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POLITICA
8 aprile 2020
L'UNIONE EUROPEA, PADRE IMPOTENTE
Non è impossibile che la crisi della pandemia si trasformi, almeno in Europa, nella crisi dell’Unione Europea. Il casus belli, ovviamente, potrebbe essere economico. Tutti diciamo che nella vita esistono cose più importanti del denaro e poi, se c’è da litigare, si comincia da quello. 
Probabilmente il denaro ha tanto peso nei rapporti umani perché interessa tutti. Non c’è nessuno che non badi al denaro, e chi dice di non badarci è sospetto. Non a caso La Rochefoucauld ha scritto che tutte le virtù si perdono nell’interesse come tutti i fiumi si perdono nel mare. In secondo luogo, in materia di denaro, chi è convinto di avere ragione è convinto di averla senza alcun dubbio. E non è strano che praticamente tutto il diritto civile cerchi di risolvere i problemi insorgenti da questo atteggiamento. 
Il denaro costituisce un “valore” esattamente determinato nella sua quantità. Se, in occasione di un’eredità, si discute di chi fra gli eredi deve avere il settimanile del Settecento, nella spartizione gioca anche la sensibilità all’antiquariato. Se invece si tratta di diecimila euro, i diecimila euro interessano tutti più o meno nella stessa misura, al punto che per il denaro non vige nemmeno il principio dell’utilità marginale. 
Infine il denaro ha la caratteristica di potersi trasformare in tutto ciò che si desidera. Dall’acquisto di un violino all’estinzione di un mutuo, da un viaggio in Estremo Oriente a un’operazione di chirurgia estetica. Chi pensa di rinunciare ad una somma di denaro è come se dovesse rinunciare a ciò che sognava. E, quel ch’è peggio, che credeva suo diritto avere.
Se dunque, nell’ambito dell’Unione Europea, si litiga per i soldi, non c’è da stupirsene. Piuttosto ci si può chiedere come mai i padri fondatori non l’abbiano previsto. Avrebbero dovuto dirsi: se gli Stati rimangono indipendenti, finiranno col litigare. Se vogliamo evitarlo dobbiamo procedere immediatamente alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa, sul modello americano, o della Svizzera, o di qualunque altro Stato che sia uno Stato soprannazionale. Se questo è impossibile, limitiamoci ad abbattere le barriere doganali e cerchiamo di avere rapporti di buon vicinato. 
La storia ci dice che hanno scelto un’altra via. Hanno pensato di arrivare alla meta a piccoli passi, in un momento di distrazione degli europei, fino a metterli dinanzi al fatto compiuto. Addirittura, li si è voluti forzare istituendo la moneta comune la quale, pensavano, li avrebbe costretti ad unirsi. Sappiamo come è andata. E sappiamo come va. Finché la prosperità ha fatto chiudere gli occhi un po’ a tutti si è pensato che i difetti dell’Unione fossero dopo tutto veniali; nel momento della difficoltà ecco che invece si ha il classico riflesso degli adolescenti. Se qualcosa va male nella loro vita – e nella vita di quale adolescente non ci sono problemi? - la colpa non può essere che dei genitori. Disponendo di ogni potere, l’autorità ha ogni responsabilità. E responsabilità è sinonimo di colpevolezza. Così, nel momento in cui l’Italia si trova nei guai esclusivamente per colpa propria, accusa continuamente l’Europa di avere provocato i suoi problemi, o di non averli risolti. E infine le chiede di pagare per le sue follie come dovrebbe fare un genitore che non ha saputo ben educare i suoi figli.
In una famiglia tradizionale ben ordinata l’adolescente a disagio rimprovera un po’ di tutto ai suoi genitori, ma sa benissimo che la sua protesta rimarrà sterile. Suo padre rimarrà suo padre e conserverà sempre il suo potere, usandolo senza scrupoli, e con la buona coscienza di chi  pensa di fare il bene dei suoi figli. Ma questo schema necessita che il padre abbia una vera autorità. 
Se viceversa chi dovrebbe essere il capo non ha né autorevolezza né autorità, conserverà tutti i problemi del vero padre di famiglia senza avere la possibilità di risolverli. E conserverà tutt’intero il biasimo per le sue manchevolezze. È quello che avviene nell’Unione Europea. L’Unione si sente accusare di tutto perché ha preteso di chiamarsi Unione, cioè “genitore”. Nessuno rimprovererebbe ad un amico di non avere fatto l’impossibile per aiutarlo. Viceversa questo impossibile lo si pretende da chi si fregia del titolo di “padre” e il rimprovero non è risparmiato neanche se, sul momento, si è fatto di tutto per impedirgli di esercitare il suo potere. Nello stesso modo, se l’Unione fosse stata un’Unione, quanto meno negli ultimi decenni avrebbe avuto il potere di impedire all’Italia di indebitarsi a livelli demenziali e di fare follie economiche (le ultime due, in ordine di tempo, il Reddito di Cittadinanza e Quota Cento). Questo potere l’Europa non l’ha mai avuto, ed ora noi vorremmo che la non-Unione ci soccorresse, come se prima avesse avuto il potere di limitare i nostri eccessi.
L’Unione Europea non esiste e ogni Stato risponde delle proprie finanze. Tutto il clamore italiano per far sì che “si allarghino i cordoni della borsa” non significherà in nessun caso che qualcun altro sia pronto a pagare al nostro posto. Di riffa o di raffa si tratterà ancora e sempre di ulteriori debiti. Che una volta o l’altra dovremo pagare, o in denaro o in lacrime. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
8 aprile 2020  




permalink | inviato da Gianni Pardo il 8/4/2020 alle 9:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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