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POLITICA
4 agosto 2020
IL PD, INDEGNO EREDE DEL PCI
C’è un nodo politico di cui la gente non si occupa. Perché è complicato e perché è noioso. Alla gente basta sapere che il Movimento 5 Stelle ha ridotto di un terzo il numero dei parlamentari, facendo risparmiare un sacco di soldi ai contribuenti, e che a settembre bisognerà confermare questa sacrosanta riforma.
Purtroppo non è vero che i contribuenti risparmieranno un sacco di soldi. Con gli sperperi cui siamo abituati, la somma che si risparmierà è una miseria. In compenso la riforma nelle condizioni attuali, produrrà notevoli guasti. 
Quando, agli inizi del Conte 2, i Cinque Stelle hanno insistito per portare avanti questa riforma, il Pd si è dichiarato d’accordo, purché, prima, si approvasse una nuova legge elettorale. I Cinque Stelle l’hanno promessa, ma poi è andata esattamente come per la riforma (abolizione) della prescrizione. I “grillini” hanno promesso ambedue le cose, non hanno fatto né l’una né l’altra. Passata la festa, gabbato lo santo. Coloro che hanno creduto ai “grillini” si sono dimostrati “grulloni”.
La nuova legge, in assenza di tutti i provvedimenti che avrebbero dovuto accompagnarla, è un disastro. Dal momento che i parlamentari diminuiscono, bisognerà ridisegnare i collegi elettorali e questo richiederà mesi. E se nel frattempo il governo cade, come si va a votare, con la nuova legge ma con i vecchi collegi, creando un caos indescrivibile? Oppure ci sarà un interminabile interregno, aspettando che si creino i nuovi collegi? Senza dire che, come scrive oggi Stefano Folli su “Repubblica”, abbiamo “la prospettiva di un Parlamento a macchia di leopardo, in cui alcune parti d’Italia sono rappresentate più di altre e qualcuna non lo è per nulla”. E nel frattempo, chi scrive la legge di stabilità, chi negozia con l’Unione Europea, chi guida lo Stato? 
Bisognerà inoltre riorganizzare il funzionamento del Parlamento, perché verranno a mancare onorevoli e senatori per tutte le incombenze del sistema. Insomma è una mezza catastrofe e non a caso Goffredo Bettini, uno dei maggiorenti del Partito Democratico, ha dichiarato la propria perplessità al riguardo. Ma come sperare di ottenere il no, dall’elettorato, se per la gente si tratta di mandare a casa dei fannulloni, quando non dei ladri, e di recuperare miliardi (?), secondo la politologia del M5S?
A questo punto diviene forse più interessante una nota sulla decadenza della sinistra.
Il marxismo è stato vissuto dalle masse più o meno come una religione. Si trattava di arrivare alla fine della storia col trionfo finale della classe dimenticata, dopo quella borghese. Si trattava di arrivare alla fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Si trattava – almeno come ideale – di avere da ciascuno secondo le sue capacità, e di dare a ciascuno secondo i suoi bisogni. Il tutto in un ambiente di libertà e di rispetto per l’individuo, secondo i dettami di quello che si è chiamato “umanesimo marxista”. Lo scopo sembrava tanto nobile che era lecito pagare altissimi prezzi, pur di raggiungerlo. Al punto che si giustificava così la “dittatura del proletariato”, cioè del tiranno che comandava il Partito, in quanto la sua stessa oppressione poliziesca non mirava al suo capriccio, ma al raggiungimento di quel paradiso socialista la cui realizzazione era parte integrante del comunismo futuro.
E tuttavia non si è stravolta questa magnifica teoria soltanto per giustificare il potere di Stalin, la si è usata anche per legittimare ogni forma di immoralità e perfino il più bieco cinismo. Il Comunismo, come l’Islàm, era una religione disposta ad imporsi con le armi, incluse quelle della menzogna, della calunnia, della doppiezza, del tradimento e all’occasione della tortura e dell’assassinio. Andando a cercare i nemici fin in Messico.
Qualunque mezzo era accettabile. Lenin ha potuto dire che “Una menzogna mille volte ripetuta si trasforma in verità” e “Se i fatti ci danno torto, tanto peggio per i fatti”.  Così possiamo capire il comportamento di tutti i partiti comunisti, e in particolare del Partito Comunista Italiano. Giustificato dai suoi ideali, e dalla sua mentalità sostanzialmente criminale, il Pci di un tempo avrebbe fatto un solo boccone del Movimento 5 Stelle.  E invece il Partito Democratico si è lasciato infinocchiare da un Talleyrand del livello di Alfonso Bonafede, con la sua abolizione della prescrizione non seguita da nessuna riforma. Ha concesso il taglio dei parlamentari fidandosi della promessa di avere prima una legge elettorale, dei nuovi regolamenti parlamentari e via dicendo. Cioè siamo passati da Stalin, capace di mancare di parola anche col Padreterno, se mai avesse stretto un patto con lui, a un Nicola Zingaretti capace di farsi imbrogliare come un’educanda da gente come Luigi Di Maio, Vito Crimi e, se fosse stato in delegazione, dallo scemo del villaggio. In questa favola, il lupo si lascia mangiare da Cappuccetto Rosso.
L’attuale Partito Democratico non è l’erede del Pci. Quello aveva una sua grandezza criminale, questo ha la debolezza di mente e culturale dell’ultimo della stirpe. Quello il cui sangue prima è diventato blu, e poi acqua. 
Gianni Pardo giannipardo1@gmail.com  
4 agosto 2020



permalink | inviato da Gianni Pardo il 4/8/2020 alle 15:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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