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POLITICA
5 agosto 2020
L'ITALIA A UNA SVOLTA
Qualcuno potrebbe pensare che la democrazia sia il migliore regime del mondo. Qualcun altro che sia il meno cattivo ma la distinzione è oziosa. Che sia fra i buoni o che sia fra i cattivi, quel regime è quello preferibile. 
Il regime peggiore è certamente la tirannia, ma c’è una parente della tirannia che ha troppi quarti di nobiltà per essere squalificata a scatola chiusa. La monarchia francese non può certo essere paragonata alla dittatura di Stalin o di piccoli autocrati come Bokassa o Mugabe. La monarchia inglese ha addirittura avuto il suo martire in Carlo I, così convinto di essere re per diritto divino, da giocarcisi la testa. E tuttavia, malgrado il regicidio, l’Inghilterra è poi tornata alla monarchia. Dunque è lecito chiedersi: la monarchia assoluta (e decente) presenta qualche vantaggio, rispetto alla democrazia?
La risposta è sì. Il re che regna e governa è al riparo della tentazione del peculato, per l’ottima ragione che tutto gli appartiene già. Non per caso si è parlato di “Stato patrimoniale”. Un secondo e ancor più grande vantaggio è che il sovrano sa di dover rispondere della sua azione al popolo e alla storia. Il politico democratico guarda al massimo alle prossime elezioni (Giuseppe Conte addirittura al prossimo mese) il sovrano sa che fra dieci anni il re sarà ancora lui. E potrà essere accusato di non avere curato in tempo la scuola, l’Amministrazione della Giustizia, la burocrazia e insomma tutte quelle istituzioni le cui riforme danno frutti soltanto dopo parecchio tempo.
In democrazia nessuno è disposto a pagare il prezzo dell’impopolarità per benefici che si avranno quando al potere ci sarà qualcun altro. Sicché in democrazia vige un principio ben poco ragionevole: meglio riscuotere oggi cento, anche se in futuro ciò costerà trecento al Paese, che pagare oggi cento per avere trecento in futuro. Con un altro governo.
Naturalmente questa distorsione pesa tanto più quanto più i governanti sono privi di amor patrio. Ecco perché i Paesi con un più alto livello morale e una maggiore coscienza nazionale, come quelli influenzati dalla Riforma, sono in condizioni migliori di noi. Da noi la mancanza di scrupoli è una piaga nazionale, da cui non vanno certo esenti i politici.
Questo spiega il nostro disastro. Sappiamo di avere bisogno di riforme ma tutte le riforme comportano problemi immediati e offrono dividendi lontani, sicché tutti i governi si guardano bene dal realizzarle. E se la gente si lamenta, danno  la colpa di tutto ciò che non va ai governi precedenti. Come se loro non si comportassero nell’identico modo. 
L’Italia attuale riesce tuttavia nell’ardua impresa di essere in una situazione peggiore delle precedenti. Forse mai in passato abbiamo avuto un’intera classe politica composta per la maggior parte da ignoranti incapaci, interessati soltanto a rimanere dove sono. Quale che possa essere il prezzo per la nazione. Basti vedere come, in occasione della crisi del Covid, il governo sia riuscito a spendere cento miliardi (includendo i 25 recentemente ottenuti) in sussidi e bonus, pensando soltanto al consenso immediato e senza occuparsi del rilancio del Paese. Ma questo non è il peggio. Il peggio è che le circostanze potrebbero non consentirci di perpetuare questo giochetto. I politici pensano (e dicono) che, sperperati cento miliardi, dovrebbero arrivarne più di duecento dall’Europa. Dunque, al 2021 “Pensa Dio”. Ma stavolta Dio deve essersi distratto.
Se le autorità europee e gli Stati “frugali” mantengono le intenzioni annunciate, la concessione dei prestiti dell’Europa è condizionata da una serie di adempimenti: un piano di riforme da presentare, e fare approvare, ad ottobre; la redazione di progetti particolareggiati riguardanti le singole riforme, con le loro technicalities, i loro tempi, i loro costi e i benefici che se ne attendono; infine la puntuale – e controllata – attuazione di quei piani. In altri termini, contrariamente a quanto sempre avvenuto in passato, se vuole sopravvivere finanziariamente, l’Italia si trova oggi obbligata a fare sul serio le riforme, non a parlarne e rinviarle soltanto, come ha sempre fatto. Ce la farà? Soprattutto se saranno riforme di tipo liberale, non collettivista, secondo la vocazione nazionale? La parola agli ottimisti. Infatti la risposta dei pessimisti è un semplice “no”.
Gianni Pardo giannipardo1@gmail.com 
5 agosto 2020




permalink | inviato da Gianni Pardo il 5/8/2020 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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