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POLITICA
28 maggio 2019
SALVINI DEVE VINCERE LA PACE
La vittoria di Matteo Salvini alle elezioni europee di domenica richiama alla mente un problema che si ripresenta costantemente nella storia: non basta vincere la guerra, poi bisogna vincere la pace. La guerra è soltanto la prosecuzione della politica con altri mezzi, come ha giustamente scritto Karl von Clausewitz. E ciò significa che, se la politica è sbagliata, la stessa vittoria non produrrà gli effetti desiderati. 
Ne fornisce un buon esempio la storia romana. Cesare Ottaviano – già malaticcio di suo – fu tutt’altro che un fulmine di guerra. Ma fu uno straordinario politico. A diciannove anni fu capace di mettere nel sacco gente con molti più anni ed esperienza di lui. Era uno che magari non vinceva la battaglia ma poi vinceva la guerra. Adattabile, pragmatico, dissimulatore,  crudele o magnanimo secondo come gli conveniva, e machiavellico secoli prima che nascesse ser Niccolò, questo ragazzo fu una forza cui nessuno seppe resistere. Per giunta non soltanto non finì male, come tanti prima e dopo di lui, ma fu sempre onorato, morì nel suo letto e alla sua epoca la tradizione elevò un monumento, parlando di “età augustea”. La lode che un vangelo tributa a Giovanni il Battista - Inter natos mulierum, non surrexit major Johanne Baptista – è del tutto sproporzionata per quello strano personaggio. Sarebbe stato giusto dire: “Non sorse mai, fra coloro che sono fra i nati dalle donne, qualcuno di più grande di Augusto”.
Fare le pulci a chi ha vinto è da frustrati, ma non vedere le difficoltà che li aspettano è da ciechi. E nel caso di Matteo Salvini queste difficoltà sono di tali proporzioni che ignorarle sarebbe ingeneroso. Infatti, se dovesse fallire, bisognerà ricordarsene proprio per esprimergli umana comprensione. Oggi la sua vittoria scintilla al sole come l’abbaglio di mille elmi d’argento, ma forse nessuno saprebbe indicare in che modo metterla a frutto. 
I problemi fondamentali sono due: con quali alleati prendere il potere e che cosa farsene. Se è vero che, come ha scritto Tucidide, nessun vincitore crede mai alla fortuna, è anche vero che nessun popolo perdona al  suo capo di aver perduto, quali che siano le scuse che può addurre. Salvini non può governare seriamente col Movimento 5 Stelle perché esso ha un problema di sopravvivenza: o questo, per farsi valere, gli mette i bastoni fra le ruote, e potrebbe essere lo stesso Salvini a liquidarlo; oppure gli si accoda, rassegnandosi al ruolo di socio di minoranza, e in questo caso potrebbe essere la stessa base del Movimento a dissociarsi dal governo. Già non si sa quale sarà il ruolo di Luigi Di Maio, dopo questa fenomenale batosta. Il contatto con la realtà del governare lo ha ferito a morte. Il suo partito sembra aver esaurito la spinta propulsiva: quella capacità di creare illusioni e offrire semplicistiche speranze che ha sedotto tanta gente. 
L’alleanza col Movimento ormai non può essre né solida né produttiva, Salvini potrà governare soltanto se troverà altri alleati. Col 34% (ammesso che le future elezioni politiche lo confermino) si conta molto, ma non si governa. E, come se non bastasse, l’Italia fronteggia problemi come quello del lupo, della capra e dei cavoli. Per non dire che il programma di Salvini è incompatibile col Movimento, col centrodestra e col centrosinistra. Ed anche con l’Europa. Ecco il problema della pace. Chi si alleerà con chi, per formare il nuovo governo, e per fare che cosa?  
E questa è soltanto la metà del problema. L’altra è sapere come affrontare (ed eventualmente con chi) il rebus economico di fine anno. Per questo non basterebbe nemmeno aver conquistato il 51% dei voti. Infatti quella percentuale non farebbe nascere dal nulla i molti miliardi necessari già soltanto per scongiurare l’aumento dell’Iva. Per non parlare degli investimenti pubblici di cui tanti favoleggiano per rilanciare l’economia. Dimenticando che l’ultima volta in cui abbiamo fatto scintille, col “Miracolo economico”, non l’abbiamo fatto con i capitali di Stato, ma con la libertà economica..
Tributiamo dunque al vincitore il dovuto applauso e tuttavia, senza arrivare allo iettatorio “memento mori” con cui i romani affliggevano i trionfatori, auguriamo a Salvini che la corona d’alloro non si trasformi in una corona di spine.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
28 maggio 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 28/5/2019 alle 9:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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