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POLITICA
25 novembre 2020
IL PIANETA SENZA CONDUCENTE
Indimenticabile: quando il Don Juan di Molière afferma di non credere in Dio, Sganarelle gli chiede se non crede nemmeno ad un famoso frate taumaturgo (o qualcosa del genere). È un noto stilema del registro comico, quel salto dal metafisico al risibile che ha sfruttato anche Woody Allen quando ha scritto: “Non soltanto Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico di domenica”.
E tuttavia è notando in quante piccole cose credono anche i miscredenti – la Fortuna e il Destino, per esempio – che ci si rende conto che i veri miscredenti sono pochi. Il vero scettico ha simpatia per il progresso, ma non lo crede affatto indefettibile. Basti dire che la storia è andata avanti per buona parte dell’arco temporale dell’antica Roma, e poi è andata indietro per sei o sette secoli. Eppure era più o meno la stessa umanità, sullo stesso territorio. 
Ovviamente l’uomo senza illusioni non crede neppure nella Divina Provvidenza come guida dell’umanità, dal momento che non ha mai visto un suo intervento al momento opportuno. A meno che non si usi il metro della Chiesa, che la ringrazia quando tutto è andato bene e la dimentica quando tutto è andato male. Insomma la storia non ha una direzione, né nel senso soggettivo di qualcuno che la guidi, né nel senso obiettivo di un senso di marcia. 
Questa impersonalità è vivacemente contrastata dal fatto che a volte, sulla scena, ci sono dei protagonisti capaci di influenzare gli eventi. Non ci sono dubbi, se Hitler fosse stato meno presuntuoso, o forse meno pazzo, avrebbe dato più ascolto ai suoi generali e avrebbe commesso meno sciocchezze. Né si può negare che Napoleone abbia influito sugli avvenimenti della sua epoca. Ma spesso gli avvenimenti sono il frutto di inerzie più forti degli uomini più forti. Napoleone in Russia, per esempio, è stato sconfitto più dal clima e dalla geografia che dai russi.
Ciò si nota particolarmente per il tempo di pace, pietra d’inciampo degli studenti. Per rispondere sul Terrore bisogna che si sia studiato, ma si è in imbarazzo dinanzi dinanzi ad una domanda innocente come questa: “Che cosa è successo, in Francia, tra il 1870 e il 1914?” Forse, uno studente saggio che ha sentito parlare di Brecht potrebbe rispondere: “La pace è un tempo felice per definizione, e i popoli felici non hanno storia”. E in questo caso, se il professore fossi io, mi congratulerei per la battuta.
Purtroppo proseguirei così: “Però non ha notato che a volte i popoli sprecano la pace, creando con le loro stesse mani le premesse del peggio?” La Francia, per esempio, dopo il 1918, si è a lungo gargarizzata con la vittoria, celebrata nelle piazzette dei più remoti villaggi, ed ha dimenticato di vietare alla Germania di riarmarsi, o almeno di riarmarsi seriamente essa stessa, invece di rannicchiarsi dietro la Linea Maginot.
L’inerzia della pace è migliore della guerra ma essa può fomentare la guerra e peggiorarne l’esito. E lo stesso vale quando la minaccia non è rappresentata da una guerra ma da un redde rationem degli errori accumulati. Non si può vivere alla giornata, come fa l’Italia, spazzando costantemente la sporcizia sotto il tappeto. Il tappeto non è infinito, e noi da troppo tempo viviamo come quei nobili decerebrati che prima vivono con quello che hanno lasciato i genitori e poi di debiti, fino ad essere sbattuti fuori dalla casa avita. 
L’Italia segue una rotta sbagliata da tanto tempo che, nel momento in cui l’Europa, per aiutarla economicamente, le chiede un serio programma di riforme, non sa che cosa presentare. Se soltanto potesse presentare foglio bianco, come fa in politica interna, sarebbe felice. Ma quegli stranieri hanno l’ingenuità di credere che un Paese si guidi col buon senso, col coraggio, con la parsimonia, con la meritocrazia. Insomma non hanno capito che da noi si governa col rinvio, i sussidi, la demagogia, gli sprechi, un marxismo di bassa lega, e soprattutto senza pestare i piedi a chi è in grado di alzare la voce.
Ecco dunque la questione ineludibile: dove va l’Italia? È ovvio che nessuno guida la sua storia ma qualcuno almeno sa in che direzione stiamo viaggiando? Non bisogna illudersi che se è andata bene fino ad ora, andrà bene anche in futuro. È quello che pensavano gli eruditi bizantini mentre gli Ottomani distruggevano con l’artiglieria le mura di Costantinopoli.
Anche nel proprio interesse, l’Europa cerca di salvarci, ma temo perda il suo tempo. O ci abbandona al nostro destino, o ci salva interamente a spese sue: noi abbiamo imparato come andare a fondo, non come galleggiare.
Gianni Pardo giannipardo1@gmail.com  
      24/11/2020



permalink | inviato da Gianni Pardo il 25/11/2020 alle 9:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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