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POLITICA
18 ottobre 2019
INTESE SALVO INTESE
Un impegno ha valore giuridico quando è determinato. Giuridicamente non ha senso dire: “Ti pagherò quando avrò denaro”. Infatti, se chi dice questo ha venti centesimi in tasca, dal momento che ha denaro, dovrebbe pagare immediatamente. Se invece intendeva dire: “Ti pagherò quando avrò denaro a sufficienza”, chi stabilirà quando la sufficienza sarà raggiunta? Né basta dire: “Ti pagherò al più presto”, perché “al più presto” è espressione opinabile. E infatti i romani, gente pratica, tagliavano la testa al toro: “Quod sine die debetur statim debetur”, ciò che ci si è impegnati a dare senza stabilire una data, deve essere dato subito”.
Tuttavia la chiarezza del diritto è qualcosa che vale soltanto tra i privati. Non vale fra gli Stati, al livello internazionale, e al livello nazionale non vale per la politica. I candidati possono promettere un mare di cose, in modo particolareggiato, e non realizzarne neppure una. 
I politici hanno un diritto che non è concesso a nessun altro: il “diritto alla bugia”. Un diritto contrastato soltanto dal discredito. Un bugiardo sfacciato è spregevole anche se di mestiere fa il ministro o il Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma i cittadini hanno la memoria corta.
In materia di bugie politiche c’è un’ulteriore distinzione, quella tra bugia del singolo e bugia collegiale. Colui che mente nel proprio interesse è soltanto un normale imbroglione. Ma se mente un’intera società, per esempio contraendo debiti che sa di non essere in grado di onorare, non si tratterà soltanto di scorrettezza, e nemmeno di truffa, ma di bancarotta fraudolenta, per la quale il codice penale dispone l’arresto immediato. Dunque, quando i partiti raccontano frottole nei loro programmi, chiaramente per ingannare gli elettori, la menzogna è particolarmente grave e imperdonabile. In politica è lecito mentire, ma è necessario non eccedere, per non squalificarsi agli occhi dei cittadini.
Dopo la bugia nazionale e quella internazionale, quella del singolo e quella di gruppo, quella privata e quella politica, si arriva ad un’ultima distinzione: la bugia intelligente e la bugia cretina. È intelligente la bugia che è facile giustificare (i politici in questo sono dei professionisti); è cretina invece quella la cui insostenibilità è evidente sin da principio. Quella che è contraddittoria. Quella che contiene, insieme con la bugia, la sua smentita. E in questo campo, nel Bel Paese, non ci facciamo mancare nulla.
 Per obbedire all’impegno di presentare a Bruxelles, entro il 15 di questo mese, un documento sulla manovra di fine anno, abbiamo avuto un importantissima riunione del Consiglio dei Ministri che si è protratta fino all’alba del 16 ottobre.
Ove questa manovra non fosse approvata dalle autorità comunitarie, scatterebbero le clausole di salvaguardia, e in particolare l’aumento dell’Iva. Data la posta in gioco, si comprende che i ministri abbiano fatto le ore piccole. Infatti non soltanto essi hanno preso con i cittadini il solenne impegno di neutralizzare quell’aumento (costo: 23,5 miliardi), ma anche altri impegni riguardanti il salario minimo, il mantenimento della “Quota Cento” per le pensioni, la flat tax per le partite Iva sotto i 6.000€ annui, più molte altre provvidenze, dagli asili nido agli aiuti alle famiglie e via di seguito. L’ampiezza del programma non farebbe spavento se il governo disponesse delle somme necessarie a realizzarlo, ma purtroppo non è così. Né può fare debiti ad libitum, perché l’Europa ha già detto che tollererà ulteriori debiti soltanto per quattorcidi miliardi. A questo punto non rimane che un aumento della pressione fiscale, ma purtroppo i partiti si sono solennemente impegnati ad abbassarla, sicché il problema che andava risolto nella notte fra il 15 e il 16 era semplicemente insolubile. E invece dicono di averlo risolto. Come?
Non chietelo a me, io non l’ho capito. Presumo che i ministri mentano ma, dato il livello, dovrebbero essere argomentazioni intelligenti. Anche se so, per esperienza, che in materia di bugie intelligenti i nostri governanti sono messi male. 
In questo caso hanno firmato e bollato il testo concordato nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, con la formula, “Salvo intese”. E allora siamo alla bugia cretina. “Salvo intese” significa che le intese non sono state raggiunte.“Salvo intese”  equivale a: “Ti pagherò quando potrò”. Significa che le “intese” saranno specificate (e negoziate) in futuro. Significa anche che il governo può rimangiarsi parecchio di ciò che è contenuto in quel documento. Significa insomma: “Non ci siamo messi d’accordo su niente, ma ci piacerebbe metterci d’accordo su qualcosa che somiglia a questo schema”. E l’Europa dovrebbe prenderlo sul serio? 
Una persona normale risponderebbe: “Capirei se tu volessi realizzare una truffa a mio danno, ma mi offende che tu voglia realizzare una circonvenzione d’incapace. Ti potevi strapazzare a inventare un tranello in cui io potessi almeno far finta di essere caduto. Tu vuoi fregarmi e per giunta mi dai dell’imbecille?”.
Ma l’Europa non è una persona normale. Anche a Bruxelles ci sono dei politici che hanno interesse a far finta di non aver capito. Dunque tutto procederà business as usual fino al Giorno del Giudizio. Il Giudizio delle Borse.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
17 ottobre 2019




permalink | inviato da Gianni Pardo il 18/10/2019 alle 7:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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