e spazio perché dei negoziati di ambito generale potessero procedere. Specificamente, l’Iran ha eliminato le sue scorte di uranio arricchito ad alti livelli, ha limitato la sua capacità di arricchimento non installando o non facendo partire ulteriori centrifughe, si è astenuto dall’effettuare ulteriori passi nelle sue capacità di arricchimento di reattori di acqua pesante, e ha permesso nuove e più frequenti ispezioni. In cambio di ciò, l’Unione Europea e le grandi potenze più una (5+1) hanno fornito un limitato sgravio finanziario all’Iran, anche se l’architettura delle sanzioni internazionali e la grande maggioranza delle stesse sanzioni sono rimaste fermamente al loro posto. 
Ora l’Iran deve scegliere. Durante i negoziati di ambito generale, il mondo non ha chiesto all’Iran nulla di più che sostenere le proprie parole con azioni concrete e verificabili. Lungo molti dei recenti mesi, abbiamo proposto una serie di misure ragionevoli, verificabili e facilmente realizzabili, che da un lato avrebbero assicurato che l’Iran non può ottenere un’arma nucleare e che il suo programma è limitato a scopi pacifici; dall’altro, che in cambio all’Iran sarebbe stato concesso un graduale sollievo dalle sanzioni collegate al nucleare. Che cosa sceglierà l’Iran? Malgrado molti mesi di discussioni, ancora non lo sappiamo. Certo sappiamo che esistono sostanziali discrepanze fra ciò che i negoziatori iraniani dicono di essere disposti a fare, e ciò che essi fanno per raggiungere l’accordo di ambito generale.  Sappiamo che al loro ottimismo ufficiale, riguardo al possibile risultato finale di questi negoziati, non hanno corrisposto, fino ad oggi, le posizioni che hanno chiaramente espresso dietro le porte chiuse.
Queste discrepanze non sono provocate da richieste eccessive da parte nostra. Al contrario, i negoziatori degli Stati Uniti e dei 5+1 hanno ascoltato con molta attenzione le domande e le preoccupazioni dell’Iran ed hanno mostrato fin dove possibile la flessibilità compatibile con i nostri scopi fondamentali in questi negoziati. Abbiamo lavorato molto da vicino con l’Iran per stabilire un percorso  per un programma che corrisponde a tutti i requisiti per scopi pacifici e civili.
Rimane una discrepanza, comunque, fra l’intento professato dall’Iran, riguardo al suo programma nucleare e,  ad oggi, il contenuto attuale di quel programma. Il dislivello fra ciò che l’Iran dice e ciò che ha fatto rende evidente perché questi negoziati sono necessari e perché, per cominciare, la comunità internazionale si è trovata d’accordo nell’imporre sanzioni.
La pretesa dell’Iran che il mondo dovrebbe semplicemente fidarsi delle sue parole ignora il fatto che l’Agenzia per l’Energia Atomica ha riferito che dal 2002 ci sono state dozzine di sue violazioni degli obblighi internazionali di non- proliferazione, a cominciare dall’inizio degli anni Ottanta. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha risposto adottando quattro risoluzioni ai sensi del Capitolo VII. Esigendo che l’Iran compisse i passi necessari per mettere rimedio a tali violazioni. Questi argomenti non possono essere messi da parte; ad essi gli iraniani devono porre rimedio  se è vero che si deve raggiungere una soluzione di ambito generale. Queste non sono le attese di nessun Paese in particolare ma della comunità delle nazioni. Per concedere che le sanzioni siano tolte il mondo sta semplicemente chiedendo all’Iran di dimostrare che le sue attività nucleari sono ciò che esso dichiara che esse sono.
