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POLITICA
28 febbraio 2019
M5S . UNA SERIE D'ERRORI - 2 Fine
I sacri testi
Altro errore del Movimento è quello di credere che i sacri testi abbiano più autorità della realtà. Se una cosa è scritta nel “Contratto di governo” è giusta quand’anche la realtà dicesse che essa è sbagliata. Come pare dicesse Lenin, “Se la realtà ci dà torto, ebbene, tanto peggio per la realtà”. 
Questo è un errore che è costato carissimo a miliardi di persone, nel mondo islamico. I musulmani credono che realmente Dio abbia mandato un angelo a dettare il Corano a Maometto, e per conseguenza chiunque dubita di una frase di quel testo sbaglia. O, più sbrigativamente, sia degno di morte. Purtroppo, quel testo insegna anche l’abbandono alla volontà di Dio, e la conseguenza è stata l’inerzia di interi popoli. Fino a rimanere molto indietro nel cammino della civiltà. Invece gli Occidentali sono per temperamento più pragmatici. Anche se nel Vangelo è scritto che l’uomo non si deve preoccupare di ciò che mangerà o degli abiti con cui si vestirà, perché Dio penserà a loro, di fatto hanno creato un’agricoltura e un’industria estremamente produttive, fino a dotarsi di tutto ciò che rende comoda la vita in quell’Occidente in cui i musulmani desiderano venire, dovesse loro costare la vita.  Forse i “grillini” sono musulmani. E se il ministro Tria dice che, se l’Italia non mantiene fede ai patti internazionalI, come per esempio a proposito del treno veloce fra Torino e Lione, nessuno più vorrà concludere contratti con l’Italia, che gli risponde il ministro Toninelli? Che nel “Contratto di govereno” la realizzazione del Tav non è compresa. Dunque “che Tria se ne faccia una ragione”. In altri termini, noi che non crediamo più molto al Vangelo, dovremmo credere ciecamente al “Contratto di governo” che Toninelli  sostiene inginocchiandosi in direzione della Mecca.
Errori politici autoinvalidanti.
Fra gli errori politici del Movimento ce ne sono alcuni che sarebbero apparsi evidenti anche ad un bambino, e soltanto un fanatismo quasi-religioso poteva indurre ad ignorare. In una democrazia governa chi ottiene almeno il 51% dei seggi in Parlamento. Ma questo “chi” ben raramente può essere un solo partito, e dunque la regola andrebbe così modificata: “Governa la coalizione che ha ottenuto il 51% dei seggi”. E quando mai potrebbe andare al governo un Movimento che ha, come principio di fede, per preservare la propria purezza, quello di non allearsi con nessuno? In queste condizioni, o si condanna eternamente ad avere una mera funzione di testimonianza politica, o si condanna all’incoerenza e all’infedeltà nei confronti degli elettori, alleandosi ad altri partiti dopo le elezioni, pur di andare al governo. Il Movimento – che non è un partito, attenzione, altrimenti somiglierebbe agli altri, no? - ha scelto questa seconda strada, e molti elettori bigotti ne sono stati scontenti. L’errore è stato quello di predicare, prima, un principio assurdo.
Il governo del cambiamento 
La lista dei principi (e degli errori) dei Cinque Stelle sembra infinita, e a volerla ripercorrere tutta, si rimane sempre col dubbio di averne dimenticato qualcuno. Ma forse non importa, perché tutti gli errori si riportano ad un peccato originale: quello di aver fatto nascere il Movimento non su una base razionale, politologica ed economica, ma su una base puramente mitologica, quasi disincarnata e religiosa. “Governo del cambiamento” non significa nulla, se non si dice in quale direzione va il cambiamento, se esso sia possibile, e come possa essere concretamente realizzato. Diversamente si cade nei vacui proclami di un personaggio ben poco consistente come Barack Obama, quando diceva: “Yes we can”. Che significa, che “possiamo farlo”? Perché la prima cosa che potremmo fare è una rapina in banca, di cui forse nessuno ci sarebbe grato. Ma, direbbe quel Presidente: “Io intendevo altro. Che noi possiamo fare ciò che voi ritenevate impossibile”. Anche qui applausi, ma meglio precisare. Se no il programma potrebbe essere la rapina di prima, più qualche omicidio. Dunque poniamo la domanda a Luigi Di Maio, e al suo “Governo del cambiamento”. Che cosa ritenete che per voi sia possibile, mentre non lo era per altri? Il reddito di cittadinanza? Ma voi credete dunque che fare debiti sia soltanto un atto di coraggio di cui i vili non sono capaci? Guardate che ne sono stati capaci tutti, dagli Anni Settanta in poi, fino al disastro attuale.
Il reddito di cittadinanza
E parliamone, di questo reddito di cittadinanza. Innanzi tutto la somma ipotizzata per finanziarlo è stata dimezzata, e il Movimento ha sostenuto che il progetto non cambiava. Il che è semplicente pazzesco. Corrisponde a sostenere che si comprino le stesse cose con cento euro e duecento euro. Poi la somma (teoricamente) promessa è sproporzionata, se è vero che molta gente non la guadagna neppure sgobbando. E a quel punto, se ne avesse la possibilità, non sarebbe normale che scegliesse la disoccupazione finanziata con 780€, piuttosto che un duro lavoro che ne rende settecento?
