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POLITICA
17 febbraio 2019
QUANDO CADRA' QUESTO GOVERNO?
Il fatto che si parli continuamente dell’imminente caduta di questo governo può far sorridere. Il giorno dopo ce lo si ritroviamo sempre lì. E infatti qualcuno ha fatto dell’ironia su un giornalista come Francesco Verderami, del “Corriere”, che di questo annuncio è sembrato il costante araldo. 
“Ma in realtà questo governo resisterà a lungo o cadrà presto? E in questo caso, quando?” Ecco la legittima domanda di chi crede i competenti siano informati molto più di lui. In realtà nessuno può rispondere né alla prima né alla seconda domanda. E non soltanto perché si tratta di un mondo – quello della politica – in cui le componenti sono estremamente numerose, ma perché operano copertamente, e non è possibile indovinare quando avranno la sufficiente efficacia causale perché il fenomeno si verifichi. Né quale sarà la goccia che farà traboccare il vaso. Forse ci si può spiegare con un esempio.
Una trave di cemento armato è teoricamente in grado di sopportare un certo peso, ma gli ingegneri fanno dei calcoli in modo che quella trave sia progettata per un peso molto superiore. Questo perché può intervenire qualche fattore che la indebolisca, perché qualche calcolo potrebbe essere risicato, perché la trave potrebbe essere chiamata a sostenere le sollecitazioni di un terremoto. Ma anche ad averla progettata più solida del necessario, è ovvio che esiste comunque un carico – imprevedibile – sotto il quale cederà. Al di là di un certo peso, qualunque trave collassa.
Quando un governo ha al suo interno molte contraddizioni, quando è incapace di fronteggiare una situazione oggettivamente difficile, quando le tensioni e persino le liti sono all’ordine del giorno, è come se già fossimo andati al di là del normale livello di tolleranza, Ciò non significa tuttavia che esso debba collassare. Siamo nel “range” di crollo ma non nella certezza del crollo, e ancor meno possiamo annunciarne il momento.
Fin quasi a dubitarne. Quando un malato ha superato il primo ed anche il secondo momento in cui i medici lo davano per spacciato, si comincia a formare la taciuta convinzione che magari se la caverà e supererà tutte le crisi. Poi avviene che al terzo o al quarto peggioramento il malato effettivamente muore e tutti sono sorpresi. Come se non avessero dovuto aspettarsi quell’evento da un momento all’altro.
Questo governo potrebbe cadere fra due giorni o fra due anni, ma quando, fra qualche tempo, si saprà quale delle due possibilità si sia avverata, molti ci spiegheranno come fosse inevitabile che andasse proprio in quel modo. In realtà, sono i soliti profeti del passato. Di fatto l’evento è stato imprevedibile fino all’ultimo momento. Del resto, anche quelli che parlano di inevitabilità non sono stati in grado di annunciarlo con due giorni di anticipo. 
La dirigenza del M5s (se esiste) ha lasciato alla base la decisione di votare sì o no, in Parlamento, all’autorizzazione a procedere contro Salvini. Alla consultazione si è arrivati perché Di Maio e compagni si sono resi conto che, se dicono di votare no, possono scontentare la base; se dicono sì, può darsi che facciano cadere il governo. Quelli che la sanno lunga proseguono informandoci che, probabilmente, in tanto si sono rivolti alla base, in quanto sono convinti che il referendum consiglierà il no, il che salverà il governo e li solleverà dalla responsabilità di aver detto un no tanto contrario alla tradizione “grillina”.
Ottimo. Ma chi dice che la base voterà no? Quand’anche ci fossero dei sondaggi, chi dice che non siano sbagliati? E al contrario, chi dice che, se il Parlamento voterà sì, effettivamente il governo cadrà?
Da giovani abbiamo pensato che coloro che hanno fatto la storia fossero perfettamente informati della situazione in cui agivano, e delle conseguenze delle loro decisioni. Poi uno studio della storia appena un po’ più approfondito di quello del Liceo, ci ha insegnato quanta casualità, ignoranza, quanti calcoli e informazioni sbagliate abbiano influenzato quelle decisioni. 
Proprio non sappiamo che ne sarà di questo governo. È vero, è instabile, è drammaticamente non all’altezza del suo compito, ma il futuro rimane inconoscibile. E ciò che può consolarci, nella nostra incertezza, per non dire nella nostra ignoranza, è il fatto che a Roma, nelle redazioni dei giornali  e nei palazzi del potere, non ne sanno molto più di noi.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
16 febbraio 2019 




permalink | inviato da Gianni Pardo il 17/2/2019 alle 6:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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