Nove mesi fa, il Presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, ha scritto nel Post che “La politica internazionale non è più un gioco a somma zero ma un’arena multidimensionale dove la cooperazione e la competizione spesso si verificano simultaneamente… ci si aspetta che i leader del mondo siano le guide nel trasformare le minacce in occasioni”. È stato in questo spirito che il Presidente Obama ha impegnato gli Stati Uniti  nell’esplorazione della possibilità di una soluzione negoziata dello stallo nucleare iraniano. Ci siamo impegnati in questo processo negoziale perché pensavamo che avesse una reale possibilità di successo. E ancora ce l’ha, ma il tempo sta per finire.
Se l’Iran è capace di adottare queste scelte, vi saranno esiti positivi per il popolo iraniano e per la sua economia. L’Iran  potrà usare il suo notevole know-how scientifico per la cooperazione internazionale nel campo del nucleare civile. Le imprese potrebbero tornare in Iran, portando posti di lavoro, i capitali di cui c’è tanto bisogno e molti altri beni e servizi. L’Iran potrebbe avere un maggiore accesso al sistema finanziario internazionale. Il risultato sarebbe un’economia iraniana che comincia a crescere ad un ritmo significativo e sostenibile, facendo largamente progredire il livello di vita della popolazione iraniana. Se l’Iran non è disposto a far ciò, le sanzioni internazionali si aggraveranno e si approfondirà l’isolamento dell’Iran.
I nostri negoziatori lavoreranno costantemente, a Vienna, da ora al 20 luglio. Bisognerà forse fare una maggiore pressione sui tempi. Ma nessun prolungamento è possibile a meno che non ci sia l’accordo di tutte le parti, e gli Stati Uniti e i loro partner non consentiranno un prolungamento solo per permettere ai negoziati di trascinarsi ulteriormente. L’Iran deve mostrare un’autentica disponibilità a rispondere alle legittime preoccupazioni della comunità internazionale, nel tempo che rimane.
In questo mondo turbato non si ha spesso la fortuna che emerga la possibilità di raggiungere pacificamente un accordo che risponda alle necessità essenziali e pubblicamente proclamate da tutte le parti, di far sì che il mondo sia più sicuro, che si allentino le tensioni regionali e si permetta una maggiore prosperità. Abbiamo una simile occasione e uno storico successo è possibile. È una questione non di possibilità ma di volontà politica e di provare le proprie intenzioni. È una questione di scelte. Speriamo che tutti scelgano con saggezza.
(Traduzione di Gianni Pardo)
 (1)http://www.washingtonpost.com/opinions/iranian-nuclear-deal-still-is-possible-but-time-is-running-out/2014/06/30/8510fbe2-0091-11e4-8fd0-3a663dfa68ac_story.html?wpisrc=nl_headlines

