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giannipardo1@gmail.com
SCIENZA
20 marzo 2021
ARITMETICA-MONDO 1-0
Oggi un articolo di Francesco Guerrera, sulla “Repubblica”, sostiene che “siamo tutti keynesiani”. L’articolo non è lungo e ne consiglio la lettura, prima di leggere il commento(1).
Il giornalista constata che a causa del Covid tutti i governi del mondo hanno sposato le teorie “keynesiane” propugnate da Mario Draghi quando disse “Whatever it takes” e si sono messi a spendere come pazzi. Dinanzi ad un articolo come il suo bisogna riflettere seriamente. 
Se una cosa la pensano tutti e addirittura l’applicano tutti i governi del mondo, è segno che il pianeta Terra ha quell’opinione. Dunque o quella teoria è giusta, e bisogna inchinarsi dinanzi a ciò che è vero, oppure – malgrado l’universale consenso – è sbagliata, e bisogna saper dimostrare perché. Ardua impresa. Innanzi tutto perché potrebbe non essere sbagliata, ma soprattutto perché gli altri possono cavarsela semplicemente puntando il dito verso l’universale consenso. Il “principio d’autorità” che tanto danno ha provocato, quando l’autorità era quella di Aristotele e dei Padri della Chiesa, benché storicamente smentito dalla scienza, continua ancora a funzionare alla grande. “Se lo dicono tutti, chi sei tu per pensarla diversamente?”
Ma io non ho niente da perdere e così mi permetterò di affrontare il problema prendendolo per la coda. Non chiedendomi se la soluzione della Terra sia giusta o sbagliata, ma se POSSA essere giusta. Mettiamo il cervello in prima marcia e affrontiamo la salita.
Tutti sanno che cos’è la “Catena di S.Antonio”, ma qui interessa una sua particolare forma: la “vendita piramidale” (per informazioni leggere “Wikipedia”). Il sistema funziona con l’arruolamento progressivo di partecipanti. Per ipotesi il primo coinvolge (guadagnandoci) cinque persone, queste ci guadagnano coinvolgendo a loro volta ognuno cinque partecipanti, e presto gli ultimi coinvolti non riescono a coinvolgere nessuno E perdono i soldi investiti. La progressione geometrica condanna inevitabilmente lo schema alla conclusione drammatica. Se tutti fossero disposti a partecipare, gli ultimi “entrati” non avrebbero più nessuno da coinvolgere (e cui dunque spillare dei soldi) perché la popolazione è in numero limitato. Una truffa “progressiva” viene svelata dalla sua impossibilità di dilatarsi all’infinito.
Tutto questo deve essere molto chiaro, senza lasciare adito a dubbi. Per questo invento un esempio fantastico. Un tizio dice a un gruppo di ascoltatori: “Io dico Abracadabra e vedrete che cinque dei presenti si precipiteranno a darmi ciascuno cinquanta euro, soltanto perché ho detto Abracadabra. Io prenderò i loro nomi e poi loro potranno fare altrettanto, guadagnando così quattrocento euro ciascuno. E così di seguito”. Il fatto si verifica. Naturalmente i cinque fanno altrettanto, e il fatto si verifica ancora, e ancora e ancora. Si può procedere all’infinito? Certo che no. Provate a chiedervi quanto fa 5 alla decima potenza e vedrete che numeri avrete. Presto non ci sarà più nessuno cui dire “Abracadabra”, e ci saranno soltanto persone che hanno versato cinquanta euro ad un truffatore, senza poterli ricuperare.
Creiamo un altro esempio. Un tizio comincia a fare debiti e i creditori non gli chiedono mai di restituire il denaro. Così quel tale comincia a vivere nel lusso senza lavorare. Ma anche altri, allettati, lo imitano e anche loro vivono nel lusso senza far niente. Ovviamente Il gruppo dei debitori aumenterà continuamente e il gruppo dei creditori diminuirà continuamente finché, fatalmente, ci saranno soltanto debitori e nessuno cui chiedere i soldi. Si può dubitare, di questo?
Finalmente andiamo alla situazione internazionale e al “keynesismo a tappeto” (che Keynes avrebbe energicamente disconosciuto come propria teoria) di cui parla Guerrera. Già in altro articolo (https://giannip.myblog.it/2021/03/08/la-terra-non-e-indebitata-con-marte/) ho creduto di mostrare come, a fronte di un debito, c’è sempre un creditore. Se il debitore non paga, il creditore ne soffre; ma spesso ne soffre anche il debitore. Oggi mi basta far notare che, come nella “vendita piramidale”, lo schema dei debiti non può andare avanti all’infinito. Se chi (contraendo debiti e non rimborsandoli mai) consuma beni, dall’altra parte c’è qualcuno che produce beni e offrendoli ad altri non ne ricava nulla. È folle pensare che questo gioco non gli piaccia, e che una volta o l’altra si iscriva anche lui alla confraternita di quelli che consumano senza produrre? E se ciò avviene, è folle pensare che alla fine avremo una moltitudine che chiede di consumare senza produrre e la totale assenza di beni da consumare?
