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POLITICA
6 maggio 2019
BUGIE E FASCISMO
Naturalmente ognuno ha diritto non soltanto alle proprie opinioni, ma anche alle proprie impressioni: la mia è quella di essere sommerso dalle bugie ufficiali. E sono talmente stupido da rettificarle senza tregua, nella mia mente: “Questo non è vero”, “Questo non è vero”, “Quest’altro non è vero”. Fino a togliere l’audio, quando parlano certi politici, per non affaticare inutilmente le mie orecchie e il mio cervello.
Però si direbbe che il resto del Paese la pensi diversamente. Basta leggere i giornali per vedere che il governo gialloverde gode di una sufficiente fiducia per andare avanti. Dunque anche smerciando bugie dalla mattina alla sera si ha successo e si conserva il potere? Domanda notevole. Quasi di portata storica. Cui si può provare a dare qualche risposta. 
La prima me la regalò l’ing.Natasha Stefanenko, molti anni fa, quando era ancora fresca di Russia. Le chiesero come mai il regime permettesse la proiezione dei film americani in cui si vedeva una società opulenta, sideralmente lontana da quella con cui i sovietici si dovevano confrontare ogni giorno, e la giovane rispose che nessuno credeva niente di ciò che vedeva al cinema. Quella società era ovviamente immaginaria. I governanti americani raccontavano balle ai loro cittadini dalla mattina alla sera, esattamente come il Kremlino le raccontava a loro. Insomma il loro governo aveva talmente mentito, che i russi non soltanto non credevano a ciò che gli raccontava Mosca, ma nemmeno a quello che gli altri governi raccontavano ai loro cittadini. Questo nichilismo della verità ha avuto pochi confronti e lo lasceremo da parte.
In Italia le menzogne, le promesse eternamente ripetute, le rosee previsioni, gli auto-elogi e le auto-celebrazioni, tutte le ottimistiche fantasticherie di cui Salvini e Di Maio inondano le orecchie degli italiani, hanno finito col creare una realtà parallela. La gente dice: “Quella che vediamo fa schifo ma pare che, a giorni, magari fra un paio di mesi, tutto si aggiusterà. Ce l’hanno detto tante volte che, se non proprio il 100%, almeno qualcosa ci dovranno pur dare”. Poi, stavolta come le altre volte, arriva la delusione. Per fortuna, in democrazia c’è modo di sfogarsi: ogni tanto ci sono le elezioni, il governo cattivo viene mandato a casa, se ne crea uno nuovo (buono, questa volta) e si ritorna alla casella di partenza. 
Comunque, almeno finché non cade il governo, le bugie pagano eccome. E tuttavia anche con questa distinzione, rimane vero che non bisogna esagerare. Dove c’è la libertà di stampa non bisogna arrivare agli apici orwelliani della Russia Sovietica. Fino ad un certo livello, le bugie si riesce a dimenticarle; oltre un certo livello, divengono esplosive e fanno saltare in aria tutta la baracca. 
Prendiamo il nostro Paese. Gli italiani sono convinti che i politici sono una manica di bugiardi, di corrotti, interessati in primo luogo al loro personale utile. Arrivano persino ad esagerare, in questo giudizio negativo. Ma poi, per sostituirli, chiamano al governo uomini non molto diversi dai precedenti, perché il mercato non offre altro. Dopo tutto si sa che il sistema democratico è pessimo, ma il mondo non offre di meglio. Dunque rassegnazione e business as usual.
Ma quando un regime per vent’anni spara bugie e crea illusioni, per poi far precipitare la nazione nel baratro della più nera realtà, le cose cambiano. Se questo avviene, non soltanto le bugie non sono più perdonate, ma ne nasce una damnatio memoriae appassionata e fanatica, con connotazioni religiose, che nel nostro caso si chiama antifascismo.
E questa idea ha gettato un fascio di luce sulla realtà. Spesso mi ero chiesto come mai gli italiani, pressoché totalmente digiuni di storia, si appassionino tanto al fascismo, nato e morto rispettivamente circa cento e ottant’anni fa. Ed ora ho trovato la risposta: non gli hanno ancora perdonato il cumulo di bugie che il regime gli rovesciò addosso, seguito dal disastro della Seconda Guerra Mondiale. E allora - proseguono le mie riflessioni - non è impossibile che se, per esempio a fine anno, ci troveremo in braghe di tela, e la quantità di bugie fino ad ora usate apparirà nella sua enormità, ci sarà una reazione analoga. Proprio non vorrei che gli italiani confondessero l’inadeguatezza della nostra classe politica con i naturali difetti della democrazia. Perché a quel punto potrebbero desiderare qualcosa di diverso e questo sarebbe tremendo. Infatti non capirebbero che, dopo quasi ottant’anni di antifascismo, starebbero vagheggiando un ritorno al fascismo.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
5 maggio.




permalink | inviato da Gianni Pardo il 6/5/2019 alle 10:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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