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POLITICA
15 maggio 2019
LA DROLE DE GUERRE
Tanto in francese – l’aggettivo “drôle” – quanto in inglese – l’aggettivo “funny” - hanno il doppio, se non triplo, significato di buffo, strano e persino inquietante. E infatti, se c’è una cosa che non è buffa è la guerra. Ma la Francia fu formalmente in guerra con la Germania dal settembre 1939, e fino al maggio del 1940 non accadde nulla. È forse normale una guerra dichiarata in cui nessuno spara un colpo, in cui nessuno attacca il nemico, e si sta lì ad aspettare che qualcosa accada? Ecco perché, sul momento ed anche dopo, la Francia designò quel momento storico come “la drôle de guerre”, la strana guerra. Per tutti quei mesi la nazione – impreparata al conflitto – sperò di non essere realmente coinvolta. 
In realtà la guerra, più che “buffa”, era inquietante. La quiete significava soltanto che Hitler voleva avere le mani libere di operare altrove. E che fosse stupido rintanarsi dietro la Linea Maginot (come se i tedeschi non potessero, come nella Grande Guerra, affrontare la Francia passando dal Belgio) la storia lo dimostrò ad usura. Non soltanto rendendo schiava la Francia per quattro anni, ma assestandole un tale colpo, che essa non fu mai più la Grande Potenza che era stata prima.
Se il bollettino meteorologico annuncia tempesta, è stupido rassicurarsi alzando gli occhi e vedendo che il cielo è ancora azzurro. Se la diagnosi parla di cancro, non basta rispondere che ci si sente ancora benissimo. Quando sono riunite tutte le cause perché un fenomeno si verifichi, il fenomeno si verifica. Ma il fascino della bonaccia prima della tempesta è pressoché irresistibile e confesso di esserne stato vittima anch’io. All’università, tre mesi prima dell’esame la data mi pareva tanto lontana che ogni scusa era buona per non studiare. Poi, un mese prima, cominciavo a dedicare un’oretta a quella dannata materia, finché la data era così vicina che ero alla disperazione. Nell’ultima settimana arrivavo a studiare anche quattro o cinque ore al giorno (per me, una prestazione da record) e infine, regolarmente, non dormivo la notte prima degli esami, sperando di riuscire a scongiurare la mia prima bocciatura. 
Ovviamente il fenomeno è più grave quando in questo modo si comporta uno Stato, ma purtroppo in politica vige la filosofia secondo la quale, se il popolo si lamenta di non avere abbastanza luce, basta accendere la candela da ambedue le estremità. È vero, così si consumerà a grandissima velocità, ma che importa? Per i politici l’essenziale è passarla al prossimo governo prima di scottarsi le dita. 
Ed è così che si comporta l’attuale governo. Ha ereditato un Paese disastrato, con un’economia ferma da dieci anni, e ciò anche quando il resto del mondo e dell’Europa si è rimesso in moto. Ma se l’attuale governo non ha colpa per il passato, ha certamente una grave responsabilità per il futuro. Chi assume il comando mentre la nave imbarca acqua, non ha la responsabilità della falla ma non per questo può limitarsi a non allargarla.
Ed invece è esattamente ciò che fa il governo giallo-verde. Non soltanto non ha invertito la tendenza, ma se qualche rimedio ha proposto, è stato un rimedio peggiore nel male: la prosecuzione della politica di “deficit spending”, delle regalie, dell’assistenzialismo e, in sostanza, dell’aumento del debito pubblico. E in questa situazione di drammatico abbassamento del barometro, che cosa annuncia Matteo Salvini? Che lui di uno sforamento del deficit oltre il 3% sul pil, se ne frega. Se c’è da spendere, si deve spendere e poi si vedrà. 
E noi vedremo che aumenta il servizio del debito, che rischiamo la procedura d’infrazione (o quella per debito eccessivo), il fallimento e l’espulsione dall’euro, se non dall’Unione Europea. Per non parlare dell’Iva al 25%. E tutto questo non chissà quando, ma entro la fine dell’anno. Con quale coraggio ci si può comportare da incoscienti a questo punto? 
È vero che, come notava qualcuno, questa gente non è da prendere sul serio. Ciò che dice oggi è capace di smentirlo domani, ciò che ha detto la mattina può essere il contrario di ciò che dice  la sera. Ma ciò significa che siamo guidati da irresponsabili. Non capiscono che le parole, da sole, sono capaci di far aumentare lo spread. E infatti ieri esso è arrivato a 280 punti base e oggi a 290  
A meno che il senso di tutto queto non sia che, dopo aver fatto danni per un anno, i nostri campioni intendano passare la mano ad un altro governo, per dichiararsi non colpevoli della tragedia finale. 
Se una società per azioni fosse guidata come è stata guidata l’Italia dal 1963 (primo centrosinistra), sarebbe fallita da un pezzo. E se i dirigenti del Paese fossero trattati come gli imprenditori privati, per loro si profilerebbe l’accusa di bancarotta fraudolenta. Reato per il quale è obbligatorio di mandato di cattura. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
15 maggio 2019




permalink | inviato da Gianni Pardo il 15/5/2019 alle 11:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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