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POLITICA
3 dicembre 2019
IL DISPREZZO NELLA STORIA
Chi trova le monografie storiche più interessanti dei romanzi (e non ci vuol molto) finisce col chiedersi quale sia la molla della storia. Una domanda vana, forse derivata dal nostro inevitabile antropomorfismo: ci sembra assurdo che questa enorme macchina giri a vuoto, senza sapere dove va e perché. 
Una delle illusioni più famose e recenti è stata l’idea illuminista che l’umanità si avviasse, se pure con molte incertezze, verso un futuro più prospero, più libero, e più felice. Purtroppo ha avuto una bella battuta d’arresto con la tragedia della Shoah. Né miglior sorte ha avuto, agli occhi dell’osservatore disincantato, la bella favola di una Divina Provvidenza che si occupa della sorte degli uomini. Insomma, per quanto ciò possa sembrare assurdo, l’enorme macchina della Terra gira a vuoto, senza sapere dove va e perché. 
E tuttavia la domanda sulla molla della storia non riesce a morire. Ammesso che quella dell’infinito progresso sia una pia illusione, ammesso che tutto vada avanti a caso, e perfino che l’umanità sia guidata non dai migliori ma dai peggiori, a quale tipo di percorso conduce questa visione sconsolata della realtà? Per dirla brutalmente: anche se l’umanità fosse guidata più dai suoi difetti che dai suoi pregi, è ancora lecito chiedere: quali difetti, in particolare?
Domande vaste e vertiginose per rispondere alle quali forse nessuno è sufficientemente attrezzato. E non certo chi, come me, scrive soltanto per passare il tempo. Sicché proseguo scendendo dai cieli della filosofia della storia al livello della conversazione in pizzeria.
Se ho parlato di monografie storiche, e non di libri storia, è perché la grande storia è, per sua natura, inevitabilmente riassuntiva. Quando si dice che il tale condottiero vinse la tale battaglia, si dà l’impressione che non avrebbe potuto che vincerla e che l’abbia vinta soltanto per proprio merito. In realtà, la maggior parte delle battaglie vinte si sarebbero potute perdere, e la vittoria è certo dipesa dai meriti di chi ha guidato l’esercito, ma anche dalla fortuna, dal caso e dagli errori degli avversari. La conclusione è che, se possiamo dire che Cesare è stato uno straordinario genio militare, è per ragioni statistiche, per la quantità di battaglie vinte. E tuttavia, guardando a quelle vicende con la lente d’ingrandimento, si vede che perfino Cesare è stato spesso ad un pelo dal perdere la battaglia ed anche la vita. Tanto che, se per sfortuna gli fosse andata male una delle prime battaglie, di lui non avremmo nemmeno sentito parlare.
La storia vista nella sua vera dimensione umana perde ogni aura di fatalità. Napoleone ha vinto la battaglia di Austerlitz, che avrebbe potuto perdere se il tempo fosse rimasto nebbioso, ed ha perso la battaglia di Waterloo, che dopo tutto avrebbe anche potuto vincere. In campo c’era lo stesso geno militare. E non per niente proprio lui pretendeva dai suoi generali che non fossero soltanto bravi e coraggiosi, ma anche fortunati.
Così, di delusione in delusione, si arriva ad identificare, fra le principali linee di forza che guidano la storia, entità cieche e balorde come il caso, la follia e la stupidità. Leggendo le vicende dell’Impero Romano nel suo ultimo secolo e mezzo di vita, nel turbinare degli avvenimenti e nel vortice di imperatori di cui non avevamo mai sentito parlare, non vediamo che personaggi degni delle gang di Chicago, all’epoca del proibizionismo. Il quadro è fosco. Non soltanto dominano la follia, il caso e la stupidità, ma rimane anche da spiegare il basso livello di chi arriva ai vertici. E una spiegazione è concepibile. 
La persona di qualità non si abbassa a mentire per avere successo. Non pone la propria ambizione al di sopra di ogni altro valore. Il suo buon gusto la tiene lontana dalla demagogia, quasi quanto dal disonore. In conclusione, pur vedendo gente di livello inferiore avere successo, fama e perfino onori pubblici, non per questo riesce ad invidiarli o a voler competere con loro. Ciò che prevale è il disprezzo. 
Né si tratta di una fisima. Se i politici sono rozzi, superficiali e faziosi, è perché soltanto così, in democrazia, potranno farsi capire dal popolo e ottenerne il voto. Non soltanto non devono essere raffinati intellettuali, ma il loro genio consiste nel distorcere qualunque problema, per quanto complesso, riducendolo  ad uno slogan. Poi devono essere bugiardi e prodighi di promesse, perché il popolo ama sognare. E se lotro non mentissero più dei concorrenti, perderebbero la partita. Ciò fa sì che, paradossalmente, i politici di successo siano incolpevoli. È il sistema che non premia i migliori. È il sistema che tiene i migliori lontani dalla politica. 
Dunque coloro il cui disinteresse e i cui ideali sarebbero una manna, nella guida dello Stato, continueranno a tenersi stretta la democrazia, perché rimane comunque il regime migliore, ma come ci si tengono care le fogne. Se non esistessero, i liquami scorrerebbero al centro delle strade come nel Medio Evo, e dunque viva le fogne: ma nessuno neghi che puzzano.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 



permalink | inviato da Gianni Pardo il 3/12/2019 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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