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. kerry iran nucleare negoziati

permalink | inviato da giannipardo il 6/7/2014 alle 6:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 ottobre 2011
I BATTISTI DI SINISTRA

L'uomo si distingue dagli animali perché ha la parola, si dice. Questo grandissimo vantaggio – senza il quale la civiltà non si sarebbe sviluppata – ha però i suoi inconvenienti. Il primo è che prendiamo le parole troppo sul serio. Per molti esse non sono mere convenzioni, per cui ciò che noi chiamiamo sedia per i tedeschi è Stuhl, ma elementi inerenti a ciò chedesignano. Al punto che la parola diviene per così dire sostanza. Questo spiega perché presso certi primitivi il nome delle persone è segreto e si usano dei soprannomi. Lo scopo è evidente: se la gente sa che mi chiamo Guido, e maledice Guido, chissà che cosa mi può capitare. Se mi faccio chiamare Aldo, possono maledire Aldo quante volte vogliono, non sono io. Questo pregiudizio non potrebbe esistere se le parole non valessero di per sé.

Purtroppo questa tendenza a lasciarsi suggestionare dalle parole non è solo dei selvaggi. I pubblicitari sanno benissimo che una parte dei consumatori non si fida delle novità e teme di essere avvelenata dall'industria moderna: e allora battezza i propri “biscotti della nonna”, pur fabbricandoli con le stesse tecniche e gli stessi prodotti della linea di biscotti denominati “NewStar”. I consumatori sospettano certo che un nuovo profumo non rende affascinanti in modo irresistibile nei confronti dell'altro sesso, ciò malgrado preferiranno "Incantesimo" all'altro prodotto pubblicizzato come: “Fragranza”. Penseranno anzi: “E ci mancherebbe pure che puzzasse!”

Anche con le ricerche demoscopiche bisogna stare attenti. Non bisogna mai chiedere: “Siete soddisfatti del vostro reddito?”, perché tutti credono che nessuna persona seria è mai ottimista e contenta, e poi, dicendo “sono soddisfatto” temono di star dicendo: “No grazie, non ho bisogno di nessun aumento di stipendio”. Nello stesso modo è inutile chiedere: “State meglio oggi o in passato?”, perché, quand'anche gli interrogati non potessero negare di star meglio, direbbero che: “Un tempo c'era più onestà”, “Un tempo la vita era più autentica”, “Un tempo i politici non erano disonesti e incapaci come oggi”. Those golden days, dicono gli anglosassoni, quegli anni d'oro, sempre imbattibili. Chi facesse questo genere di domande starebbe solo collezionando risposte scontate per dare addosso al governo.

I maestri nel maneggio delle parole sono i religiosi e i politici. Dei primi sarà bene non parlare, per rispetto dei credenti, ma i secondi meritano applausi a scena aperta. Costoro sanno che la gente non legge, è platealmente ignorante anche quando è laureata, e non s'interessa di politica. Dunque non c'è mai da temere che s'informi per sapere come stanno le cose. Ecco perché la demagogia è di lana grossa: non si tratta d'imbrogliare menti sveglie e attente, ma persone che a quel problema dedicano un secondo o poco più e si fermano alla prima parola che incontrano.

In Italia abbiamo avuto un eccezionale esempio di questo atteggiamento nel 1953. Fu proposto un premio di maggioranza per la coalizione che avesse raggiunto il 50% (dicesi cinquanta per cento) dei voti, assegnandole il 65% dei seggi, e la legge, se fosse entrata in vigore ci avrebbe evitato il ridicolo e il malgoverno di quarant'anni di esecutivi effimeri. Ma la sinistra, che da quella legge si vedeva togliere un notevole potere di interdizione, ebbe l'abilità di denominarla “legge truffa” ed essa non passò. Chi potrebbe essere a favore di una truffa?

Col tempo gli italiani non sono diventati più furbi. Poi si è chiesto un paio di volte agli italiani se fossero a favore dell'energia nucleare e la risposta è stata ovvia: “Nucleare? Ma nucleare è stata la bomba di Hiroshima! Dovrei votare per la morte dei miei figli?”

L'ultima prodezza di questi provetti battezzatori di sinistra è di questi giorni. L'Europa e il buon senso hanno richiesto che la si smettesse con l'inamovibilità dei lavoratori superprotetti e illicenziabili (che non sono tutti!) anche quando l'impresa non ha più bisogno di loro, ma i nuovi Giovanni Battista, tutt'altro che vox clamantis in deserto, hanno battezzato le nuove norme “licenziamenti facili” e questo garantirà il successo della loro opposizione. Chi mai potrebbe essere a favore dei licenziamenti facili? La gente si fermerà a quelle due parole e tradurrà il concetto così: "Da domani tutti potranno essere licenziati, anzi forse tutti lo saremo. E i miei figli moriranno di fame". Anathema sit.

I licenziamenti facili non devono passare e non passeranno. Magari passerà l'Italia. A miglior vita.

