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POLITICA
3 giugno 2019
GRANDI UOMINI, GRANDI PROBLEMI
Il futuro è incerto, ma non sempre nella stessa misura. In conseguenza del pasticcio inestricabile della Brexit, in Inghilterra si è molto preoccupati riguardo alla situazione economica: ma nessuno si chiede se domani ci sarà o no una democrazia. Il regime è fuori discussione. Invece in Italia, per decenni, ad ogni elezione si è temuto di essere ad un passo dall’entrata nell’orbita di Mosca, come è avvenuto in Cecoslovacchia nel 1948. Un’angoscia di ben diverso spessore.
Del resto l’Italia è sempre stata piuttosto instabile. Malgrado un esito felice, il suo Risorgimento ha avuto un corso disastroso. Sessant’anni dopo si è affidata ad un Benito Mussolini che, senza essere quel mostro che certa sinistra amerebbe dipingere, ha sospeso la democrazia ed ha infine portato la nazione alla più umiliante sconfitta di tutti i tempi. E non è bastato. Malgrado questa crudele vaccinazione, più o meno metà degli italiani ha desiderato di essere governata prima da Stalin, poi dai suoi successori. 
Comunque, nei sessant’anni che vanno dalla guerra agli inizi del Terzo Millennio, bene o male l’Italia si è abituata alla democrazia.  Sembrava avesse capito che, come insegnava Churchill, essa sia un pessimo regime, e tuttavia il migliore su piazza. Purtroppo, questo idillio è finito. Innescata dal sotterraneo malgoverno dei decenni precedenti, si è prodotta da noi una tale crisi economica cda cui non siamo più stati capaci di uscire e che ha provocato gli effetti psicologici di una guerra perduta. 
Il popolo italiano ha perso la fiducia nelle istituzioni. È  stato sempre più irritato, sempre più nichilista, sempre più disposto a buttare all’aria tutto. E di questo stato d’animo si è fatta interprete una sorta di jacquerie. Milioni di persone sono stati sedotti da un Movimento il cui messaggio era semplicistico e radicale: “Buttiamo giù tutto e ripartiamo da capo, con una classe dirigente interamente nuova. Forse incompetente ma almeno onesta”. Ovviamente, soltanto un Paese annebbiato dalla collera poteva prendere sul serio un simile programma, ma l’Italia era appunto un Paese annebbiato dalla collera. E infatti i consensi sono andati lievitando, fino alle ultime elezioni politiche del 2018, quando il M5s ha avuto il 31,7% dei voti. E con questo siamo al presente.
Alla prova del governo, ovviamente, il risultato dei Cinque Stelle è stato disastroso e gli italiani hanno dimezzato i suoi voti, alle recenti “europee”. La botta è stata tale che nessuno pensa che il Movimento avrà mai, in futuro, i consensi del 2018. E probabilmente, se cade il governo, non tornerà mai più al potere. Ma tutto questo non ci consola abbastanza. Infatti, mentre non ha più fiducia nel nuovo partito, l’Italia continua a non avere fiducia nei vecchi partiti, e non sa dove andare. Si è affacciata persino la tentazione dei popoli immaturi: quella di affidarsi all’uomo forte, in questo caso Matteo Salvini. Infatti questi ha realizzato il capolavoro di farsi sentire come il capo di un partito nuovo nel momento stesso in cui guidava il partito più vecchio in Parlamento. 
Per come sembra, Matteo Salvini non aspira alla dittatura. Se così fosse, ci sarebbe da essere angosciati, visti i risultati conseguiti dai dittatori. Ma qualcuno potrebbe citare le poche eccezioni in cui questo esito non è stato pessimo. Infatti sono esistiti “uomini soli al comando” che sono durati per anni ed anni ed hanno lasciato un ottimo ricordo di sé. La posterità ha talmente ammirato Pericle da parlare dell’ “età di Pericle”, appunto, come di una sorta di miracolo. Un successivo, luminoso esempio è quello di Ottaviano Augusto: uomo equilibrato, abilissimo, capace di mantenere la pace e il consenso per decenni. E infatti anche per lui si parla di “età augustea”. Più recentemente De Gaulle ha salvato la sua patria dal disastro per ben due volte. Il vero successo politico è quello consacrato dalla durata, non quello che danno gli applausi momentanei.
E con questo dobbiamo chiederci quale sarà il nostro futuro. Al riguardo le incertezze sono fondamentalmente due: il carattere di Salvini e la situazione obiettiva. Il leader leghista – per come appare – è un uomo rozzo, brutale, incolto. Le sue idee sono semplicistiche come sono semplicistiche le soluzioni che propone. In materia di economia dimostra una totale ignoranza e sembra incapace di far di conto. Infine, da peso mosca, sfida tutti i pesi massimi di passaggio. Sembra un folle demagogo. Ma lo è? 
A parte il fatto che il suo successo depone in favore di un fortissimo senso del reale, lo stesso eccesso pressoché caricaturale del personaggio fa pensare ad una recita molto riuscita. Cosicché, se Salvini fosse il quasi-dittatore d’Italia, e se la situazione fosse normale, potremmo persino sperare in una buona guida del Paese. Purtroppo però la situazione non è normale. 
Le scadenze che attendono l’Italia – a partire da ciò che ci comunicherà Bruxelles il 5 giugno – sono tali che il popolo dovrà necessariamente soffrirne. Ed anche molto. Né le cose miglioreranno col passare dei mesi, perché a fine anno ci sarà il redde rationem degli scorsi anni. Inoltre ora l’Europa è nettamente mal disposta nei nostri confronti. Gli altri partner europei non sono inclini a tollerare ulteriormente la dissennatezza economica italiana e dunque, quand’anche Salvini avesse l’equilibrio di Pericle, l’abilità di Augusto e l’energia di De Gaulle, i prossimi mesi renderanno ancor più ribelle e ancor più arrabbiato il popolo italiano. Esso si dichiarerà deluso da Salvini, senza rendersi conto che questi non sarà tanto colpevole di non aver mantenuto le promesse, quanto di averle formulate, nel suo delirio di Rodomonte. Ma dinanzi ai portafogli vuoti, non ci saranno scuse che tengano.
Difficilmente la meteora Salvini avrà una lunga durata. E la grande incertezza dipende dal fatto che non si vede una soluzione, per il futuro. Il popolo non capisce che siamo nella condizione di qualcuno che per anni ha fatto debiti ed ha spazzato la polvere sotto il tappeto. Ora i creditori vogliono la libbra di carne shakespeariana e non c’è via d’uscita. È vero che, alla resa dei conti, i creditori rimarranno con un palmo di naso, ma il prelievo del pound of flesh non per questo sarà meno doloroso.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
       2 giugno 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 3/6/2019 alle 6:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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