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POLITICA
11 aprile 2019
NETANYAHU E LA PACE ISRAELO-PALESTINESE
La vittoria di Benjamin Nethanyahu è stata salutata con un moto di delusione da chi sostiene la causa dei palestinesi. Netanyahu ha bloccato da anni i colloqui di pace e la sua rielezione non migliora certo le prospettive. Ma se quel primo ministro chiude ai palestinesi non bisogna chiedersi se è giusto o ingiusto bisogna chiedersi se fa o no l’interesse degli israeliani. Se Netanyahu avesse veramente chiuso la porta in faccia alla pace, sarebbe una sorta di criminale, e gli ebrei sarebbero degli sciocchi a sostenerlo: ma la realtà è diversa.
Israele, pur tenendo il coltello dalla parte del manico, ha sempre fatto pgni sforzo per arrivare alla pace: proprio perché le conveniva. Nel 1993 Shimon Peres arrivò a stringere pubblicamente la mano ad Yassir Arafat, in presenza di un Bill Clinton che stava tra loro come il gran sacerdote nello sposalizio della Vergine di Raffaello. Immagino che Peres per superare il disgusto avrà ingoiato un chilo di tranquillanti, e tuttavia la pace non si è avuta, né allora né dopo. 
A conclusione della Guerra dei Sei Giorni (1967) ai palestinesi è stata promessa la rivincita. Questione di settimane. Forse un paio di mesi. Invece sono passati oltre cinquant’anni e siamo al punto di partenza. Ciò perché quei poveracci, abbandonati perfino dalla Giordania (che ha rinunciato ad averli come cittadini) sono stati sempre mal consigliati. Mentre Israele, da vincitrice, ha cercato disperatamente la pace, i palestinesi, da vinti, sono stati sobillati da chi non soffriva sulla propria pelle la condizione di paese occupato, fino ad avanzare richieste irricevibili.
In maggioranza i palestinesi sono gente laboriosa e pacifica: ma non hanno mai avuto leader ragionevoli. Da fuori tutti soffiavano sul fuoco dell’odio, e i leader sono sempre stati degli estremisti e perfino dei criminali. A cominciare da Arafat per finire oggi con Hamas. E Gaza nel mondo è uno dei posti peggiori in cui vivere. Dunque i palestinesi sono stati resi irragionevoli e ciò ha finito col bloccare tutti i negoziati. Fino ad arrivare  all’accettazione di Israele del fatto che sono inutili. 
Poi per decenni i palestinesi – come sempre spinti da chi non ci perdeva nulla – hanno cercato di piegare gli israeliani col terrorismo. Tutte le forme di crudeltà contro gli inermi di cui oggi parla il mondo, dai dirottamenti aerei alle stragi di innocenti con auto-bomba, dai terroristi suicidi all’attacco di commando per sparare all’impazzata su degli inermi, tutto è stato inventato per applicarlo contro Israele.E allora il mondo assisteva indifferente: era un affare israelo-palestinese. 
Ma il tempo è passato e gli israeliani, avendo capito che non si poteva avere un rapporto normale con i palestinesi, hanno edificato un muro che li tenesse lontani. Ciò ha reso Israele un Paese pacifico come pochi. Nessun attentato da tempo, se non qualche imparabile atto di terrorismo individuale, e comunque niente di serio o di allarmante. Ovviamente le anime belle europee hanno criticato quel muro, come se fosse immorale avere una porta blindata in un quartiere di ladri. E nel frattempo, mentre quel terrorismo che prima era sembrato un affare israelo-palestinese è sparito proprio dalla Palestina, quel cancro si è spostato nelle grandi capitali europee, fino a stragi assurde come quella di Nizza, di Parigi, di Madrid, di Mumbay, e di tanti altri posti. Ora saremmo lieti noi, di poter erigere un muro per tenere lontano chi ci vuole uccidere. 
I palestinesi hanno sbagliato tattica. Prima hanno chiesto assurdamente una vittoria a tavolino dopo aver perso sul campo di battaglia, poi non soltanto non hanno accettato la pace ma, non avendo armi leali da opporre a Tsahal, si sono dati al terrorismo. Così Israele si è arroccata sempre più, fino a togliere loro ogni arma. 
I palestinesi   sono come quei proprietari di case che, volendole vendere a cento, resistono per anni, sul mercato, fino al momento in cui sono costretti a svenderle, rimpiangendo di aver perso l’autobus quando gli offrivano ottanta. Ma di realismo, nel mondo arabo, non ce n’è mai stato molto. 
Ormai gli israeliani la pace la vorrebbero, ma non ne hanno più bisogno; mentre i palestinesi ne avrebbero bisogno ma hanno soltanto imparato a rifiutarla. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
11 aprile 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 11/4/2019 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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