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POLITICA
20 gennaio 2021
LA (POSSIBILE) STRATEGIA DI RENZI
Capire la politica italiana non è la cosa più semplice di cui ci si possa occupare.  E quel ch’è peggio, se qualche volta uno crede di aver capito qualcosa, magari poi si vede smentire clamorosamente. Sicché questo argomento va preso come un gioco di società, un problema che si discute e si cerca di risolvere non per arrivare ad una verità, soltanto per passare il tempo con gli amici. In fondo, è sempre meglio che giocare a briscola. Con queste premesse, diviene lecito vedere quale possa essere la strategia di Renzi e della sua Italia Viva.
La prima cosa da dire è che Renzi può essere insopportabile ma sicuramente non è un cretino. Qualcuno ha anche detto che è “cattivo”, ma questo – a parte che potrebbe non essere vero – in politica sarebbe una qualità: meglio essere temuti che amati, ha detto il Maestro. Dunque bisogna mettere da parte l’idea che lui non abbia una strategia o che questa strategia sia palesemente perdente. Il problema è capire quale sia. Soprattutto considerando che alcuni, ottimisticamente, hanno detto che ha sbagliato tutto, che il vero perdente è lui, e via così, cantando De Profundis e Dies Irae.
Prima domanda: perché è uscito dal governo e – più o meno – dalla maggioranza? Probabilmente si è reso conto che i consensi elettorali previsti calavano e che rimanere nella penombra, potendo essere accusato di avere tenuto il sacco ad un governo incompetente e nocivo, era un suicidio. A questo punto, un’iniziativa clamorosa poteva rilanciarlo o affondarlo completamente. Ma meglio questo che aspettare la fine nell’inerzia.
Posto tutto ciò, qual era la possibile iniziativa? La più semplice sarebbe stata quella di far cadere il governo. La cosa è stata possibile anche ieri, considerando che aggiungendo ai 140 voti del centrodestra i 18 senatori di Italia Viva, la maggioranza sarebbe andata sotto, e a casa. Ma Renzi – almeno, il Renzi che si immagina qui – è troppo intelligente per non chiedersi che cosa sarebbe avvenuto dopo. Italia Viva si sarebbe certamente conquistato, senza vantaggio, l’odio della sinistra, dei grillini e persino dei benpensanti. Né avrebbe potuto sperare di aggregarsi al carro del centrodestra, sia perché lui, Renzi, è sempre stato di sinistra (democristiana) sia perché, nel centrodestra, non l’avrebbero accettato. Dal giorno dopo, politicamente, Renzi sarebbe morto. E se poi si fosse andati alle elezioni, i suoi deputati e i suoi senatori quante probabilità avrebbero avuto, di essere rieletti? 
La seconda possibilità era quella di votare a favore del governo, confermando la maggioranza e lo scampato pericolo. Ma sarebbe stata una soluzione da mentecatti. Anche i cani, per la strada, avrebbero chiesto ad Italia Viva perché mai avevano ritirato le ministre dal governo, se ora votavano a favore di esso. Forse soltanto per evitare il rischio di andare a casa? Ma per evitare questo rischio bastava starsene buoni buoni sin da principio.
Così Iv ha deciso per l’astensione, e può darsi che abbia fatto un affare. In primo luogo, dal momento che Renzi e compagni, il 19 gennaio 2021, hanno risparmiato un governo che avrebbero potuto affondare, nulla vieta possibili ulteriori negoziati, e magari un rientro nella maggioranza, per giunta ponendo le proprie condizioni. E infatti questi negoziati, sia pure sottobanco, sono già cominciati.
Ma c’è di più e di meglio. Rimanendo con un piede dentro ed uno fuori, Italia Viva può votare a favore quando lo reputa giusto (come a proposito dello “scostamento di bilancio”, cioè ulteriori debiti per far fronte alla pandemia) e può votare contro o astenersi, riguardo ad altri provvedimenti, non essendo tenuta alla lealtà di maggioranza, dal momento che non ne fa parte. Questo corrisponde a condizionare l’intera vita del governo. Oltre tutto, tenendo conto che questo governo ha tendenza a governare a colpi di “questioni di fiducia”, se Conte e compagni non sono sicuri del voto di Iv, corrono il rischio che una banale questione di fiducia su un decreto legge qualunque si trasformi in un’autentica Caporetto. 
La maggioranza è infatti risicata. Dei tre senatori a vita la senatrice Segre abita a Milano e non può correre ad ogni votazione, Renzo Piano ha i suoi bravi impegni, e rimane solo Mario Monti. Il quale per giunta potrebbe essere in disaccordo con il provvedimento, senza rischiare nulla, perché è inamovibile dal suo seggio. Dei rimanenti   153, cinque sono “raccogliticci” e inaffidabili.  Dunque, quand’anche Iv assicurasse la propria astensione, rimarrebbe il rischio che il governo cada per i fatti suoi. 
Ulteriore vantaggio di tutto questo, Italia Viva si potrà vantare di tutti i provvedimenti necessari e popolari, che voterà, e potrà dissociarsi da tutti i provvedimenti impopolari. E Dio sa se, fra qualche mese, qualche provvedimento impopolare bisognerà pure adottarlo. Non si possono rinviare indefinitamente il blocco dei licenziamenti e il pagamento delle tasse. Un Paese non può vivere soltanto di debiti, e l’Europa non ci consentirebbe nemmeno di usare il Next Generation Ue per sostituire il gettito dell’erario.
Insomma, da questo momento, Italia Viva e i suoi senatori potrebbero avere più potere di quanto ne avessero prima dell’ultimo passaggio di voto in Senato.
Naturalmente tutto questo potrebbe essere sbagliato, ed essere smentito dai fatti e, per cominciare, dagli amici.
Gianni Pardo giannipardo1@gmail.com
20/01/2021



permalink | inviato da Gianni Pardo il 20/1/2021 alle 15:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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