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POLITICA
29 maggio 2019
SALVINI E L'EMPATIA
Se si chiedesse di definire l’empatia, molti sarebbero in difficoltà. Eppure è semplice: è la capacità di mettersi nei panni altrui. La sua totale mancanza – per esempio essendo indifferenti mentre si è crudeli – è prova di tendenze criminali.
L’empatia è anche uno strumento che ci può aiutare a capire il comportamento assurdo di qualcuno, semplicemente pensando che, se sembrasse assurdo anche a lui, non si comporterebbe in quel modo. Il padre musulmano che uccide la figlia perché vuole vivere all’occidentale suscita in noi un tale senso di orrore, da vederlo come un mostro. Ma lo è? La realtà è probabilmente che gli hanno messo in testa l’idea che vivere all’occidentale condanni inevitabilmente all’inferno. Così lui preferisce sapere sua figlia morta ma in paradiso. A questo punto potremmo non soltanto condannare lui, ma comprendere anche la necessità di impedire quel genere di predicazione. Meglio tappare la bocca a un imam fanatico che accettare l’uccisione di un’adolescente senza colpa.
Mettersi nei panni degli altri è per i politici un dovere imposto non tanto dall’etica quanto dall’interesse. Come si può avere successo, se non si sa che cosa gli elettori desiderano? E come sapere che cosa desiderano, se non ci si mette nei loro panni? Anche se la cosa non sempre è facile. Lo stesso popolo soggiace infatti a degli idola morali. Se un politico chiedesse all’uditorio se desidera la totale liberalizzazione della pornografia, riceverebbe un coro di no. E tuttavia moltissimi di quelli che hanno gridato “no”, nel segreto della loro casa, si deliziano con i siti porno. È il fenomeno che ha reso famosa la scena con Paolo Villaggio, quando dichiara che il film “La corazzata Potemkin” è “Una cagata pazzesca”. La risata del pubblico è liberatoria proprio perché milioni di spettatori si sono annoiati a morte, assistendo a quell’opera, ma non hanno osato dirlo. Il politico deve andare oltre il perbenismo di facciata per capire ciò che il popolo pensa realmente. E a quel pensiero fare appello. È ciò che ha saputo fare Matteo Salvini.
Per molti decenni da un lato la pruderie esteriore e bigotta della Democrazia Cristiana, dall’altro la severità etica della sinistra, hanno imposto al popolo di venerare cose di cui era vietato dire male. Fu una prima, opprimente versione della political correctness. Ma il colmo si è avuto recentemente, con il dovere dell’accoglienza nei confronti degli immigranti. Un dovere che la nostra Costituzione (questa sorta di Corano) impone nei confronti di centinaia di milioni di persone, dal momento che lo estende a tutti coloro che, nel loro Paese, non fruiscono delle nostre libertà democratiche. Cioè quasi all’intero orbe terracqueo. 
Non soltanto l’intera Italia ufficiale ha sostenuto queste idee, ma la sinistra al potere ha preteso che non esistesse nessun mezzo per porre fine all’invasione. E il popolo subiva inerme questa celebrazione della “Corazzata Potemkin” . Poi è arrivato Salvini il quale ha detto:  “Basta. Non dico di sparare con i cannoni a chi si profila all’orizzonte, ma in Italia entrerà soltanto chi diciamo noi”, e il popolo ha votato in massa per chi finalmente gridava queste parole. 
Ecco il fascino di Salvini. Lui non si è posto come maestro di morale, inguaribile errore della sinistra. Si è invece fatto interprete di ciò che gli italiani realmente volevano, al di là del buonismo nazionale o religioso, e che lui ha percepito con la sua stupefacente empatia. Gli italiani erano tanto stanchi di quell’atteggiamento giulebboso da accettare anche la volgarità e la rozzezza di Salvini come altrettante manifestazioni di autenticità. Lui si è presentato in tutto simile a un popolano qualunque e per questo è stato votato a valanga.
Il popolo, malgrado qualche manifestazione di buonismo conformista, manda i suoi rappresentanti in Parlamento perché facciano i suoi interessi, non perché gli insegnino la morale e la political correctness. Tutto un mondo fittizio di cui non se ne può più. Ecco perché la comparsa di Salvini è stata sentita come liberatoria. 
Purtroppo questo smascheramento delle sovrastrutture non è attivabile all’infinito. In futuro Salvini farebbe bene a non sbagliare nell’interpretazione del subconscio popolare. Soprattutto non dovrebbe dimenticare che molti dei vantaggi che la massa amerebbe avere non sono possibili e soltanto un demagogo può prometterli rischiando il contraccolpo della delusione. Per esempio le sue ultime proposte sulla flat tax sono semplicemente demenziali.
L’Italia ha un disperato bisogno di senso del reale. Per esempio dovrebbe capire che si possono abbassare le tasse soltanto se si tagliano i servizi e i posti di lavoro inutili. Ma in questo campo è inutile nutrire speranze. 
Salvini ha avuto successo con l’immigrazione, ma presto si accorgerà che non si può avere lo stesso successo col fisco, col debito pubblico, con l’Europa, con le riforme. Con i mille guai dell’Italia. Perché a questi mali nessuno vuole seriamente mettere rimedio.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
      29 maggio 2019. 



permalink | inviato da Gianni Pardo il 29/5/2019 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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