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POLITICA
23 settembre 2020
ARRIVANO I SOLDI
Se qualcuno avesse dubbi sulla decadenza dell’Italia, gli basterebbe considerare la curva del nostro debito pubblico. Vedrebbe subito che da decenni il nostro Paese va nella direzione sbagliata. Infatti il costante aumento del debito pubblico significa che l’Italia ha vissuto e vive al disopra dei suoi mezzi. E se debito significa impegno di restituzione, ne discende che, in futuro, l’Italia dovrebbe vivere al di sotto dei propri mezzi. Prospettiva  per nulla allettante. 
Non basta. Mentre vivevamo e viviamo al di sopra dei nostri mezzi, di fatto da tempo, proprio a causa dell’enormità del debito accumulato, vivamo al di sotto dei nostri mezzi. Infatti una bella parte del nostro prodotto interno lordo – sessanta, settana miliardi l’anno – se ne vanno per pagare gli interessi sul debito. Cioè produciamo più di quanto consumiamo e tuttavia, dovendo rimunerare i nostri creditori, finiamo col consumare meno di quanto produciamo, già oggi. Abbiamo la fama di scialacquare al di sopra di ciò che produciamo, e in realtà è l’opposto. Ma l’abbiamo voluto noi.
Questa la situazione, diciamo fino all’inizio del 2020. Poi c’è stata e c’è la mazzata del Covid-19, con una caduta del prodotto interno lordo probabilmente a due cifre. Inoltre abbiamo speso circa cento miliardi per l’emergenza del virus, fino a far saltare il nostro rapporto debito/pil dal 134 al 150/160. Una catastrofe, senza il salvagente dell’Unione Europea, che tiene bassi i tassi d’interesse. 
Ma ora c’è un tempo in cui dobbiamo nuotare da soli. Ammesso che sia in programma l’arrivo di nuovi finanziamenti (a debito, naturalmente) questi finanziamenti li avremo fra mesi, e non nell’immaginario e totale importo di 209 miliardi, di cui tanti favoleggiano, ma in una madesta frazione di quella cifra. Infatti il piano è previsto in all’incirca un lustro. E come ce la caveremo fra la fine dei provvedimenti di emergenza (quelli per i quali abbiamo già speso circa cento miliardi) e l’inizio dei nuovi crediti che ci saranno concessi? Per fortuna al governo c’è Giuseppe Conte, che già mostra di non preoccuparsene affatto..
E così vengo all’ultimo motivo di pessimismo, anzi, di scoramento. La domanda è semplice: è probabile, anzi, è possibile che, con l’aiuto dell’Europa, riusciremo a rilanciare l’economia del Paese?
Per ottenere i nuovi crediti, dobbiamo presentare a metà ottobre un documento contenente le linee generali degli interventi previsti per rilanciare la nazione. Penso ne abbiano mostrato un’anticipazione ed è significativo che essa sia contenuta (credo di ricordare) in trentotto pagine, mentre l’analogo documento francese è un autentico libro di trecento pagine. Ciò significa che mentre i francesi hanno risposto alle richieste dell’Europa noi presentiamo un vago libro dei sogni. A Bruxelles se ne contenteranno, o ci restituiranno il compito in classe chiedendoci di riscriverlo?
Ma ammettiamo che riusciamo a sujperare gli esami, dal momento che la commissione esaminatrice è formata da professori sensibili alle raccomandazioni, poi che cosa faremo, nei prossimi anni, del denaro che otterremo a rate?
Già se leggiamo le raccomandazioni dell’Europa ci cascano le braccia. Vi si parla molto di ecologia, di digitalizzazione e di altri progetti molto politically correct, mentre a me, povero materialone, sarebbe interessata un’immediata e radicale riforma della giustizia, scontendando chi si deve scontentare, a parte i garantisti, e una liberalizzazione risoluta dell’economia, senza la quale l’Italia non uscirà mai dalle peste. Di questo l’Europa parla timidamente, forse in modo da permetterci di continuare come prima. Cioè sempre facendo finta e mai facendo sul serio.
E allora, che cosa è prevedibile che l’Italia faccia dei fondi che attende? Se conosco il mio Paese, cederà ai molti assaltatori della diligenza, sprecando quei soldi in sussidi, provvidenze, regali, investimenti statali che si risolveranno in spreco di denaro pubblico. In una parola, in un ulteriore aumento del debito pubblico, mentre l’Italia continuerà a scivolare verso quello che un tempo si chiamava Terzo Mondo. 
Tutto questo mi provoca una tale tristezza che arrivo a dire che forse l’Europa meglio avrebbe fatto se non ci avesse aiutati ad avere un soldo in più. Infatti noi i soldi siamo capaci soltanto di sprecarli, e più ne abbiamo più ne sprechiamo. Scendendo a due a due i gradini verso il fallimento economico della nazione.
Naturalmente vorrei tanto sbagliarmi, naturalmente so che a capo del governo abbiamo un genio senza eguali, ma non riesco a sfuggire alla tenaglia del pessimismo. Non ho la beata capacità di credere, come la maggior parte dei miei connazionali, che i debiti sono quella cosa che permette di spendere il denaro che non si ha, senza mai restituirlo e senza mai pagare pegno.
Gianni Pardo giannipardo1@gmail.com  
23 settembre 2020



permalink | inviato da Gianni Pardo il 23/9/2020 alle 14:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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