Ma già, il progetto condiziona il sussidio ad una tale quantità di controlli, che da un lato i possibili beneficiari si sentiranno vessati al di là del sopportabile, dall'altro sarà necessario assumere migliaia di nuovi impiegati (illicenziabili anche quando il loro incarico avrà termine) il cui costo divorerà buona parte del denaro che era destinato ai “poveri”. Ma appunto, questi poveri sono veramente tali? I disoccupati sono quelli che non lavorano o quelli che lavorano in nero? Recentemente, appoggiandosi a notizie di giornali,  Maurizio Crozza ci ha informati in un suo spettacolo che, secondo la Guardia di Finanza, sono falsi nove poveri su dieci. I nuovi impiegati incaricati dei controlli avranno un bel lavoro da fare. E forse anche i giudici penali. 
Nessuno dice che non ci siano poveri, in Italia: ma certo sono più numerosi coloro che cercano di fregare lo Stato che i veri indigenti. L’inevitabile risultato sarà che i giornali strepiteranno denunciando sussidi concessi ad imbroglioni che non li meritavano, e sussidi non concessi a veri poveri che li meritavano. Si immagini con quale profitto politico per il Movimento che tanto ha voluto questo rovinoso provvedimento. 
Inoltre, Di Maio e compagni vivono come se il futuro non arrivasse mai. Sono capaci di dire: “Il primo maggio il sole sorgerà a sud-ovest” come se quel giorno non dovesse arrivare mai a sbugiardarli.  Infatti, a proposito del reddito di cittadinanza continuano a dire che entrerà in funzione il primo aprile (se non ricordo male) mentre ancora non hanno completato nemmeno un terzo o un quarto di ciò che è necessario per farlo funzionare. Non solo non sono stati assunti i controllori, ma non è stato nemmeno pubblicato il bando, o quello che è, per assumerli. E, una volta assunti, non bisognerà spiegargli quello che devono fare, facendogli seguire un lungo corso? E coloro che dovranno insegnarglielo l’hanno a loro volta già imparato? E quando, dove? Ma veramente c’è gente capace di credere che da fine febbraio ad inizio aprile si possano fare miracoli? E dall’altra parte,  veramente c’è chi pensa che la gente si accorgerà, in aprile, in maggio, in giugno, che le promesse non sono state mantenute?
Il blocco del lavoro
Si può guardare al momento presente con occhi stralunati, perché la stessa evidenza è divenuta incredibile. Come si possono bloccare tutti i grandi cantieri, in un momento in cui il Paese è in recessione, e di tutto avrebbe bisogno salvo che di un fermo del lavoro? Come si può facilitare il pensionamento degli anziani – in odio alla legge Fornero, e chissà perché bisognerebbe odiare una legge lodata da tutti i competenti, in Italia e all’estero – quando nel nostro Paese la piramide delle età si è capovolta e presto ci saranno più vecchi da nutrire e curare che giovani che lavorano e possono pagare per loro?
Ma già, questo corrisponde all’idea che si segnalava prima. Per i Cinque Stelle la ricchezza si produce da sé, e lo Stato ha soltanto la preoccupazione di distribuirla. Se possibile generosamente. Speriamo che qualcuno, prima di promuoverli e mandarli in Terza Elementare, gli spieghi che non è così.
La quantità di assurdità cui questo governo ci fa assistere è tale che mentre prima erano soltanto i più avvertiti a pronosticare che sarebbe finita male, ora pare se ne stia accorgendo anche la massa. Moltissimi non vanno a votare, altri vanno a votare ma dimostrano d’avere perso la voglia di protestare e di sperare che il Movimento Cinque Stelle possa fare qualcosa per loro. Le elezioni regionali, una dopo l’altra, ci dicono questo. La gente sarà pure stupida, come pensano (giustamente) i demagoghi, ma non c’è nessuno abbastanza scemo da non capire quando lo toccano nel portafogli. E la recessione è qualcosa che tocca una troppo grande quantità di italiani, perché non se ne veda l’effetto nelle urne. 
E allora, dove va, l’Italia? Se la protesta si affloscia, se torniamo ai partiti di prima – quelli che ci hanno portati ad una situazione che ha determinato una comprensibile protesta – chi ci dice che staremo meglio? Non soltanto non si vede la luce in fondo al tunnel ma, come si dice: “E se quella che crediamo di vedere fosse un treno che ci viene incontro e ci travolgerà?”
Personalmente reputo che il nostro modello socio-economico è sbagliato e dovremmo tornare ad un modello liberale e liberista, ma sono anche convinto che gli italiani non vorranno neanche sentirne parlare. E allora?
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
2-Fine
26 febbraio 2019



permalink | inviato da Gianni Pardo il 28/2/2019 alle 6:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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