Gianni Pardo,giannipardo@libero.it , www.DailyBlog.it


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. legge truffa nucleare licenziamenti facili

permalink | inviato da giannipardo il 29/10/2011 alle 16:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
ECONOMIA
15 giugno 2011
ENERGIA: PERDERE SUL ROSSO E SUL NERO
Gli alchimisti cercavano il modo di trasformare un metallo vile in oro. Sogno impossibile? Nient’affatto. Se quei proto-scienziati fossero vissuti alcuni secoli avrebbero avuto la soddisfazione tecnica di vedere che l’alchimia, perduto l’articolo arabo, era stata capace di realizzare il loro progetto. Purtroppo avrebbero anche avuto la delusione di constatare che l’oro così prodotto costa più di quello che si compra in gioielleria.
Per quanto riguarda l’energia, il problema è fondamentalmente economico. È vero, si può produrre elettricità con le maree, col vento, col sole, con le biomasse e chissà con che altro ancora, ma se in fin dei conti l’energia così prodotta costa più di quella che si può produrre bruciando carbon fossile o gas, è inutile stare a parlarne. È come l’oro di sintesi. L’economia prevale sempre e, se non prevale, impoverisce tutti.
Molti credono che si tratti di un problema “culturale” nel senso che bisognerebbe insegnare alla gente l’idea che l’energia va risparmiata e, se possibile, addirittura prodotta. “Installate dei pannelli fotovoltaici sui vostri tetti e sarete voi a vendere elettricità all’Enel piuttosto che comprarla”. Bellissimo messaggio. Come mai non abbiamo tutti pannelli fotovoltaici sui tetti? La risposta è semplice: visti i costi e i ricavi, quel messaggio è economicamente falso. O, bene che vada, richiede un investimento che non tutti si possono permettere.
Da duemila anni il messaggio evangelico è “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma di fatto gli uomini come se stessi continuano ad amare solo se stessi. Sempre da duemila anni la Chiesa predica che il sesso è permesso solo nell’ambito del matrimonio e solo per procreare, ma la gente continua a godere del sesso per il sesso, anche fuori dal matrimonio. Morale: se una cosa non ti piace, il fatto che te la predichino non ti indurrà a farla, e se una cosa ti piace, anche se te la vietano, se puoi te la godi. Trasponendo gli esempi in economia, se i pannelli fotovoltaici facessero risparmiare sulla bolletta della luce, li compreremmo anche di contrabbando, se invece costano carissimi, non se ne parla: meglio pagare la bolletta e poi si vedrà.
Ulteriore riprova, lo Stato concede dei contributi, a chi installa quei pannelli. E qui la domanda è semplice: avrebbe necessità di farlo, se quella tecnica fosse effettivamente appetibile? Senza dire che, concedendo quei contributi esso usa il denaro versato da gente che quei pannelli non li voleva e non li vuole.
In campo energetico bisogna partire non dall’ideologia ma dal dato finale, il costo del kWh. Inutile chiedersi quale sarebbe la migliore forma di produzione dell’energia: di fatto, per il costo del kWh il carbone e il gas sono imbattibili. Al passaggio, tanto di cappello all’energia idroelettrica: è redditizia e non inquina ma non può essere incrementata indefinitamente e in Italia abbiamo già raggiunto il limite.
Già, c’è anche l’energia nucleare: ma gli italiani sono disposti a fare una guerra pur di impedirla. Dunque inutile parlarne. Che sia non inquinante, economicamente concorrenziale e straordinariamente sicura non importa: in Italia la sappiamo più lunga di tutti gli altri.
Alla resa dei conti, siamo fermi alla situazione attuale: importazione di combustibili fossili. La soluzione delle energie alternative è, come l’oro sognato dagli alchimisti, scientificamente possibile ma economicamente sbagliata. Benché gli ecologisti, i verdi e sognatori vari si prodighino nel truccare le cifre, questa è la nuda verità. Non solo la provano gli scienziati che non appartengono a quella chiesa, ma la prova nel modo più innegabile questo fatto: se le energie alternative fossero concorrenziali, avrebbero già vinto. Se invece, come la castità, bisogna predicarle, è segno che non sono economicamente appetibili. I mulini a vento girano con un vento che non sempre c’è. Per non parlare del Sole, che ha la brutta abitudine di assentarsi per più di dodici ore al giorno, in inverno. E la stessa Usine Marémotrice de la Rance, che in Francia sfrutta la maree, pur contando su un fenomeno prevedibile e costante, è rimasta l’unica.
Il no al nucleare significa soltanto che avremo bollette care, inquinamento atmosferico ed energia nucleare importata dalla Francia. Ma non morremo di radiazioni italiane. Già, perché una disgrazia in Francia, con i prevalenti venti da Ovest non mancherebbe di provocare disastri nella Pianura Padana e oltre. Ma non sarebbero radiazioni italiane: che cosa si vuole di più?
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, pardonuovo.myblog.it
15 giugno 2011


