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LAVORO
21 febbraio 2020
LA VITA FOOLPROOF
LA VITA FOOLPROOF
La semplice idea di un bambino, legato ad un seggiolino e chiuso in un’automobile, che muore di caldo e di sete sotto il sole, mi fa fremere d’orrore. Già non sopporto l’idea che una simile sorte sia  inflitta ad un cane o ad un gatto, figurarsi un bambino. E non basta. Essendo da sempre un uomo estremamente distratto, sono lungi dall’essere al riparo da una simile tragedia. Tanto che, ogni volta che la televisione ne ha dato notizia, conoscendomi, per empatia mi sono sentito colpevole. E tuttavia sono risolutamente contro i seggiolini anti-abbandono.
Un dispositivo di sicurezza è il benvenuto quando interviene autonomamente ad evitare tragedie: per esempio il salvavita elettrico. Non appena si verifica un corto circuito, che sia insignificante o che sia tale che ne vada della vita (per esempio avendo i piedi in acqua) quel benemerito congegno toglie la corrente senza chiedere niente a nessuno. E bene ha fatto lo Stato a renderlo obbligatorio. 
Viceversa, bisogna evitare i dispositivi di sicurezza che abituano gli utenti a dimenticare il pericolo. Per esempio, recentemente molte confezioni sono chiuse in modo talmente complesso, per evitare che li aprano i bambini, che poi neanche un adulto ci riesce. E qui l’errore è nel manico. Se tutta la casa viene congegnata in modo che il bambino, per quanto scervellato, non si faccia male, il bambino si farà male lo stesso, perché non gli è mai capitato di farsi male ed è spensierato. Se è vero che si può mettere la candeggina negli scaffali alti, perché il piccolo non ci arrivi, è anche vero che lui può usare una sedia o una scala, per prenderla, se proprio ci tiene. E soprattutto, chi può impedire ad un bambino di usare quella stessa sedia per scavalcare la ringhiera del balcone e buttarsi giù? Chi può sorvegliare a vista un bambino ventiquattr’ore su ventiquattro?
Per quanto riguarda i piccoli, la prima misura di sicurezza è l’educazione. Se gli si insegna che “le cose dei grandi” non si toccano, se gli si lascia una volta prendere la scossa, se lo si punisce quando disobbedisce, anche se non si è fatto male, si è incorporata in lui la regola della sicurezza. Mentre se gli si inculca l’idea che non può mai succedere niente di male, chi lo proteggerà, quando avrà l’idea di camminare sul cornicione?
E lo stesso vale per il seggiolino anti-abbandono. Se, uscendo col bambino, in estate, non sono terrorizzato dall’idea di dimenticarlo, e sono rassicurato dal costoso seggiolino di sicurezza, sarà più facile che la tragedia si verifichi perché, distratto come sono, dimenticherò di attivare il seggiolino prima di mettere in moto. Né meglio vanno le cose quando il seggiolino si guasta. Se sono sereno perché alla sicurezza del bambino pensa il seggiolino, mancando il richiamo dimenticherò di voltarmi a guardare se abbia con me mio figlio.
La nostra epoca commette l’errore di volere a tutti i costi proteggere il cretino. Non sono inutilmente brutale, sto traducendo dall’inglese, che è tanto di moda. Quando gli anglosassoni producono un oggetto, cercano di fabbricarlo foolproof, a prova di cretino, cioè tale che neanche un cretino possa farsi male usandolo. Ma anche questo è diseducativo. Perché alcuni oggetti possono fare male oggi e potranno sempre far male, come i coltelli. Vogliano abolire i coltelli? E chi sarebbe capace di concepire un coltello a prova di cretino?
Non dobbiamo delegare ad altri la nostra sicurezza. Quando ho cominciato a guidare io, la segnaletica stradale non era capillare e accurata come oggi. Il risultato era che, percorrendo una strada che non conoscevo, ero prudentissimo in tutte le curve, perché non sapevo se qualcuna di esse mi avrebbe tradito, per esempio riducendo il raggio di curvatura. Oggi invece, non appena si ha un evento lesivo, ci si chiede se “qualcuno avrebbe potuto evitarlo”. Se un ragazzo è così incosciente da drogarsi in maniera eccessiva e muore, tutti si chiedono se i medici del pronto soccorso – sommersi di lavoro fino agli occhi – facendo miracoli, avrebbero potuto salvarlo. Ovviamente la negligenza grave, se c’è, va punita, ma non dimentichiamo che in caso di morte per overdose il primo colpevole è il drogato. I magistrati che fanno le pulci ai medici sono forse loro stessi infallibili? Dalla quantità di sentenze riformate in appello proprio non si direbbe. 
La realtà non è foolproof.  Al fool bisogna insegnare il proverbio: “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Forse è la miglior salvaguardia contro gli incidenti. Foolproof devono essere, nella misura del possibile, solo quei congegni che, per errore, causano la morte. Ma una brevissima scossa elettrica a 220 Volt insegna perfettamente, a qualunque età,  perché non bisogna mettere due chiodi nella presa elettrica.
Gianni Pardo 
21 febbraio 2020




permalink | inviato da Gianni Pardo il 21/2/2020 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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