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POLITICA
24 aprile 2019
IL SEGRETO
Il segreto va accuratamente mantenuto. Quando è necessario. Quando è richiesto. Quando lo consiglia il buon gusto. Quando lo impone il perdono verso i nostri simili, visto che anche noi abbiamo bisogno di perdono. Va tenuto perfino quando lo si apprende per caso,  per rispetto dell’intimità altrui. Bisogna reprimere l’ingenuo e stupido sentimento di potenza che dà l’atto di rivelare qualcosa che gli altri non sanno. Che cosa ci si guadagna a far sapere che una bella donna porta la dentiera? 
Noi viviamo in un’epoca guardonistica e screanzata. I giornali non si vergognano di avere delle rubriche di “indiscrezioni” e ”retroscena”, addirittura ci sono gli specialisti, i “retroscenisti”. E i lettori, ovviamente, non si vergognano di leggerle. I rotocalchi sono in agguato per sorprendere il momento in cui il vento solleva la gonna di una celebrità, o se un uomo politico, durante una solennità, ha un colpo di sonno. Grande rivelazione, il vento solleva le gonne e le celebrazioni fanno calare il sonno. Ma è soltanto una scusa per irridere chi è andato più lontano o più in alto di noi. Una compensazione da frustrati. 
Le buone maniere sono il balsamo della vita associata. Se un uomo ha sulla spalla della giacca una piuma d’uccello depositata lì dal vento, un capello bianco o – peggio ancora – biondo, mentre lui è bruno, il maleducato lo avverte e ride. Il beneducato rimuove l’oggetto quasi distrattamente, senza una parola, mentre il vero gentiluomo quegli oggetti non li vede. Esattamente come non sente nulla, e nemmeno trasalisce, se a qualcuno scappa un rumore fisiologico.
La verità è come l’ossigeno: allo stato puro è un veleno. Tutti abbiamo il diritto di criticare un amico, ma se qualcuno andasse a dirgli che cosa abbiamo detto di lui, quante amicizie si romperebbero? Se qualcuno venisse a dirmi in che modo un amico mi ha criticato, perdonerei più facilmente l’amico maldicente che il delatore. Zizzania ne cresce a sufficienza da sola. 
Coloro che pretendono che tutto sia rivelato, che non ci siano segreti, che non ci sia nulla da nascondere, sono degli stupidi. Credono di non avere segreti, e invece li hanno eccome. Se non fosse così, non ci sarebbero porte nei gabinetti, e in materia di sesso vige un pietoso segreto universale. 
Nessuno può dire l’intera verità sul proprio conto e non si può imporre agli altri di dirla. Andando in giro vestiti, nascondiamo cose meno vergognose di altre che pure fanno parte del nostro passato. E a volte del nostro presente. Il coraggio della verità – che non è un coraggio dappoco – dobbiamo averlo nei confronti di noi stessi. Spogliare il prossimo delle sue povere difese è un atto di vigliaccheria.  E parlare di “public’s right to know”, diritto del pubblico di sapere, come fa oggi il New Yoik Times International Edition, è un assurdo. Una legittimazione dell’indiscrezione, il sigillo giuridico per il buco nella parete della cabina balneare. 
Il pubblico ha diritto di conoscere ciò che viene detto in Parlamento, ma il governo è tenuto più a governare bene che a rendere conto per filo e per segno del suo operato. Secondo una celebre massima di Bismarck, meno la gente sa di come si fabbricano le salsicce e di come si confezionano le leggi, meglio dorme. Il popolo pretende dei governanti onesti ed incorrotti, ma quale popolo sarebbe fiero di avere avuto dei governanti onesti e in buona fede che lo hanno condotto al disastro, piuttosto che un son of a bitch, come forse era Winston Churchill, che però salvò la sua patria dalla schiavitù?
Un caso particolarmente interessante è quello del segreto di Stato. Il singolo cittadino è tenuto al rispetto della legge, e questa gli impone di non mentire e di non uccidere. Ma queste regole valgono per gli Stati? Evidentemente no. Gli Stati infatti applicano le leggi agli altri, non a sé stessi. E se è nell’interesse della nazione violare qualcuna delle regole, lo Stato non dovrà esitare a farlo. 
Solo gli incompetenti immaginano il Leviathano simile ad una mite pecorella. A volte il politico si trova dinanzi ad una scomoda decisione. Se si comporta secondo la morale, non fa l’interesse della sua patria. Se va pubblicamente contro la morale per il bene della nazione, avrà la gratitudine degli storici ma sarà disprezzato dai contemporanei. L’unica soluzione, per il buon politico, e per il Paese, è quella di essere all’occasione immorale ma in segreto: in modo da cumulare il vantaggio del Paese e quello della sua propria buona fama. 
Ecco perché chi – come Julian Assange - viola un segreto di Stato merita di essere punito severamente. Perché danneggia la nazione intera. Per non parlare del segreto di Stato in caso di guerra. Se i massimi strateghi decidono una certa azione di sorpresa, è ovvio che, se il nemico ne fosse a conoscenza, la sorpresa svanirebbe e molti soldati sarebbero uccisi senza nessun vantaggio. Ecco perché, in un caso del genere, la pena di morte è giustificatissima. 
Da qualunque lato si guardi la questione Assange, si tratta di un personaggio negativo. Non so quanto male abbia fatto al suo Paese, ma mi basta la possibilità che l’abbia fatto, per desiderare che finisca in galera, e non per qualche mese. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
23 aprile 2019 




permalink | inviato da Gianni Pardo il 24/4/2019 alle 5:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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