.
Annunci online

giannipardo1@gmail.com
POLITICA
2 dicembre 2019
LA FALLA, TONDA O QUADRATA?
Chissà perché, ma quando si tratta di problemi dello Stato, la metafora che viene in mente a tutti è quella della nave. L’espressione consacrata è: “Il vascello dello Stato”. Del resto, già il verbo “governare” significa “timonare”, e una barca non si guida, si “governa”. 
Forse la spiegazione è che, quando si rompe una ruota, un carro rimane sul bordo della strada. Mentre una nave che commette un errore grave affonda. Forse la metafora marina è tanto insistente perché la tragedia dello Stato ha conseguenze così gravi che fa pensare ad un naufragio, non ad un semplice incidente di percorso. E il pericolo è sempre esistente. Perché le navi sono d’acciaio, e l’acciaio pesa più dell’acqua.  Dunque il loro galleggiamento è per così dire sempre una scommessa, anche quando si è partiti nelle migliori condizioni. Come dimostrò drammaticamente il Titanic. 
L’Italia va ben oltre il generico pericolo dei viaggi per mare. Essa ha una falla da cui imbarca continuamente acqua, il debito pubblico, e al riguardo – Meccanismo Europeo di Stabilità o no – di una cosa si può essere sicuri: c’è un momento in cui l’acqua imbarcata pareggia il coefficiente di galleggiamento, lo supera e, obbedendo al principio di Archimede, ineluttabilmente la nave affonda. 
Questo punto è assolutamente centrale. Se c’è una falla e non si tura, il problema non è più “se” ma “quando” la nave affonderà. Anche se si riduce la quantità di acqua all’ora, si rinvierà il momento dell’affondamento ma non lo si eviterà. E sarà del tutto inutile discutere instancabilmente il problema, dare la colpa del guasto a questo o a quello, pregare il buon Dio o, credere che in fin dei conti tutto si aggiusta. Il principio di Archimede non può essere in nessun modo esorcizzato.
Una nave può proseguire la navigazione a tempo indeterminato soltanto se riesce a chiudere la falla. E non con un rimedio abborracciato, tale che un’onda più forte delle altre possa riaprire il buco. L’Italia non dovrebbe limitarsi a smettere di far lievitare il debito pubblico, dovrebbe bloccare questa crescita con provvedimenti tali da rendere inverosimile qualunque ipotesi di crisi di solvibilità. Basterebbe non fare aumentare il debito pubblico per tre o quattro anni e nel frattempo onorare le scadenze del debito pregresso. Non soltanto ciò farebbe scendere l’ammontare totale del debito, ma rassicurerebbe tutti. Infatti, continuando in quel modo, in capo ad un certo tempo la falla sarebbe definitivamente chiusa. Prima si poteva essere sicuri che la nave sarebbe inevitabilmente affondata, poi si sarebbe sicuri del contrario. 
Questo lungo parallelo ha una precisa finalità. L’Italia passa il tempo a discutere di “flessibilità” (nuovi debiti), grandi investimenti produttivi (nuovi debiti), mettere il Paese in sicurezza (nuovi debiti), passare ad un’economia verde (nuovi debiti), sostenere economicamente i più deboli (nuovi debiti) lottando virtuosamente, se necessario, contro chi vorrebbe imporre un comportamento economicamente razionale, mentre la tendenza è alla spensieratezza di chi crede alla Divina Provvidenza. Per non parlare della sacrosanta resistenza contro chi, magari servendosi del Meccanismo Europeo di Stabilità, domani ci potrebbe imporre una ristrutturazione del debito: cioè la restituzione del nostro debito decurtato di una percentuale, tipo “concordato fallimentare preventivo”. Dimenticando che l’altra ipotesi è il fallimento puro e semplice. 
Insomma, in queste ore, seppure con molto fragore, l’Italia discute del nulla. Inutile chiedersi se sia meglio una falla quadrata o una falla rotonda. Se si vede arrivare la crisi in tempo, e si reagisce prima che i mercati si allarmino, Mes o non Mes, forse si potrà tentare un concordato preventivo. Se viceversa si trascurano i segnali, e si attende che la crisi scoppi, forse non sarà più possibile nessun concordato. Perché i mercati non l’accetteranno. Anzi, non avranno nemmeno il tempo di accettarlo. Quando scoppia il panico in borsa, nell’epoca dei computer, non si tratterà più di giorni, ma di ore. 
Da mezzo secolo a questa parte l’atteggiamento di tutti i politicanti è che chi ragiona economicamente ha ragione, ma non “oggi”. Per oggi, possiamo ancora tirare avanti. Per oggi possiamo ancora fare debiti. Domani pensa Dio. Al governo ci sarà qualcun altro. E del resto, come diceva Keynes, nel lungo termine saremo tutti morti. E allora non rimane che mettersi d’accordo sull’oggi. Come la preferite, la falla, tonda o quadrata?
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 




permalink | inviato da Gianni Pardo il 2/12/2019 alle 11:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
novembre       

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Non riesco nemmeno io ad inserire un commento. Chi volesse farlo lo inserisca in calce all'identico articolo, su giannip.myblog.it Prendete comunque nota dell'indirizzo giannip.myblog.it per i momenti in cui "il Cannocchiale" non è accessibile. Per comunicazioni, giannipardo1@gmail.com.