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. NUCLEARE ENERGIE ALTERNATIVE

permalink | inviato da giannipardo il 15/6/2011 alle 18:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
SCIENZA
17 marzo 2011
IL NUCLEARE IN ITALIA
Ci sono argomenti su cui l’uomo della strada non sa che opinione avere: si tratta infatti di problemi scientifici per i quali non ha una qualificazione. Per giunta i “competenti” non sono d’accordo fra loro.  Magari nove la pensano in un modo e uno, eretico, la pensa in modo opposto: ma dal momento che al talk show sono invitati in due, sembra che ci siano due opinioni più o meno equivalenti.
E tuttavia c’è un modo per districarsi, in questa foresta di dubbi: almeno nei casi in cui si dispone della “riprova obiettiva”.
Prendiamo l’omeopatia. Se se ne discute in televisione, c’è il medico omeopata che difende a spada tratta la sua pratica sanitaria e il medico classico per il quale l’omeopatia è una presa in giro. Di chi fidarsi? Semplicemente del fatto che l’omeopatia non fa parte della medicina ufficiale. Se si osservasse che chi mangia ravanelli conditi con molto aceto in capo a tre settimane guarisce dal cancro alla prostata, gli oncologi prescriverebbero ravanelli con molto aceto e la cura con i ravanelli entrerebbe nella farmacopea. I medici ammetterebbero: “Non sappiamo perché funziona ma funziona”. Il cancro alla prostata diverrebbe fastidioso come un raffreddore. Non è un paradosso. Nel corso dei secoli si sono usate piante medicinali - per esempio la digitale e la belladonna - senza avere la più pallida idea del meccanismo biochimico con cui operavano. Se l’omeopatia funzionasse, sarebbe accolta a braccia aperte dalla medicina ufficiale. Invece i suoi eventuali benefici sono dovuti all’effetto placebo, che non supera il controllo cosiddetto “a doppio cieco”. Checché se ne dica in televisione.
Un secondo esempio. C’è chi dice che la marijuana non è più pericolosa del tabacco. Forse lo è anche meno. E c’è chi dice che la fine del proibizionismo debellerebbe il traffico degli stupefacenti, con tutti i delitti che comporta. Del resto, chi si vuole drogare, si droga già oggi. Ragionamenti validi? Può darsi. Ma chi non è addentro al problema dispone anche qui della “riprova obiettiva”. Se tutti i governi del mondo sono proibizionisti, se perfino quelli che per qualche tempo sono stati molto tolleranti, come l’Olanda, hanno fatto marcia indietro, non è più semplice pensare che i proibizionisti abbiano ragione? Possibile che abbia ragione solo questo signore che in televisione vuole liberalizzare l’eroina e abbiano torto tutti gli scienziati e tutti i governi? Non saremo tossicologi ma, a lume di naso, meglio fidarsi di chi è responsabile della collettività.
Infine gli ogm e il nucleare. Per gli ogm, molti vorrebbero bandirli “perché un giorno si potrebbe venire a sapere che sono nocivi”. Come per esempio si è saputo per l’amianto. Dimenticando che, con questo ragionamento, dal momento che “tutto” potrebbe rivelarsi nocivo, bisognerebbe fare a meno di tutto. Della plastica, del pepe, del gas per cucinare, delle pile del telecomando, per non parlare dello stesso telecomando che sicuramente è una sorta di raggio della morte, se è capace di accendere e spegnere il televisore.
Il principio di precauzione è una baggianata. Invita a privarsi di ciò che “potrebbe far male” e non si occupa di qualcosa che a volte uccide: stiamo parlando dell’automobile. Perché le persone prudentissime non vanno sempre a piedi? Non ci si preoccupa dei rischi certi, come l’alcool o l’uso dei coltelli, e ci si preoccupa degli organismi geneticamente modificati, dimenticando che sono ogm anche il grano che crediamo “naturale” e perfino il barboncino e il sanbernardo, modificazioni genetiche (per via di selezione) del cane originario.
Per le centrali nucleari si pretende un “rischio zero” che nessuno può assicurare: le case possono crollare, le operazioni chirurgiche si possono concludere con un decesso, un viaggio in treno può anche essere un viaggio verso il cimitero. Il rischio zero non esiste. Inoltre il nucleare è stato adottato in tutto il mondo (in Europa abbiamo 143 centrali) e l’Italia, che pure non beneficia di questa fonte di energia, è sottoposta ai suoi eventuali rischi. Se ci fosse un incidente, non solo la nube tossica arriverebbe anche da noi, ma avvelenerebbe più noi che i savoiardi: infatti i venti prevalenti, da ovest, spingerebbero la radioattività verso l’Italia.
La riprova obiettiva non lascia dubbi. Se hanno optato per il nucleare tanti Paesi, persino la linda Svizzera, persino la Russia che ha sofferto di Chernobyl, perfino il Giappone che ha subito due bombardamenti atomici, è segno che, anche se bisogna occuparsi della sicurezza, gli anatemi pregiudiziali sono fuor di luogo. Inoltre, se Antonio Di Pietro è risolutamente contro, è chiaro che bisogna essere a favore.



Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
17 marzo 2011


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. italia giappone nucleare atomica dipietro

permalink | inviato da giannipardo il 17/3/2011 alle 9:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
21 febbraio 2010
LE ENERGIE ALTERNATIVE NON SONO ALTERNATIVE
Ci sono “ragionamenti imbattibili” che consentono di risolvere un problema senza approfondirlo. Se qualcuno sostiene di poter prevedere il futuro, gli si chieda di prevedere i sei numeri dell’Enalotto.  E se non lo fa, nemmeno quando la ricompensa è una barca di milioni di euro, è segno che non lo può fare. Anzi, che nessuno lo può fare. Il resto sono chiacchiere, in particolare quelle di chi pretende di dirvi se vi sposerete una o due volte, se vivrete a lungo o avrete un accidente prima dei cinquanta - cose complicatissime e   impossibili da prevedere – e poi non indovina sei miseri numeri. Coloro che parlano di prevedere il futuro o sono degli illusi o sono degli imbroglioni. Ed è meglio scommettere sulla seconda opzione.
Qualcosa di analogo, come ragionamento, si può fare per le energie alternative. Ogni volta che si discute di questo problema, i più competenti, da ambo le parti, tirano fuori sfilze di numeri e di percentuali da dare le vertigini.   E tuttavia – sempre in base al “ragionamento imbattibile” – la discussione è una perdita di tempo. Infatti, se una scoperta è valida, si afferma senza che sia necessario strapazzarsi. Chi ha propagandato la penicillina? Nessuno. Non è stato necessario. All’inizio la gente si è precipitata ad accaparrarsela, fino a creare il mercato nero: chi ha dimenticato il film “Il Terzo Uomo”?
Una scoperta valida finisce con l’affermarsi anche quando va contro la morale, malgrado i grandissimi ostacoli opposti dalla Chiesa, dai benpensanti e, perché no? dalle industrie interessate a vendere il vecchio prodotto. È avvenuto con il telescopio, con la ginecologia e con cento altre scoperte. Per giunta, nel caso delle energie alternative non c’è nessun problema morale: ché anzi l’atteggiamento corrente fa ritenere proprio più lodevoli e desiderabili queste energie rispetto a quelle tradizionali.
Ecco la sintesi: se le energie alternative fossero alternative – se cioè presentassero costi e ricavi almeno comparabili alle fonti tradizionali – avrebbero già prevalso. Visto che non hanno prevalso, non sono alternative.
Se un sistema di produzione fosse in grado di creare elettricità a costi inferiori a quelli attuali, nessun paese terrebbe in funzione le centrali a carbone, e soprattutto quelle a gasolio e a metano: beni, questi, che bisogna importare, con danno sia dell’erario che dell’indipendenza nazionale. Non solo: dal momento che è stata liberalizzata la produzione dell’elettricità – prova ne sia che si può installare un sistema fotovoltaico sulla terrazza di casa propria, se pure col contributo dello Stato, rivendendo poi all’Enel l’eccesso di elettricità prodotta – che cosa vieterebbe ad un’ impresa di produrre energia elettrica a costi inferiori, vendendola sul mercato? Se questo non avviene è segno che la produzione di elettricità con energie alternative non è concorrenziale. Il kilowatt costa di più se prodotto col vento o col sole di quanto costi se prodotto col metano, col carbone e soprattutto col nucleare. Su questo non ci piove.
