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POLITICA
8 aprile 2019
CONTE NON È NESSUNO
Ogni volta che qualcuno, in Italia, vuol parlare di ansia e sospensione, si butta sull’inglese e parla di “sàspens”. Ogni volta che qualcuno dice “sàspens”, io dico, a bassa voce, “s-spèns”. Perché quella è la pronuncia giusta. Come mai tanta cura, come mai una tale programmata e costante reazione ad un innocente errore come tanti? Non voglio che mi entri nelle orecchie una parola inesistente. Non voglio abituarmi a considerare normale ciò che è anormale. Perché spesso non si tratta soltanto di piccoli errori. Qualcuno ha detto che una bugia ripetuta infinite volte diviene verità e ne prende il posto. Dunque l’unico modo per contrastare un monotono errore, una monotona bugia, è ripetere mentalmente la smentita, con uguale testardaggine e uguale costanza. Sento “pèrformans”? Ed io ripeto: “p-fòrmans. Dicono “manàgement”? Ed io: “mànagment”. Per decenni. Per infine essere costretto ad indignarmi sentendo “flet tax”. Dio mio, la vocale è la stessa: o “flet tex”, o “flat tax”, mentre in realtà è “flaet taex”, con la “a” inglese, che non è né “a” né “e”. Ma poi, questo inglese gliel’ha prescritto il medico?
La ripetizione ha una sua pericolosa suggestione. C’è stato un momento in cui l’Europa ha ripetuto e ripetuto il concetto di “razza ebraica”, mentre una razza ebraica non è mai esistita. Eppure così si è passati da “esiste una razza ebraica”, a “loro sono di razza ebraica e noi no”, per infine concludere: “ammazziamoli”.
Quello di reagire immancabilmente alle inesattezze è un esercizio faticoso, ma è l’unica maniera di non darla vinta alla pubblicità, all’ignoranza, alla demagogia. Per esempio, sentiamo dire che il Presidente del Consiglio dei Ministri è Giuseppe Conte. E infatti lo si aspetta all’uscita, lo si ascolta, lo si intervista, lo si filma e si manda in onda il prezioso risultato. Ed io, ogni volta , ripeto senza la minima animosità: “Non è nessuno”. 
Non ce l’ho affatto con lui. Per quanto ne so, Giuseppe Conte è un professore universitario di diritto (tanto di cappello), un avvocato, parla inglese, veste benissimo, è garbato. Non è parlando del prof.Conte chei direi: “Non è nessuno”. 
Partiamo dalla Costituzione: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Come si vede non si tratta di funzioni da poco. Il primo comma sembra mettere sullo stesso piano da un lato il presidente, dall’altro tutti gli altri ministri e il secondo gli affida la scelta dei ministri. La Costituzione gli dà tanta importanza perché immagina che egli sia alla testa di una maggioranza parlamentare, un politico che determinerà l’azione dell’intero governo. Se tutto questo è vero, in che misura Giuseppe Conte rientra in questo quadro? La risposta è semplice: in nessuna. 
Questo Primo Ministro pesa meno dei suoi vice e anche meno di semplici personaggi come Giorgetti. Non ha scelto lui i ministri, che anzi ha fatto lui stesso parte del pacchetto scelto dai Di Maio e Salvini. È lui che deve avere la loro fiducia, non loro la sua. Insomma questo signore non è il capo del governo perché non è più forte del governo, non ha un suo potere politico, non può minacciare nessuno e non può certo determinare la linea politica del governo. È un facente funzione, un portavoce. Un cappello su una sedia vuota. 
Non è colpa sua. Chiunque fosse stato scelto al suo posto sarebbe nelle condizioni in cui è lui. Dunque, dicendo: “Non è nessuno” non si vuole disprezzare quell’uomo, si intende dire che non è il Presidente del Consiglio dei Ministri descritto dalla nostra Costituzione. Ciò posto, se qualcosa si può addebitare al prof.Conte, è che lui tutto ciò sembra dimenticarlo. Concede interviste e, parlando del governo, dice “noi”, mentre per la costituzione dovrebbe dire “io” e per la realtà né “io” né “noi”. L’art.95 della Costituzione recita infatti: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile”. Ora c’è qualcuno in Italia che reputi che la politica generale del Governo sia determinata da Giuseppe Conte?
A Conte può essere rimproverato il fatto che ci costringa a ricordare continuamente come stanno le cose, s-spèns, non sàspens. Invece di tendere alla visibilità, dovrebbe tendere all’ombra. Invece di concedere interviste, dovrebbe star zitto. Dovrebbe provare a farsi dimenticare. Una donna non è responsabile delle sue brutte gambe, ma è responsabile di mettersi in minigonna.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
       8 aprile 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 8/4/2019 alle 15:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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