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POLITICA
17 luglio 2019
IL MISTERO CONTE
Sarò duro di comprendonio, ma Giuseppe Conte per me è un mistero. Recentemente minaccia, fa la voce grossa, rivendica i suoi poteri, mette in riga i suoi vice (soprattutto Salvini, ovviamente, dal momento che Di Maio è il suo dante causa). In una parola – lo registrano tutti i giornali – si comporta come fosse il Presidente del Consiglio. E non ci sarebbe niente di male, se lo fosse. E io non smetto di chiedermi: “Ma come fa a dimenticare che non lo è?”
Il Presidente del Consiglio dei Ministri è il cittadino incaricato dal Presidente della Repubblica di formare il nuovo governo. Ma questa formula astratta somiglia a quest’altra: “Giuridicamente nulla impedisce a un povero di comprare una Rolls Royce”. Nulla, certo. Nello stesso modo, se il Presidente della Repubblica incarica di formare il nuovo governo uno che non ha nessun particolare potere, l’incaricato avrà la carica formalmente, ma non l’avrà sostanzialmente. La vera carica di Presidente del Consiglio dei Ministri nasce dalla forza, dall’avere in pugno il partito più votato e in parte la coalizione di partiti che, costretti dalle circostanze, lo hanno mandato dal Presidente della Repubblica. 
Nel caso dell’attuale governo non è stato possibile avere un vero Presidente del Consiglio. Perché Di Maio ha posto il veto su Salvini e Salvini l’ha posto su Di Maio. E poiché di quella figura apicale, a termini di Costituzione, non si poteva fare a meno, si è messo un cappello sulla sedia. Ma quella sedia non mai stata occupata. A questo punto Conte può fare la faccia feroce quanto vuole, la realtà è quella che è. L’organigramma istituzionale è il seguente.
Al sommo c’è il Presidente Mattarella che passa il suo tempo a sperare che i ragazzi non facciano troppi danni. E personalmente fa quel che può.
Poi c’è Salvini, il quale è a capo del partito più votato alle recenti europee. Qualcosa che non dimentica mai. E infatti tutti sanno che potrebbe far cadere il governo sol che schioccasse le dita. Naturalmente le schioccherà quando penserà che la cosa gli convenga, ma in che situazione si troverà il giorno dopo è qualcosa cui preferiamo non pensare. Mai amati i film Horror. Ma una cosa è certa: Salvini dispone di un potere reale. Forse non fa cadere il governo per coinvolgere il Movimento nella prossima legge di stabilità, evitando che tutta l’impopolarità ricada sulla sola Lega.
Poi c’è Di Maio, che mi fa pensare a un famoso aneddoto. In un teatro lirico di provincia, il loggione fischiava ripetutamente il baritono, finché questi perse la pazienza e sbottò: “Fischiate me? Sentirete il tenore”. Il caso è chiaro: giovane è stato scelto in mancanza di meglio. Forse perché si presentava in modo decente dal punto di vista fisico e vestimentario. Ma non ha fondato il partito e non lo domina. Se domani Grillo e Casaleggio lo sconfessassero non gli rimarrebbe che fare le valigie. Se cadesse il governo, per lui sarebbe finita E non solo per lui. Non si vede quale altro Presidente del Consiglio nominerebbe ministro Toninelli.
E il resto del Parlamento? Marmaglia. Un momento: dimenticavo proprio Giuseppe Conte. 
Il caso di quest’uomo mi ricorda quello dei tanti che sono stati troppo coinvolti dalla parte recitata, fino ad agire in conformità ad essa e non in conformità al loro vero io. Nella pièce di Musset, Lorenzaccio dei Medici, che si è squalificato agli occhi di tutti apparendo complice del tiranno (mentre vuole soltanto avvicinarlo per ucciderlo) alla fine si rende conto che non potrà più riavere il suo onore. E uccide il tiranno, perché ormai è l’unica cosa pulita rimasta nella sua vita. Altro esempio, quello del falso Generale Della Rovere, che alla fine prende tanto sul serio il ruolo, da comportarsi e morire eroicamente, come avrebbe fatto il vero Generale. Forse per questo qualcuno ha detto: “Sorridete, anche artificialmente, stirando la bocca, e vi accorgerete che in parte state veramente sorridendo”.
Se teniamo conto di ciò, Conte diviene comprensibile. La parte gli ha preso la mano e lui dimentica che Salvini potrebbe rimandarlo alla sua università con un cenno del capo. E non per suo demerito, soltanto perché non è un vero Presidente del Consiglio. Ché anzi, proprio per questo una persona prudente non avrebbe accettato l’incarico. E se malgrado tutto l’avesse fatto, si sarebbe poi attenuto all’imperativo categorico - quasi una religione - di mantenere un profilo basso. Avrebbe schivato i giornalisti, avrebbe parlato poco, magari non avrebbe parlato per niente, come un vero cappello. 
E questo fa venire in mente un altro aneddoto. Un pulcino in Siberia stava per morire di freddo. Una vacca compassionevole lo raccattò e lo depositò in una grande, morbida e calda torta di merda che aveva appena scodellato. Il pulcino cominciò a riprendersi e per la gioia cominciò a fare: “Pio pio!” Un lupo affamato lo senti e ne fece un solo boccone. Morale: quando sei nella merda, tieni il becco chiuso.
Se Di Maio, andando a nuove elezioni,  ha qualche speranza di essere rieletto parlamentare, Conte, nel Movimento, incontrerà sempre l’ostilità di Di Maio. Perché questo ragazzo aspirava a divenire il Presidente del Consiglio dei Ministri (sic), e certo non spianerà la strada al suo possibile concorrente.
Il panorama politico è deprimente. Non rimane che la giustizia della storia e, prima di essa, l’ordalia di Dicembre.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
      17 dicembre 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 17/7/2019 alle 7:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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