Gli ecologisti ed altri fanatici religiosi a questo punto dicono: “È colpa degli Stati, che non vogliono investire nella ricerca! È colpa degli Stati, che non danno adeguati contributi a chi vuole creare impianti ad energia eolica o solare!” E con ciò stesso confessano che le loro energie non sono alternative. Infatti è come se prima dicessero che un paralitico può camminare e poi chiedessero allo Stato di spingere la sedia a rotelle.
Oggi le energie alternative hanno due insuperabili difetti: una produzione discontinua e un kilowatt più costoso di quello prodotto con i metodi tradizionali. Quando gli scienziati “verdi” renderanno veramente competitivi i sistemi che oggi propagandano, da un lato avranno ragione, e ne saremo tutti lieti, dall’altro vinceranno la battaglia in concreto. Fino ad allora, malgrado le loro lauree, sono sognatori incapaci di far di conto.
L’uomo medio preferisce pagare di meno il kilowatt prodotto da un impianto “cattivo” che pagare di più il kilowatt prodotto da un impianto “buono”. Sarà immorale, ma per tutti, come il denaro che Vespasiano ricavava dalla tassa sugli orinatoi, il kilowat non olet.
Gianni Pardo
giannipardo@libero.it
21 febbraio 2010
POLITICA
21 febbraio 2010
LE ENERGIE ALTERNATIVE NON SONO ALTERNATIVE
Ci sono “ragionamenti imbattibili” che consentono di risolvere un problema senza approfondirlo. Se qualcuno sostiene di poter prevedere il futuro, gli si chieda di prevedere i sei numeri dell’Enalotto.  E se non lo fa, nemmeno quando la ricompensa è una barca di milioni di euro, è segno che non lo può fare. Anzi, che nessuno lo può fare. Il resto sono chiacchiere, in particolare quelle di chi pretende di dirvi se vi sposerete una o due volte, se vivrete a lungo o avrete un accidente prima dei cinquanta - cose complicatissime e   impossibili da prevedere – e poi non indovina sei miseri numeri. Coloro che parlano di prevedere il futuro o sono degli illusi o sono degli imbroglioni. Ed è meglio scommettere sulla seconda opzione.
Qualcosa di analogo, come ragionamento, si può fare per le energie alternative. Ogni volta che si discute di questo problema, i più competenti, da ambo le parti, tirano fuori sfilze di numeri e di percentuali da dare le vertigini.   E tuttavia – sempre in base al “ragionamento imbattibile” – la discussione è una perdita di tempo. Infatti, se una scoperta è valida, si afferma senza che sia necessario strapazzarsi. Chi ha propagandato la penicillina? Nessuno. Non è stato necessario. All’inizio la gente si è precipitata ad accaparrarsela, fino a creare il mercato nero: chi ha dimenticato il film “Il Terzo Uomo”?
