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POLITICA
20 maggio 2019
UN POPOLO INTELLIGENTE MA STUPIDO
La sovranità appartiene al popolo. Queste parole del primo articolo della Costituzione Italiana oggi sono un’ovvietà. Qualcuno chiederebbe: “E a chi volete che appartenga?”
Eppure l’esercizio della sovranità non è cosa semplice: essendo il supremo comando, è anche la suprema responsabilità; e, mentre l’autocrate risponde delle sue decisioni alla storia, (o ai congiurati che lo assassinano) il popolo non ne risponde a nessuno e le paga in prima persona. La Costituzione ha cercato di proteggerlo da sé stesso, aggiungendo che la sovranità dovrà esercitarla “nelle forme e nei limiti della Costituzione”, ma il popolo ha anche il diritto di mettersi nei guai, provando ad adottare per esempio la democrazia diretta, e magari internettiana.  
Ciò che la Costituzione intendeva, con quella limitazione, è che la massa non ha la competenza per governare e dunque deve necessariamente delegare questo compito ai suoi migliori rappresentanti. E tuttavia questo problema si inquadra in in un ambito più vasto. 
La democrazia è il miglior regime inventato dall’umanità ma ciò – come aveva ben visto Voltaire - nella misura in cui il popolo è colto e maturo. E infatti, nella maggior parte degli Stati islamici e spesso altrove, la democrazia, anche se tentata, non attecchisce e finisce col volgersi in autocrazia. Ecco perché Oriana Fallaci aveva torto, quando rivedeva le bucce del governo di Reza Pahlavi. Questi aveva perfettamente ragione obiettandole che non avrebbe dovuto sperare di trovare, in Iran, una democrazia come quella inglese. 
In questo quadro, come è sistemata l’Italia? Male, si direbbe. Il Paese, benché sinceramente democratico, prevalentemente colto (se contrapponiamo cultura ad analfabetismo) e composto da persone sveglie, ha dei difetti che lo mettono in pericolo, in particolare un’insufficiente percezione della realtà. 
Per esempio, quando si tratta di valutare sé stessi, gli italiani sembrano soffrire di una forma di schizofrenia. Per evitare il disprezzo di sé, sono capaci di immaginarsi vincitori della Seconda Guerra Mondiale e il 25 aprile di ogni anno festeggiano la “Liberazione”: come se loro fossero stati oppressi da non si sa chi. E a nessuno viene da ridere. Mentre in realtà l’Italia era stata fascista finché le cose andavano bene, al punto che gli Alleati pretesero da noi, come dalla Germania, la “resa senza condizioni”. Questa “rimozione” della storia richiederebbe un Piano Marshall per pagare un esercito di psicoanalisti.
Purtroppo pecchiamo anche  nella direzione opposta. Di contro a questa assurda autoassoluzione, pensiamo di essere il Paese più corrotto del mondo, di avere un alto tasso di criminalità, di essere degli incapaci e insomma che tutti sono migliori di noi, una giaculatoria di ingiustificate autofustigazioni. Ma poi, ulteriore piroetta, ci assolviamo da queste pecche dando la colpa di tutto al malgoverno. Come se non lo avessimo eletto noi e come se i suoi componenti non fossero nostri connazionali. 
Presi ad uno ad uno, siamo individualisti, scaltri, e capacissimi di proteggere i nostri interessi anche a costo di andare contro la legge. Quando invece si tratta dell’amministrazione dello Stato, dimentichiamo il buon senso e diventiamo idealisti, estremisti, collettivisti e, in una parola, stupidi. Vorremmo uno Stato perfetto e onnipresente, amministrato da angeli non italiani, capace di guidarci e accudirci dalla culla alla tomba. Insomma un’Amministrazione che si faccia carico (gratis), di tutti i nostri problemi. Il risultato è che uno Stato parassitario ci carica di tasse e non ci fornisce ciò che ci aspettavamo. Infatti ha, come prima spesa, l’autofinanziamento.
A tutto questo si è recentemente aggiunto un fenomeno, prova finale del delirio. Dopo avere voluto lo Stato com’è, ci siamo talmente arrabbiati contro di esso da chiederne la fine. Come chi dicesse: “Basta, voglio un altro universo”. E questo è ciò che hanno offerto i Cinque Stelle, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.
Si può dire del popolo italiano quello che un amico inglese diceva di suo figlio: “È tanto stupido quanto è intelligente”. Ed era molto intelligente. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
19 maggio 2019




permalink | inviato da Gianni Pardo il 20/5/2019 alle 13:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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