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vita da impiegato
6 maggio 2020
BURRASCA IN VISTA
I lettori non sempre danno la giusta importanza alle notizie che apprendono. Mi chiedo quanta gente abbia oggi badato al fatto che la Corte Costituzionale tedesca, con un voto pressoché unanime (7 su 8) ha messo in serio dubbio che la Bce, con i suoi acquisti per il Quantitative Easing, sia rimasta entro i limiti dei suoi poteri istituzionali. 
Secondo quanto leggo nel sito dell’Ansa, “l'Alta Corte ha affermato che la Bundesbank non potrà più partecipare ai programmi di acquisto dei titoli di Stato, se la Banca centrale europea non chiarirà che la sua azione è ‘proporzionale’” (cioè proporzionata ai suoi compiti istituzionali, sostenendo implicitamente che li ha largamente superati). 
Come si vede, nessun messaggio felpato o allusivo, ma un ultimatum in piena regola. Secondo quanto leggo ne “L’Inkiesta”, a firma di Andrea Fioravanti, la Corte richiede (entro tre mesi, è detto espressamente)  “una dimostrazione comprensibile e comprovata che i 2600 miliardi spesi per comprare i titoli di Stato siano stati necessari. Tradotto: la Bce deve chiarire che non sta facendo politica economica, andando oltre i suoi poteri”. E la Germania – lo si afferma chiaramente -, in caso di risultato negativo si ritirerà dal piano di acquisti. 
La Bce, afferma la Corte, è autorizzata dai trattati a porre in essere una politica monetaria, ma non una politica economica. E questa, a mio umile parere,  è una distinzione impossibile: la politica monetaria è da sempre una parte della politica tout court. Dunque non bisogna tanto porre l’accento sul fatto che si pretende dalla Bce una prova di correttezza, quanto piuttosto constatare che il Bundesverfassungsgericht disapprova l’aiuto generoso fornito fino ad ora ai Paesi in difficoltà, andando oltre i trattati. Se alza la voce non è in nome del formalismo giuridico, è per frenare la discesa lungo questa china. 
Se la Germania fosse ancora oggi d’accordo sull’aiuto indiscriminato – modello Draghi - da fornire per esempio all’Italia, non si occuperebbe certo delle quote di prelievo e della puntuale applicazione dei trattati. È perché il mancato rispetto delle quote di capitali ottenibili. in base ai trattati è funzionale alla posizione politica che ha assunto, che la Corte lo nota. Ed è vero che la Germania ha diritto a un 27% dei fondi erogati, l’Italia ad un 14%, e invece “a marzo la Bce ha comprato 12 miliardi di titoli di Stato italiani e solo 2 miliardi in Bund”. Questa non è un’opinione, è un fatto, e la Corte Costituzionale tedesca potrebbe farsene forte. 
Certo, bisognerà trovare una composizione fra tutte queste opposte esigenze (sempre che ci si riesca) ma non si può non sottolineare una sorta di cambiamento di clima, Un cambiamento dalle conseguenze opposte a quelle che tanti si aspettavano. Dal momento che l’Europa è stata investita dall’uragano pandemia, molti hanno ipotizzato un grande sforzo dei Paesi ricchi per sostenere i Paesi poveri e invece le cose potrebbero stare all’opposto. Fino ad ora – per così dire in tempo di pace – i Paesi del Nord hanno consentito che si “sforasse” qui e là, per sostenere i Paesi in difficoltà (l’Italia lo è sempre) ma ora che, per forza di cose, questi stessi Paesi, e in particolare l’Italia, avranno bisogno di ingenti capitali per far fronte all’emergenza (e si tratterà di capitali presi in prestito, o costituenti semplicemente inflazione dell’euro) a Berlino si saranno detti: “Qui bisogna dare l’alt e mettere le cose in chiaro. Noi non ci sveneremo per l’Italia o la Spagna e non permetteremo neppure una forte inflazione dell’euro. Che quei Paesi trovino al loro interno le risorse per far fronte all’emergenza. Dopo tutto, sono affari loro e ognuno è responsabile di sé stesso”. 
La decisione della Corte di Karlsruhe, al di là di ogni preciso significato giuridico, economico o politico, ha il senso di un cambio di strategia. La stessa quasi unanimità della decisione sta ad indicare che quell’organo intende rispecchiare non soltanto la legalità, ma anche lo stato d’animo del popolo tedesco. Mentre gli italiani sognano di Recovery Fund, o perfino di aiuti a fondo perduto (regali) in Germania si pensa a chiudere i rubinetti dei prestiti e a ridimensionare il sostegno borsistico della Banca Centrale Europea. Insomma, non più whatever it takes, per esempio in difesa dell’Italia, ma “whatever is within the limits of the treaties”, qualunque cosa sia nei limiti dei trattati. 
Forse soltanto oggi è veramente finita l’era Draghi e la meteo prevede burrasca.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
5 maggio 2020




permalink | inviato da Gianni Pardo il 6/5/2020 alle 5:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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