Una scoperta valida finisce con l’affermarsi anche quando va contro la morale, malgrado i grandissimi ostacoli opposti dalla Chiesa, dai benpensanti e, perché no? dalle industrie interessate a vendere il vecchio prodotto. È avvenuto con il telescopio, con la ginecologia e con cento altre scoperte. Per giunta, nel caso delle energie alternative non c’è nessun problema morale: ché anzi l’atteggiamento corrente fa ritenere proprio più lodevoli e desiderabili queste energie rispetto a quelle tradizionali.
Ecco la sintesi: se le energie alternative fossero alternative – se cioè presentassero costi e ricavi almeno comparabili alle fonti tradizionali – avrebbero già prevalso. Visto che non hanno prevalso, non sono alternative.
Se un sistema di produzione fosse in grado di creare elettricità a costi inferiori a quelli attuali, nessun paese terrebbe in funzione le centrali a carbone, e soprattutto quelle a gasolio e a metano: beni, questi, che bisogna importare, con danno sia dell’erario che dell’indipendenza nazionale. Non solo: dal momento che è stata liberalizzata la produzione dell’elettricità – prova ne sia che si può installare un sistema fotovoltaico sulla terrazza di casa propria, se pure col contributo dello Stato, rivendendo poi all’Enel l’eccesso di elettricità prodotta – che cosa vieterebbe ad un’ impresa di produrre energia elettrica a costi inferiori, vendendola sul mercato? Se questo non avviene è segno che la produzione di elettricità con energie alternative non è concorrenziale. Il kilowatt costa di più se prodotto col vento o col sole di quanto costi se prodotto col metano, col carbone e soprattutto col nucleare. Su questo non ci piove.
Gli ecologisti ed altri fanatici religiosi a questo punto dicono: “È colpa degli Stati, che non vogliono investire nella ricerca! È colpa degli Stati, che non danno adeguati contributi a chi vuole creare impianti ad energia eolica o solare!” E con ciò stesso confessano che le loro energie non sono alternative. Infatti è come se prima dicessero che un paralitico può camminare e poi chiedessero allo Stato di spingere la sedia a rotelle.
Oggi le energie alternative hanno due insuperabili difetti: una produzione discontinua e un kilowatt più costoso di quello prodotto con i metodi tradizionali. Quando gli scienziati “verdi” renderanno veramente competitivi i sistemi che oggi propagandano, da un lato avranno ragione, e ne saremo tutti lieti, dall’altro vinceranno la battaglia in concreto. Fino ad allora, malgrado le loro lauree, sono sognatori incapaci di far di conto.
L’uomo medio preferisce pagare di meno il kilowatt prodotto da un impianto “cattivo” che pagare di più il kilowatt prodotto da un impianto “buono”. Sarà immorale, ma per tutti, come il denaro che Vespasiano ricavava dalla tassa sugli orinatoi, il kilowat non olet.
Gianni Pardo
giannipardo@libero.it
21 febbraio 2010
sfoglia
giugno        agosto

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Non riesco nemmeno io ad inserire un commento. Chi volesse farlo lo inserisca in calce all'identico articolo, su giannip.myblog.it Prendete comunque nota dell'indirizzo giannip.myblog.it per i momenti in cui "il Cannocchiale" non è accessibile. Per comunicazioni, giannipardo1@gmail.com.