In altri termini, se i Paesi di tutta la Terra continueranno a indebitarsi sempre più, fatalmente arriverà il momento in cui non potranno farlo e lo schema sul quale tutti contavano da anni salterà in aria, come avviene sempre con la Catena di S.Antonio, la vendita piramidale e lo Schema Ponzi (vedere Wikipedia).
La dilatazione mondiale del debito non può essere indefinita, per motivi matematici, e dunque è matematicamente destinata al disastro. Il resto del mondo non la pensa come me? E sia. Ma io credo più alla progressione geometrica che ai discorsi dei politici, degli economisti e – malgrado la simpatia che ho per lui – di Mario Draghi.
Gianni Pardo giannipardo1@gmail.com  
20 marzo 2021
(1)http://cercanotizie3.mimesi.com/Cercanotizie3/intranetarticle?art=536341271_20210320_14004&section=view&idIntranet=212
Alla fine, i governi di mezzo mondo hanno seguito i consigli di Mario Draghi. Quando era capo della Banca centrale europea, Draghi ha passato otto anni a chiedere ai politici di non lasciarlo da solo a stimolare la zona euro. All’epoca, ortodossia teutonica, penuria mediterranea e egoismo francese crearono una diabolica alleanza contro gli aiuti statali, costringendo la Bce a salvare la moneta unica con tassi bassi, acquisti di obbligazioni governative e parole melliflue. C’è voluta la peggiore crisi del dopoguerra a far cambiare idea ai governanti. In un anno segnato dalla catastrofe Covid, le nazioni più ricche del pianeta hanno ricominciato ad allargare i cordoni della borsa per soccorrere cittadini, supportare economie e puntellare le infrastrutture mediche dei propri Paesi. Dopo decenni di politiche di austerità influenzate dal credo di Ronald Reagan e Margaret Thatcher contro il “Grande Governo”, i tragici fatti del 2020 hanno costretto i proseliti del darwinismo economico di Milton Friedman e Adam Smith a rivisitare le politiche di intervento statale promulgate da John Maynard Keynes. Come disse, con amarezza, proprio Friedman nel 1965, “siamo tutti keynesiani ora”. La lista dei nuovi keynesiani include il Congresso americano, che ha appena approvato un “Piano per Salvare l’America” da 1.900 miliardi di dollari; il Giappone, che ha un budget simile agli Usa; l’Unione Europea, che sta dispensando 750 miliardi di euro del Recovery Fund; e persino la sparagnina Gran Bretagna, che ha decretato spese di 65 miliardi di sterline (e prestiti di 355 miliardi) nei prossimi due anni. Nel 2020, in totale, i governi hanno lanciato 1.600 programmi di protezione sociale, secondo un’analisi dell’Economist. I paradossi abbondano. Il primo è quello dei mercati. I finanzieri di Wall Street amano parlare di libero scambio di merci e servizi senza l’ingombrante presenza di regole e politici, ma in questo caso hanno fatto un’eccezione. Lo straordinario stimolo fiscale (pari al 13,5% del prodotto interno lordo mondiale), insieme alle politiche delle banche centrali, ha spinto azioni e obbligazioni in orbita nonostante i travagli delle economie reali. Il secondo paradosso è che questo fiume di denaro pubblico arriva da governi di ogni colore politico. Te lo aspetti da Joe Biden, presidente democratico sostenuto da un Congresso amico, ma meno ovvio è che il suo predecessore, il populista destrorso Donald Trump avesse già sanzionato spese di 2 mila miliardi di dollari. O che una banderuola politica come Boris Johnson, che comunque è sempre il capo del partito della Thatcher, non si preoccupi che il debito pubblico britannico è ai livelli più alti di sempre. O che l’Ue abbia convinto i tedeschi che la spesa pubblica (per il bene di tutto il blocco) non è una parolaccia. Funzionerà? Sì e no. Assolutamente sì ad attutire il colpo socio-economico del virus. Probabilmente no a creare una ripresa lunga e sostenibile. Le previsioni economiche per il 2021 e, soprattutto, il 2022 dimostrano che le politiche keynesiane aiuteranno ad evitare un altro tuffo nella recessione, la disoccupazione di massa e un ingrandimento della sperequazione sociale in molti paesi. Il problema a medio termine è che bisognerà pagare l’enorme spesa di questi anni. Ci sono solo due sistemi di pagamento e non sono indolori: tasse più alte e/o l’inflazione (che a sua volta porta a rialzi nei tassi d’interesse). In entrambi i casi, la crescita economica ne risente. L’alternativa sarebbe continuare a spendere, come fece l’America degli anni ‘30 con il New Deal, ma mancano sia le condizioni politiche — l’opposizione dei molti critici della spesa statale — sia quelle economiche — l’indebitamento dei paesi ricchi è già alto e costoso. Per ora, il motto dell’economia mondiale è “compra ora, paga dopo”, ma vale la pena ricordare un’altra delle frasi preferite di Milton Friedman: «Non esiste il pranzo gratuito”.




permalink | inviato da Gianni Pardo il 20/3/2021 alle 12:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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