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POLITICA
13 dicembre 2019
L'INCERTO FUTURO DEL REGNO UNITO
È triste sentirsi sempre indietro di un giro. Quando in Inghilterra si è tenuto il referendum sulla Brexit, e questa è risultata vincente, non so perché, ho gioito. Forse perché i benpensanti la davano per un errore. Forse perché, da vecchio anglofilo, ho “ragionato” come i vecchi inglesi, che a qualunque vantaggio hanno sempre preferito l’“inglesità”. Forse semplicemente perché sono stato un imbecille come loro. Infatti la realtà ha presto dimostrato che la Brexit sarebbe stata un grossolano errore, per nulla conveniente per quel piccolo arcipelago.
Dunque ho dovuto cambiare canzone, e cominciare a sperare che l’Inghilterra riuscisse a fare marcia indietro. Cosa che ho fatto per circa tre anni, intravedendo una concreta luce quando il Parlamento è riuscito a bloccare Boris Johnson. Al costo – per alcuni – di perdere il seggio. 
Infine – ed è cronaca di questi giorni – Johnson ha convocato nuove elezioni per il 12 dicembre – ieri – ed io mi sono trovato spiazzato. Boris era per la Brexit entro il 31 gennaio, e questo non mi piaceva. Ma contro di lui c’era un impresentabile e ambiguo Jeremy Corbyn e per me è stato come se m’avessero chiesto di scegliere fra Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Corbyn no, innanzi tutto perché lo davano per perdente, e dunque era inutile sporcare la mia scheda. Johnson, allora? Per una volta, ho ringraziato Dio di non essere inglese. I britannici hanno votato a valanga per il leader conservatore ed io, per la seconda volta, sono rimasto indietro di un giro. 
Ora sappiamo che Johnson ha vinto, con una tale maggioranza che, qualunque cosa accada in futuro, in questo campo, non avrà scuse. Poverino. Non vorrei essere nei suoi panni. O nelle sue scarpe, come dicono da quelle parti.
Comunque, il mondo intero sembra contento di quell’esito. Il sospiro di sollievo della Gran Bretagna, dell’Unione Europea e perfino dei mercati si spiega con la fine di una troppo lunga incertezza. Brexit sì, Brexit no, Brexit sì, Brexit no, basta. Ma quando la fine dell’incertezza annuncia la certezza di un guaio, non è che sia una grande gioia. 
Tutti i motivi per i quali i terzi dicevano che sarebbe stato opportuno un referendum che annullasse la Brexit erano validi prima e sono validi oggi. Né si può essere sicuri che la valanga di voti a favore di Johnson sia una valanga di voti a favore della Brexit. La fortuna del dandy inglese (solo un dandy potrebbe permettersi quella capigliatura) è stata quella di avere un avversario impresentabile. Già mi ero molto stupito quando il Partito Laburista ne aveva fatto il suo leader, e ora farne il suo candidato, col suo programma assurdo, è stato un suicidio politico. Al punto che non sono sicuro che gli inglesi abbiano votato per la Brexit: forse hanno votato contro Corbyn. E non è strano che ora questo pittoresco personaggio sia stato invitato a lasciare il posto di leader dei laburisti.
I laburisti sono stati estremisti e sono stati puniti. Quasi mi stupisco che conoscano così male le radici profonde della loro nazione. Per non dire che la storia, con Margaret Thatcher, e con i laburisti di quegli anni, avrebbe dovuto insegnare loro dove si va a parare, quando si esagera.
Comunque, è fatta. Purtroppo, se la Gran Bretagna lascia ufficialmente l’Unione il 31 gennaio, poi avrà soltanto undici mesi per un’uscita ordinata e concordata. Un tempo che i competenti giudicano assolutamente troppo breve. E allora che farà, Johnson? Si butterà sul “no deal” (nessun contratto) e l’uscita disordinata, che tutti giudicano catastrofica, soprattutto per l’Inghilterra? Oppure chiederà un rinvio, e si continueranno i negoziati, ancora e ancora, fino allo sfinimento? Dimenticando che, se ha vinto, è stato perché tutti, sulle due rive della Manica, ne avevano abbastanza di questa interminabile saga?
Johnson è un vero politico. Scervellato, emotivo, privo di scrupoli, energico, demagogo, forse anche più intelligente e colto di quanto non appaia. E come tutti i grandi politici è più bravo a vincere le battaglie che le guerre. Ma ora, con dietro un grande e disciplinato esercito, se non conduce l’Inghilterra alla vittoria dovrà essere bravissimo a inventare scuse. Anche se, probabilmente, non serviranno a niente, perché chiunque sia colpito nel portafogli non ha orecchie per le dotte spiegazioni.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
13 dicembre 2019 



permalink | inviato da Gianni Pardo il 13/12/2019 alle 15:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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